08 agosto 2023

Gaupa - Myriad

Giusto per non lasciare morire questo blog, vi farò una recensione "capata" come direbbe il buon Monty, di una band che ho scoperto recentemente e che mi piace parecchio.

I Gaupa sono una band svedese relativamente giovane, infatti il loro primo EP è del 2018. Hanno poi realizzato due full-lenght: nel 2020 è uscito Feberdrom, mentre nel 2022 ha visto la luce il disco di cui vi parlo oggi: Myriad.

Per capirci, di che genere stiamo parlando? La band trova la sua strada grazie a riffettoni di chitarra tipici delle canzoni rock (si pensi a Queens of the Stone Age o ai primi Muse) accompagnati da melodie vocali che sembrano ispirarsi a Bjork. Il risultato sono canzoni più rocchettare (la opening track "Esoskeleton" o "My Sister is a very angry Man") alternate a canzoni più melodiche ("Moloken", "Elden") e in chiusura ci scappa un brano quasi prog rock.

Come sempre, non siamo davanti al disco del secolo, ma vi assicuro che è un bell'ascoltare.





29 maggio 2023

The Fabelmans - Steven Spielberg

Che Steven Spielberg sia un grande regista è fuori discussione. Penso sia impossibile che un suo film non raggiunga la sufficienza. Ma nonostante tutto The Fabelmans non è che mi sia piaciuto granché.

Ma partiamo dal principio: il film racconta la vita del giovane Sammy Fabelman (alter ego di Spielberg), del suo progressivo amore per il cinema e della vita della sua famiglia, divisa in due "fazioni": il genio ingegneristico del padre, pioniere informatico e la verve artistica della madre, mancata ballerina e pianista. Sammy cercherà di prendere il buono sia dall'uno che dall'altra e trasportare tutto ciò nella sua grande passione: il cinema.

Il film è un bel film, non c'è dubbio, perché è la storia di una passione. Peccato che io non sia riuscito praticamente mai ad empatizzare con il protagonista, perché ad ogni scena ci vedevo solo tanto autocompiacimento. E rivendicazione sociale, ovviamente. Vuoi non mettere un po' di sana rivendicazione sociale in un film americano?  

Insomma, per essere un "omaggio al cinema", come riportato da diverse voci, io l'ho trovato troppo autoriferito e a tratti noioso. Per intenderci: quando Scorsese ha realizzato Hugo Cabret ha omaggiato il cinema in senso lato, non ne ha fatto la sua autobiografia, e infatti il film mi era piaciuto. Questo? Boh...

E la scena dove lui si "vendica" del compagno di college facendolo sembrare un dio e mettendolo in crisi? Sarò fatto male io, ma ci ho visto un "mi sarebbe piaciuto fare", anziché una storia accaduta realmente.



18 aprile 2023

The Whale - Darren Aronofsky

Bello bello bello! Quanto mi è piaciuto The Whale di Aronofsky!

La trama: un professore di letteratura, prigioniero della sua obesità fuori controllo, vive sul divano di casa, da cui si alza (con estrema difficoltà) solo per andare in bagno e per ritirare il cibo alla porta, peraltro senza mai farsi vedere dai rider che glielo consegna. Quando scopre che gli rimane poco tempo da vivere, cerca di riallacciare i rapporti con la figlia.

The Whale mi ha ricordato molto uno dei procedenti film di Aronofsky, The Wrestler: in entrambi ho trovato quel dolore per una vita ormai allo sbando, che cerca una possibile redenzione nel tentativo di riallacciare i rapporti con la propria figlia, così da dare un significato (almeno finale) alla propria esistenza.

Ho sempre detto che mi piacciono le storie dove i protagonisti non hanno niente da perdere, perché le loro azioni sono drastiche e mi portano a pensare come avrei agito io al posto loro. Ecco, in questo senso The Whale per me è un film meraviglioso: mi ha lasciato tante cose su cui riflettere, infatti l'ho lasciato sedimentare e me lo sono portato appresso un paio di giorni.

E poi, vabbè, c'è Brendan Fraser che è veramente strepitoso. Tanto da non poter immaginare nessun altro al suo posto. E anche qua il paragone con The Wrestler è immediato: l'impiego di attori ormai usciti dal giro della Hollywood dei blockbuster, sembra essere un requisito primario, per Aronofsky, affinché interpretino dei veri personaggi fragili e malinconici.



