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21 ottobre 2026

Naza - Yuval Abraham e Rachel Szor

Per l'esercito israeliano (l'IDF) con il termine "naza" vengono identificate le vittime collaterali, ovvero i civili che vengono uccisi ma che non sono il target principale dei vari attacchi missilistici. Può capitare infatti che per colpire un membro di Hamas vengano uccisi anche 2 o 3 o 5 o 20 "naza", non importa se sono donne, bambini o cos'altro. 

Questa spersonalizzazione degli umani, insieme al fatto che la maggior parte degli attacchi avviene "da remoto", fa sì che la guerra israeliano-palestinese venga gestita dall'IDF come un lavoro. Non c'è coinvolgimento emotivo, ci sono solo obiettivi da colpire. La qual cosa contribuisce a rendere questo conflitto simile ad un videogioco, per cui chi programma gli attacchi vada in ufficio, faccia il suo lavoro, e alle 18,00 possa tranquillamente andarsi a bere un aperitivo con gli amici.

Il ragionamento alla base del film Naza è proprio questo: intervistare una serie di membri dell'IDF, principalmente programmatori e strateghi, a cui è stato detto che la loro è una guerra giusta, legittimata dagli attacchi di Hamas svoltisi il 7 ottobre 2023. Nelle interviste vengono fuori delle realtà agghiaccianti, raccontate con una logica altrettanto agghiacciante. Il finale, poi, lascia veramente senza parole. Sono uscito dalla sala in silenzio, come tutte le persone che erano al cinema con me. Distrutti e ammutoliti.

14 ottobre 2026

The Invite - Olivia Wilde

Terzo lungometraggio alla regia per la nostra amica Olivia Wilde che si cimenta con una prova non facile: un film girato in un unico interno e con soli 4 attori (fin troppo scontato il collegamento con Carnage di Polanski).

La trama: Joe (Seth Rogen) e Angela (Olivia Wilde) sono una coppia di lunga data, che vivono un matrimonio ormai spento. Angela invita a cena i loro vicini di casa, Pina (Penelope Cruz) e Hawk (Edward Norton), con lo scopo di conoscersi meglio. Joe ne vuole approfittare per lamentarsi per il fastidio che i due vicini procurano, specialmente grazie alle loro performance sessuali particolarmente assidue e rumorose. La cena prenderà una piega del tutto inaspettata.


Più che una commedia degli equivoci, possiamo parlare di commedia degli imbarazzi. Joe e Angela, infatti sono imbranati e impacciati anche nel loro risolvere la crisi di coppia. Pina e Hawk invece sembrano vivere con leggerezza e sapere quello che vogliono, senza vergogna e senza paure. Il risultato è un film che mette a nudo le difficoltà della coppia contemporanea, ancorata a ruoli e lavori non soddisfacenti e che non riesce a scrollarsi di dosso le frustrazioni di questa vita indirizzata su una strada in discesa.

spoiler alert: Pina e Hawk, coppia spensierata e sessualmente fin troppo attiva, sono la nemesi di Joe e Angela. Il finale ci fa chiedere se esistono veramente o se sono esattamente quello che Joe e Angela non trovano nel partner: lei cerca un complice che si perda negli accessori di casa; lui una donna sensuale e che condivida i suoi gusti.

04 agosto 2026

le Città di Pianura - Francesco Sossai

Le Città di Pianura è una sorta di road trip alcolico e malinconico, in cui due amici girano per il Veneto, in cerca della fatidica "ultima", che poi sarebbe l'ultima bevuta o il bicchiere della staffa. Peccato che la "ultima" non sia mai veramente l'ultima. In questo loro peregrinare attraverso scenari post industriali, ricordi e disillusioni, Doriano (Pierpaolo Capovilla) e Carlo Bianchi (Sergio Romano) coinvolgono un giovane studente di architettura (Filippo Scotti), timido e un po' imbranato.

Finalmente un film italiano carino, che esce dagli schemi dei plot narrativi classici. Sossai parla di massimi sistemi, passando per piccoli comuni dimenticati, il tutto condito da dialoghi brillanti e situazioni comiche. Un film che parla di sogni a occhi aperti, di iniziazioni, di regali improbabili e di girovagare senza un senso. Ma soprattutto parla di cogliere l'attimo, della giovinezza che passa. "Non c'è mai un'altra volta" sentenzia Sergio Romano all'inizio del film. 

