Questa sera finalmente mi fermo e dedico un po' di tempo a lei, a quella casa, simbolo di bellissimi momenti e di avvenimenti importanti. Mi sento di doverglielo. Ho voglia di farlo.
Era il 1998 ed era d'inverno, mi ricordo benissimo. La nostra famiglia trascorreva da sempre le vacanze estive a Olba, nella zona del paese chiamata Ferriera: un nucleo di una quindicina di case, frequentate da gente che si conosce da una vita o quasi.
Una piccola precisazione: non è esatto dire "la nostra famiglia", in realtà. Per alcuni anni siamo andati tutti. Poi, coll'avanzare dell'età, noi ragazzi rimanevamo a Celle, a fare lavori estivi, e quindi erano i miei genitori a trascorre i canonici mesi di luglio e agosto a Olba, dove noi compivamo sporadiche apparizioni per non più d'un paio di giorni.
Dicevo: era il 1998 ed era d'inverno. Sono quasi sicuro che fosse gennaio. Mio padre insistette perché io l'accompagnassi a Olba per vedere "una casa nuova". Il mio interesse era pari allo zero, ma avevo ormai valicato quello snodo della vita in cui inizi a compiere delle azioni solo per far piacere ai tuoi genitori. E lo accompagnai. E c'era anche mia madre.
Arrivammo a quella casa e io non capivo: perché così lontano dal centro del paese? perché così isolata? perché così grande? Come detto, in generale erano i miei genitori ad andarci, quindi assecondai l'entusiasmo di mio padre senza fare troppe domande. E senza sapere ciò che quella casa sperduta in mezzo al bosco avrebbe rappresentato per me.

foto: io e mio papà nell'estate del 1998. Mio papà aveva ancora tutti i capelli neri; ma so che non sono i suoi capelli che state guardando.