21 marzo 2023

Marcel the Shell - Dean Fleischer-Camp

Un giorno un giovane regista si trasferisce in una casa sfitta, affittata attraverso AirBnB, e trova tra gli inquilini una tenera e giovanissima conchiglia antropomorfa, Marcel, che abita lì con la nonna. E così decide di girare un documentario sul simpatico mollusco e sui suoi bizzarri modi di utilizzare il cibo o i piccoli elettrodomestici di casa a proprio vantaggio. Grazie a Youtube, i video del ragazzo diventano virali e, di conseguenza, Marcel una star. La conchiglia decide allora di sfruttare la sua popolarità per ritrovare il resto della famiglia, che aveva perso durante il trasloco della coppia che aveva vissuto in quella casa fino a 2 anni prima.

Girato con la tecnica dello stop-motion, Marcel the Shell è un piccolo capolavoro che vi toccherà i sentimenti. Ma attenzione: non lo fa facendo leva sulla retorica più bieca, ma grazie alla sua spontaneità, alla freschezza e a un soggetto molto originale.

In quanto snob che va a vedere i film solo in lingua originale, mi chiedo come hanno fatto (o faranno) a rendere la voce di Marcel in italiano, perché vedendo la versione originale proprio non posso concepirne un doppiaggio.

Film delicato che parla di massimi sistemi attraverso una storia che più piccola non si può.



21 febbraio 2023

Living - Oliver Hermanus

Siamo a Londra, negli anni '50, e Mr Williams è un gentleman inglese rispettato e irreprensibile. Capo di un ufficio municipale, conduce una vita sempre regolare e distaccata, divisa tra scartoffie lavorative e, ormai vedovo, poche distrazioni serali. Fino a che non gli viene diagnosticato un male incurabile e da lì la sua vita prenderà una svolta.

Living è un remake del film di Akira Kurosawa "Vivere", che io non ho visto. Penso però che se ci sono due nazioni dove il controllo delle emozioni sia portato ai massimi livelli siano proprio il Giappone e l'Inghilterra, specie quella del dopoguerra, quindi non mi stupisce che il remake di Oliver Hermanus sia ambientato nella capitale inglese.

Bill Nighy (Mr Williams) è probabilmente nella migliore interpretazione della sua carriera (anche se per me sarà sempre Quentin, il capitano di "I Love Radio Rock") e ci regala un personaggio meraviglioso, che si ritrova a fare i conti con la propria vita, inizialmente sottraendosi ai suoi doveri, per poi decidere di prendere in mano quello che resta dei suoi giorni e cercare di portare il proprio contributo a un mondo migliore.

Parliamoci chiaro: il film è abbastanza retorico e prevedibile, ma non manca di scene commoventi e ti lascia qualche riflessione, una volta usciti dalla sala (cosa che, come ho già detto in passato, è rilevante, nel mio modo di intendere il cinema). Insomma, probabilmente una pellicola che non passerà alla storia, ma che ho visto con piacere.



16 febbraio 2023

Gli spiriti dell'isola - Martin McDonagh

La trama: siamo nel 1923 su un'isola, a largo della costa irlandese. Le giornate scorrono sempre uguali e, visto l'esiguo numero di abitanti, sempre tra le stesse facce. L'amicizia storica tra Padraic e Colm viene interrotta da quest'ultimo, adducendo come scusa che il suo storico amico è noioso e che lui non ha tempo da perdere perché vuole dedicarsi a comporre musica. Gli chiede quindi di non parlargli più e, se lo farà, lui stesso si taglierà un dito della mano ogni volta che Padraic gli rivolgerà la parola.

Girato nella suggestiva isola di Inishmore (una delle isole Aran), Gli Spiriti dell'Isola prende a prestito la storia dei due amici per raccontarci della lotta fratricida irlandese, in cui si è disposti a fare del male a se stessi pur di danneggiare gli altri. Chiave di lettura data da un ragazzo nell'unico pub della zona, quando sentenzia "una volta almeno combattevamo contro gli inglesi; adesso ci facciamo la guerra tra noi".

E così, in nome di una gloria più grande (Colm è convinto che riuscirà a scrivere un brano di musica tradizionale che passerà alla storia) si punta sulle diversità per creare una faida, dove alla fine tutti ci rimettono (penso a Dominic, quello che in maniera un po' semplice potrebbe essere definito lo scemo del villaggio e alla sorella di Padraic, praticamente costretta a scappare via dall'isola in cui è nata e cresciuta).