Straordinaria prova di Pierpaolo Capovilla, che avevo lasciato come cantante del Teatro degli Orrori e ritrovo attore più che convincente.

19 luglio 2026

Odissea - Christopher Nolan

Film grandioso, quello dell'idolatrato Nolan. Addirittura maestoso.
Ovviamente non c'è bisogno di raccontare la trama, quindi vi dirò perché mi è piaciuto.

Come fatto per Oppenheimer, la narrazione si concentra sui lati oscuri di un uomo che si ritrova a fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni. Idolatrato per il suo coraggio e il suo ingegno, Ulisse cammina tra le macerie di una Troia ormai incendiata e sconfitta, con lo sguardo perso di chi ha sempre scelto l'obbedienza, a scapito di qualsiasi integrità morale. Quando finalmente lo scopo è stato raggiunto, a cosa è servito veramente? e a che prezzo l'abbiamo raggiunto? E se fossimo noi il vero "male" di noi stessi? Insomma, un Ulisse tormentato e lontano dall'epicità che abbiamo studiato a scuola.

E così il viaggio di ritorno verso Itaca, lunghissimo e ricco di insidie, è anche un modo per espiare i sensi di colpa. O perdendosi nell'oblio (grazie ai fiori di loto di Calipso) oppure sottoponendo se stesso e i propri uomini a continue prove al limite della sopravvivenza. "Voglio veramente tornare a casa?" si chiede di continuo.


Per quanto mi riguarda, Nolan ha realizzato un film grandioso. Che ci conferma per l'ennesima volta che la guerra fa schifo, anche quelle che consideriamo giuste. E che la legge di Zeus ("accogli e tratta lo straniero come vorresti essere trattato tu" viene ripetuto più volte nell'arco del film) e degli dei in generale viene utilizzata solo quando e nel modo che fa comodo a noi. Difficile non vedere Gaza, nelle macerie di Troia, mentre i soldati uccidono, razziano e stuprano.

Esteticamente parlando, poi, abbiamo una regia al limite della perfezione, non solo nelle inquadrature, ma anche nella suggestione delle paure, delle claustrofobie, ecc. Mi è piaciuto pure Matt Damon, di cui non sono certamente un estimatore. Bravissimo John Leguizamo nella parte di Eumeo.

15 novembre 2025

The Holdovers - Alexander Payne

Chiedo umilmente scusa a Paul Giamatti, attore che adoro, per aver aspettato ben due anni per vedere questo piccolo gioiellino. Ci voleva una domenica piovosa, per decidermi a guardarlo.

La trama: siamo nel 1970, in un prestigioso istituto privato nel New England, all'ultimo giorno prima delle vacanze di Natale. Il campus si svuota, perché studenti, insegnanti e personale ausiliario tornano in famiglia per le feste. Rimangono solo pochissime persone che, per un motivo o per l'altro non possono tornare a casa. Sono 5 studenti, 1 cuoca e 1 insegnante, che verrà designato dal Preside, diventando il responsabile dell'istituto (e quindi degli alunni) per tutta la durata delle vacanze. La scelta ricade su Paul Hunham, professore integerrimo, che non piace a nessuno: ne agli studenti, ne agli insegnanti, ne tantomeno al Preside, che lo vorrebbe più indulgente, specie con gli alunni figli di politici facoltosi.

Intendiamoci: la trama e lo sviluppo della stessa sono abbastanza prevedibili. Nonostante ciò il film si fa apprezzare per la bravura dei 3 protagonisti - Paul Giamatti (l'insegnante), Dominic Sessa (l'alunno), Da'Vine Joy Randolph (la cuoca) - che interpretano 3 persone molto diverse tra loro, ciascuno con i propri dolori e le proprie fatiche, che si trovano a doversi relazionare, comprendere, consolare l'un l'altro.

Film molto carino e molto delicato.

29 ottobre 2025

la isla minima

Spagna, 1980: in un paesino dell'estremo sud, sulle rive del Guadalquivir, due sorelle di 15 e 16 anni spariscono al ritorno dall'annuale festa di paese. Due poliziotti vengono inviati da Madrid per risolvere il caso.

La Isla Minima è un thriller cupo che ricorda molto la prima stagione di True Detective, un po' per l'ambientazione (zone paludose e povere), un po' per la coppia di investigatori diversi tra loro, un po' per l'abisso in cui può sprofondare la mente umana.


Da non tralasciare il contesto storico, ovvero la Spagna post franchista, una nazione ancora in bilico tra la dittatura e la democrazia, perfettamente proiettata nei due detective: uno giovane e idealista, uno più anziano e con metodi investigativi alquanto rudi. E in sottofondo una misoginia strisciante, secondo cui le ragazze, benché vittime, hanno "una cattiva reputazione".

Non siamo al capolavoro, ma ve lo consiglio, perché è un film veramente ben confezionato. Per gli interessati, lo trovate su Prime Video.

30 luglio 2025

Il Corpo - Vincenzo Alfieri

Rebecca Zuin (Claudia Gerini) è un'imprenditrice bella e famosa, non più giovanissima, che viene trovata morta in casa, a causa di un attacco cardiaco. Sembra una storia triste, ma "normale", se non fosse che la sera stessa del decesso qualcuno trafuga il cadavere dall'obitorio. Al quel punto l'ispettore Cosse (Giuseppe Battiston) viene chiamato a indagare...

Ho visto questo film su Prime Video solo per Giuseppe Battiston - attore che adoro - e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Si tratta di un thriller avvincente che parte dal matrimonio di Rebecca con il giovane e attraente Bruno Forlan (Andrea Di Luigi) e attraverso l'alternanza di flashback e indagini ci conduce fino alla risoluzione finale.

Il film non è esente da difetti, uno su tutti: l'intepretazione di Di Luigi è di quelle da telefilm "Produzione Rai", tipo Don Matteo. E anche la Gerini, per quanto sia migliorata con gli anni, è molto stereotipata. Fortunatamente la regia cupa e angosciante e la trama veramente avvincente, trascinano in un vortice di indizi, sospetti e colpi di scena. I primi 10/15 minuti ero un po' tiepido, ma poi sono stato risucchiato totalmente.

ennesima interpretazione convincente del nostro amico Giuseppe

18 giugno 2025

La solitudine dei non amati - Lilja Ingolfsdottir

Maria, separata e madre di due figli, incontra Sigmund, un uomo di cui si innamora subito e, con il tempo, riesce anche a conquistare. La loro è una storia da sogno, dove tutto va a meraviglia. Un amore che però il tempo, le condizioni familiari, il lavoro e gli impegni quotidiani mettono a dura prova. Una sera Sigmund torna da una trasferta e...


Primo lungometraggio della regista norvegese Lilja Ingolfsdottir, che esplora i rapporti di coppia nell'era moderna, tra figli adolescenti, impegni lavorativi e frustrazioni varie. Il quadro che ne esce non è incoraggiante, ma i modi di affrontarlo ci sono.

Ovviamente se non vi piace il cinema nordico, fatto di silenzi e di realtà senza fronzoli, vi annoierete. Se invece riuscite ad andare oltre alle differenze stilistiche avrete degli spunti di riflessioni interessanti. O almeno così per me è stato, forse perché mi riconosco in questo tipo di realtà.

04 aprile 2025

Follemente - Paolo Genovese

Dopo essersi conosciuti in un bar, Piero e Lara, si concedono un primo appuntamento a casa di lei. Durante la serata in cui iniziano a conoscersi, però, non sono soli. Ad affollare la situazione ci sono le varie voci nella testa di lui e di lei - razionalità, follia, sessualità, romanticismo, istinto - che indirizzano reazioni ed emozioni da una parte o dall'altra.


Dopo il successo di Perfetti Sconosciuti, Paolo Genovese torna a realizzare un film interamente girato in interno, dove dialoghi ed emozioni la fanno da padrone. Personalmente ho apprezzato questo film forse più del precedente perché mi ha fatto ridere praticamente dal primo all'ultimo minuto.

L'idea di dare voci alle varie personalità che abbiamo nella nostra testa non è certo nuova (basta vedere "Inside Out" della Disney), ma la riuscita di questo film, per quanto mi riguarda, è totale. Si ride (tanto), un po' ci si commuove e comunque si riflette, perché vediamo messi a nudo i rapporti di coppia nella maniera più trasparente.
Uno dei pochi film che, appena visto, rivedrei volentieri.

13 marzo 2025

Perfect Days - Wim Wenders

La sparo subito grossa: per me Perfect Days è il migliore film di Wenders. 