Insomma un film bellissimo, anche se molto amaro che ci insegna che le ferite non si rimarginano con tanta facilità e che spesso ci concentriamo più su quello che ci divide anziché quello che ci accomuna con i nostri simili. Chissà se McDonagh l'ha girato pensando anche a quanto sta succedendo in Ucraina.



04 febbraio 2023

Close - Lukas Dhont

La trama: Leò e Remi sono due amici fraterni, nonché vicini di casa, nonché compagni di scuola. Fanno tutto insieme, tanto che non risulta strano se uno mangia a casa dell'altro o l'altro dorme a casa dell'uno. Ma la magia che li circonda viene spezzata dal cambio di età e dal passaggio alla scuola superiore, in un ambiente che mette alla prova le loro certezze e la loro ingenuità.

Close è un film che pone l'attenzione sul difficile momento dell'adolescenza e sulla perdita dell'innocenza. L'età in cui i commenti dei compagni di scuola possono lasciare segni importanti, per cui, per scongiurare di essere etichettato come omosessuale, Leò si ritroverà suo malgrado a non aspettare l'amico per recarsi insieme a scuola o mostrare la sua mascolinità iscrivendosi a hockey su ghiaccio.

Il film di Lukas Dhont è un film molto delicato, fatto di sguardi, di colori, di silenzi. Ci porta nel mondo di due ragazzi innocenti che, a causa dello sguardo malizioso che il mondo posa su di loro, si divideranno in maniera irrecuperabile. Un film struggente nella sua linearità, con una regia e una fotografia veramente notevoli. E pensare che è solamente il secondo lungometraggio di Dhont. Devo assolutamente recuperare il primo.

i due giovani protagonisti e la mamma di Remi: tre interpretazioni strepitose


12 gennaio 2023

Accabadora - Michela Murgia

Capita che ti regalino un libro e capita pure che tu non abbia il coraggio di dire "ce l'ho già", perché sai che donare un libro è consegnare un pezzo di te stesso a qualcun altro (io almeno la penso così). Parlavo proprio di ciò, una sera, a casa di un'amica e lei mi ha mostrato i suoi doppi, tra cui "Accabadora" di Michela Murgia e ha deciso di regalarmene una copia. 

Non avevo mai letto nulla di Michela Murgia. So a malapena chi sia, perché ogni tanto mi capita di leggere il suo nome tra le sterili polemiche (da cui mi tengo volentieri alla larga) che affollano la rete e i social media in particolare. È quindi con interesse che ho approcciato quello che, a detta di alcuni, è il suo libro migliore: "Accabadora", appunto.

Ambientato in una Sardegna di altri tempi, il libro racconta di due donne e della anomala situazione che le unisce: Tzia Bonaria e la giovanissima Maria. La Tzia vive da sola e decide di prendere Maria (quarta di 4 sorelle) come filla de anima, una sorta di tacita e non regolarizzata adozione. In pratica un accordo stipulato tra una donna sola e una famiglia che ha fin troppi figli e non riesce a mantenerli tutti.

La vita di Maria scorre tranquilla fino a che non si accorge che Bonaria di notte si allontana da casa, in un alone di mistero. La donna, infatti è un'accabadora: una che aiuta le persone in fin di vita a morire, per far terminare il loro dolore (in maniera consenziente, ovviamente). Da lì la sua vita cambierà.

Il libro è carino, si legge in fretta, ed è scritto bene. Ma le tematiche sono quello che mi hanno appassionato di più: l'eutanasia e le adozioni, oggi, sono una realtà civile e sociale, ma di fatto sono sempre esistite. Non c'erano carte da compilare, non c'erano burocrazie e tempi da rispettare, ma si compiva tutto secondo leggi non scritte, che una comunità (come quella del piccolo paese di Soreni, dov'è ambientato il libro) accettava e comprendeva.

Oggi sentiamo l'esigenza di regolarizzare e legiferare su tutto, fondamentalmente perché il buon senso e il vivere civile sono sprofondati, lasciando spazio a egoismi e interessi economici. Tendenzialmente non sono un nostalgico, ma non si stava meglio quando si era guidati semplicemente dalla ragione?