Ho visto il film ormai da un paio di mesi, ma non mi sono mai fermato a scrivere una recensione, nonostante sia entrato dritto dritto dentro al mio cuore fin dai primi istanti. E notate che io non ho un'ammirazione particolare per Wenders. Avevo letto buone recensioni e quindi sono andato, non immaginando che mi sarei trovato davanti a uno di quei film che ti cambiano la vita (mi sono fatto anche dare la locandina dal tizio del cinema).

Protagonista del film è un uomo che per lavoro pulisce i bagni pubblici di Tokyo. Le sue giornate trascorrono così: pulendo i bagni, sorridendo agli estranei, fotografando le fronde degli alberi mosse dal vento e, tornato a casa, si dedica alle sue piante e alla lettura di un libro. Una vita spoglia, così come la sua casa. Ma col passare del tempo ci si rende conto che non è spoglia, è essenziale.

In due ore mi sono completamente innamorato del protagonista e della sua essenzialità, della sua capacità di scegliere di vivere con poco, andando al nocciolo della vita. Ed ho pensato che è così che voglio vivere i prossimi anni della mia vita: mi basta poco, molto poco.



27 gennaio 2025

le prenom - Alexandre de la Patellière e Matthieu Delaporte

Ah, quanto mi piacciono i film francesi! Hanno una capacità di raccontare la quotidianità (o quantomeno i problemi legati ad essa) come nessun altro, a mio avviso.

Ma partiamo dalla sinossi: Babou (diminutivo di Elisabeth) e Pierre sono una coppia sposata, con due figli, tendenzialmente sinistrorsa e intellettuale, che ospita una cena tra amici di vecchissima data. Gli invitati sono: Claude, amico d'infanzia di Babou, trombonista nell'Orchestra Filarmonica, e Vincent, amico storico di Pierre nonché fratello di Babou, con la moglie Anna, incinta di 5 mesi.

Vincent e Babou sono molto diversi. Mentre Babou è una maestra che si impegna al di là dei propri doveri, con puro spirito di sacrificio, Vincent è un agente immobiliare con pochi scrupoli e un'innata tendenza a scherzare, anche in maniera pesante. Infatti, prima sostiene che il figlio in arrivo è morto e, dopo aver rivelato che era solo una burla, confessa che è un maschio e lo chiameranno Adolf (Adolphe in francese, ma la pronuncia è simile). Da qui partiranno una serie di discussioni, risentimenti e critiche che porteranno gli amici a mettere in discussione i loro sentimenti gli uni verso gli altri.

Considerando che il film è tutto girato in interno, l'accostamento con altri film come "Perfetti sconosciuti" o "Carnage" è abbastanza immediato. Il film ha la vivacità e i colpi di scena di una pièce teatrale (da cui peraltro è tratto). I dialoghi sono brillanti e mai scontati, talvolta anche colti, creando il classico meccanismo della pochade, alternando momenti di tensione, risate e riflessioni di un discreto livello. A me è piaciuto tantissimo.

Giusto per rimanere nelle traduzioni di merda dei titoli dei film, in italiano "Le prenom" (il nome di battesimo) è stato trasporto in "Cena tra amici" e lo trovate su Prime Video.

08 aprile 2024

C'è ancora domani - Paola Cortellesi

È stato il film di questo inverno 2023/24 e quindi non potevo esimermi dal vederlo, ma la realtà è che il primo film da regista di Paola Cortellesi mi ha lasciato un po' tiepido. Difficile fare un film sul patriarcato e su quelle che erano le dinamiche familiari (sbagliate, siamo tutti d'accordo) dell'Italia del dopoguerra, senza incappare in stereotipi o guerre di genere. Paola Cortellesi secondo me in parte c'è riuscita. Ma solo in parte, appunto.

Il film parte con uno sganassone del marito appena sveglio alla moglie e già lì... insomma... ok che vuoi fare un film a difesa delle donne, ma dubito che la prima cosa che fa un uomo appena sveglio sia assestare un manrovescio alla moglie così, senza motivo. Un'altra cosa che mi ha disturbato sono i 2 figli maschi che si menano di continuo e dicono un sacco di parolacce, con la prevedibilissima scena in cui devono comportarsi bene e invece mandano tutto in vacca. Ultima cosa, forse la più discussa in rete, riguarda l'escamotage del balletto/botte: cara Paola, ci hai provato, ma non è proprio riuscitissima, ecco. Risultata un po' "vorrei essere Terry Gilliam" (vedi "La leggenda del Re Pescatore"), ma senza il risultato sperato.

Insomma ci sono alcune cose che secondo me sono da rivedere. Film brutto? Assolutamente no, anzi. Diciamo che la Cortellesi è stata molto coraggiosa nel realizzare un film così alla sua prima opera da regista. E devo dire che il finale (per me molto bello) alza di un buon punto il mio giudizio finale.

Quindi, daje Paole'!



01 febbraio 2024

Povere Creature! - Yorgos Lanthimos

Siamo in una Londra simil-vittoriana. Lo scienziato Godwin (che si fa chiamare col diminutivo di God) trova una giovane donna incinta appena suicidatasi. Decide quindi di trapiantare il cervello del feto dentro la giovane e portare avanti uno dei suoi esperimenti al limite della follia e della legalità. Nasce quindi il personaggio di Bella Baxter, donna con cervello da neonato. Ma i neonati, si sa, hanno un cervello che evolve velocissimamente: ci troviamo così davanti a questa strana creatura che, benché adulta, rivive ogni situazione con gli occhi di una bambina.

Questa più o meno la trama di Povere Creature!, l'ultima opera del greco Lanthimos, un film che è veramente impossibile riassumere in poche righe. Impresa assai più ardua è spiegare le sensazioni che lascia: stupore, gioia e risate si fondono con una storia avvincente, una fotografia folgorante e tanti tanti pensieri su come conduciamo la nostra grigia vita (chi più, chi meno) anziché rinascere e viverla con la curiosità e la fame di esperienze che Bella Baxter si porta appresso.

Film che è già un cult, per quanto mi riguarda.



29 maggio 2023

The Fabelmans - Steven Spielberg

Che Steven Spielberg sia un grande regista è fuori discussione. Penso sia impossibile che un suo film non raggiunga la sufficienza. Ma nonostante tutto The Fabelmans non è che mi sia piaciuto granché.

Ma partiamo dal principio: il film racconta la vita del giovane Sammy Fabelman (alter ego di Spielberg), del suo progressivo amore per il cinema e della vita della sua famiglia, divisa in due "fazioni": il genio ingegneristico del padre, pioniere informatico e la verve artistica della madre, mancata ballerina e pianista. Sammy cercherà di prendere il buono sia dall'uno che dall'altra e trasportare tutto ciò nella sua grande passione: il cinema.

Il film è un bel film, non c'è dubbio, perché è la storia di una passione. Peccato che io non sia riuscito praticamente mai ad empatizzare con il protagonista, perché ad ogni scena ci vedevo solo tanto autocompiacimento. E rivendicazione sociale, ovviamente. Vuoi non mettere un po' di sana rivendicazione sociale in un film americano?  

Insomma, per essere un "omaggio al cinema", come riportato da diverse voci, io l'ho trovato troppo autoriferito e a tratti noioso. Per intenderci: quando Scorsese ha realizzato Hugo Cabret ha omaggiato il cinema in senso lato, non ne ha fatto la sua autobiografia, e infatti il film mi era piaciuto. Questo? Boh...

E la scena dove lui si "vendica" del compagno di college facendolo sembrare un dio e mettendolo in crisi? Sarò fatto male io, ma ci ho visto un "mi sarebbe piaciuto fare", anziché una storia accaduta realmente.



18 aprile 2023

The Whale - Darren Aronofsky

Bello bello bello! Quanto mi è piaciuto The Whale di Aronofsky!

La trama: un professore di letteratura, prigioniero della sua obesità fuori controllo, vive sul divano di casa, da cui si alza (con estrema difficoltà) solo per andare in bagno e per ritirare il cibo alla porta, peraltro senza mai farsi vedere dai rider che glielo consegna. Quando scopre che gli rimane poco tempo da vivere, cerca di riallacciare i rapporti con la figlia.

The Whale mi ha ricordato molto uno dei procedenti film di Aronofsky, The Wrestler: in entrambi ho trovato quel dolore per una vita ormai allo sbando, che cerca una possibile redenzione nel tentativo di riallacciare i rapporti con la propria figlia, così da dare un significato (almeno finale) alla propria esistenza.

Ho sempre detto che mi piacciono le storie dove i protagonisti non hanno niente da perdere, perché le loro azioni sono drastiche e mi portano a pensare come avrei agito io al posto loro. Ecco, in questo senso The Whale per me è un film meraviglioso: mi ha lasciato tante cose su cui riflettere, infatti l'ho lasciato sedimentare e me lo sono portato appresso un paio di giorni.

E poi, vabbè, c'è Brendan Fraser che è veramente strepitoso. Tanto da non poter immaginare nessun altro al suo posto. E anche qua il paragone con The Wrestler è immediato: l'impiego di attori ormai usciti dal giro della Hollywood dei blockbuster, sembra essere un requisito primario, per Aronofsky, affinché interpretino dei veri personaggi fragili e malinconici.



21 marzo 2023

Marcel the Shell - Dean Fleischer-Camp

Un giorno un giovane regista si trasferisce in una casa sfitta, affittata attraverso AirBnB, e trova tra gli inquilini una tenera e giovanissima conchiglia antropomorfa, Marcel, che abita lì con la nonna. E così decide di girare un documentario sul simpatico mollusco e sui suoi bizzarri modi di utilizzare il cibo o i piccoli elettrodomestici di casa a proprio vantaggio. Grazie a Youtube, i video del ragazzo diventano virali e, di conseguenza, Marcel una star. La conchiglia decide allora di sfruttare la sua popolarità per ritrovare il resto della famiglia, che aveva perso durante il trasloco della coppia che aveva vissuto in quella casa fino a 2 anni prima.

Girato con la tecnica dello stop-motion, Marcel the Shell è un piccolo capolavoro che vi toccherà i sentimenti. Ma attenzione: non lo fa facendo leva sulla retorica più bieca, ma grazie alla sua spontaneità, alla freschezza e a un soggetto molto originale.

In quanto snob che va a vedere i film solo in lingua originale, mi chiedo come hanno fatto (o faranno) a rendere la voce di Marcel in italiano, perché vedendo la versione originale proprio non posso concepirne un doppiaggio.

Film delicato che parla di massimi sistemi attraverso una storia che più piccola non si può.



21 febbraio 2023

Living - Oliver Hermanus

Siamo a Londra, negli anni '50, e Mr Williams è un gentleman inglese rispettato e irreprensibile. Capo di un ufficio municipale, conduce una vita sempre regolare e distaccata, divisa tra scartoffie lavorative e, ormai vedovo, poche distrazioni serali. Fino a che non gli viene diagnosticato un male incurabile e da lì la sua vita prenderà una svolta.

Living è un remake del film di Akira Kurosawa "Vivere", che io non ho visto. Penso però che se ci sono due nazioni dove il controllo delle emozioni sia portato ai massimi livelli siano proprio il Giappone e l'Inghilterra, specie quella del dopoguerra, quindi non mi stupisce che il remake di Oliver Hermanus sia ambientato nella capitale inglese.

Bill Nighy (Mr Williams) è probabilmente nella migliore interpretazione della sua carriera (anche se per me sarà sempre Quentin, il capitano di "I Love Radio Rock") e ci regala un personaggio meraviglioso, che si ritrova a fare i conti con la propria vita, inizialmente sottraendosi ai suoi doveri, per poi decidere di prendere in mano quello che resta dei suoi giorni e cercare di portare il proprio contributo a un mondo migliore.

Parliamoci chiaro: il film è abbastanza retorico e prevedibile, ma non manca di scene commoventi e ti lascia qualche riflessione, una volta usciti dalla sala (cosa che, come ho già detto in passato, è rilevante, nel mio modo di intendere il cinema). Insomma, probabilmente una pellicola che non passerà alla storia, ma che ho visto con piacere.



16 febbraio 2023

Gli spiriti dell'isola - Martin McDonagh

La trama: siamo nel 1923 su un'isola, a largo della costa irlandese. Le giornate scorrono sempre uguali e, visto l'esiguo numero di abitanti, sempre tra le stesse facce. L'amicizia storica tra Padraic e Colm viene interrotta da quest'ultimo, adducendo come scusa che il suo storico amico è noioso e che lui non ha tempo da perdere perché vuole dedicarsi a comporre musica. Gli chiede quindi di non parlargli più e, se lo farà, lui stesso si taglierà un dito della mano ogni volta che Padraic gli rivolgerà la parola.

Girato nella suggestiva isola di Inishmore (una delle isole Aran), Gli Spiriti dell'Isola prende a prestito la storia dei due amici per raccontarci della lotta fratricida irlandese, in cui si è disposti a fare del male a se stessi pur di danneggiare gli altri. Chiave di lettura data da un ragazzo nell'unico pub della zona, quando sentenzia "una volta almeno combattevamo contro gli inglesi; adesso ci facciamo la guerra tra noi".

E così, in nome di una gloria più grande (Colm è convinto che riuscirà a scrivere un brano di musica tradizionale che passerà alla storia) si punta sulle diversità per creare una faida, dove alla fine tutti ci rimettono (penso a Dominic, quello che in maniera un po' semplice potrebbe essere definito lo scemo del villaggio e alla sorella di Padraic, praticamente costretta a scappare via dall'isola in cui è nata e cresciuta).

Insomma un film bellissimo, anche se molto amaro che ci insegna che le ferite non si rimarginano con tanta facilità e che spesso ci concentriamo più su quello che ci divide anziché quello che ci accomuna con i nostri simili. Chissà se McDonagh l'ha girato pensando anche a quanto sta succedendo in Ucraina.



04 febbraio 2023

Close - Lukas Dhont

La trama: Leò e Remi sono due amici fraterni, nonché vicini di casa, nonché compagni di scuola. Fanno tutto insieme, tanto che non risulta strano se uno mangia a casa dell'altro o l'altro dorme a casa dell'uno. Ma la magia che li circonda viene spezzata dal cambio di età e dal passaggio alla scuola superiore, in un ambiente che mette alla prova le loro certezze e la loro ingenuità.

Close è un film che pone l'attenzione sul difficile momento dell'adolescenza e sulla perdita dell'innocenza. L'età in cui i commenti dei compagni di scuola possono lasciare segni importanti, per cui, per scongiurare di essere etichettato come omosessuale, Leò si ritroverà suo malgrado a non aspettare l'amico per recarsi insieme a scuola o mostrare la sua mascolinità iscrivendosi a hockey su ghiaccio.

Il film di Lukas Dhont è un film molto delicato, fatto di sguardi, di colori, di silenzi. Ci porta nel mondo di due ragazzi innocenti che, a causa dello sguardo malizioso che il mondo posa su di loro, si divideranno in maniera irrecuperabile. Un film struggente nella sua linearità, con una regia e una fotografia veramente notevoli. E pensare che è solamente il secondo lungometraggio di Dhont. Devo assolutamente recuperare il primo.

i due giovani protagonisti e la mamma di Remi: tre interpretazioni strepitose


17 novembre 2022

Amsterdam - David O. Russell

Ormai affezionato alle proiezioni in lingua originale del lunedì, sono andato a vedermi Amsterdam, l'ultimo film di David O. Russell, nonostante le diverse critiche negative sentite in giro. Il trailer devo dire che ispirava molto: cast stellare, fotografia eccellente e plot interessante. 

La trama: ambientato negli anni 30, il film racconta di due amici dai tempi della guerra (Christian Bale e John David Washington) alle prese con il cadavere del generale Meekins, colui che li aveva fatti incontrare sotto le armi. Una morte molto sospetta, che fa pensare a un omicidio premeditato, o addirittura a una cospirazione nazionale. Cosa e chi si nasconde sotto questa morte improvvisa?

Il film è tutto sommato godibile e divertente. Cosa non funziona allora in Amsterdam? 

Innanzitutto il plot narrativo (benché ispirato a una storia vera, come viene esplicitato all'inizio e alla fine del film) è abbastanza blando, con colpi di scena telefonati. Non solo: le spiegazioni "a prova di pirla" (come si direbbe a Milano) lo indeboliscono ulteriormente.

L'altro punto debole è l'aspettativa. È chiaro che un film con un cast così squillante generi un'attesa che difficilmente possa venire ripagata. Stelle del calibro di Robert De Niro vengono impiegate per pochi minuti, lasciandoti con l'amaro in bocca. Christian Bale giganteggia su tutti (ma questa non è una novità) e Margot Robbie gli sta al passo, ma John David Washington è abbastanza spento. Chris Rock assolutamente inutile, così come Taylor Swift e forse anche Zoe Saldana. Insomma, la sensazione è che tutti questi grandi nomi siano solo un gancio per portare la gente al cinema e non diano un contributo al film.

Come dicevo, nella sua totalità il film è godibile, ma si esce dalla sala con la bocca un po' storta. E, vabbè, sempre più innamorati di Margot Robbie, che ad ogni inquadratura mi ha fatto fare dei sosiproni.