Quando leggi un libro di Ammaniti devi sempre aspettarti l'inaspettabile, qualcosa che sfugga alla logica di massa. E così è successo per il Custode, suo ultimo libro, che ho divorato in pochissimi giorni.
La storia viene raccontata attraverso gli occhi di Nilo, un tredicenne che vive con la madre e la zia in un paesino della Sicilia. La storia della famiglia è legata a due cose: la lavorazione del marmo e "quella cosa che sta in bagno" (come scritto anche in quarta di copertina, che non vi voglio spoilerare). La vita di Nilo verrà sconvolta dall'arrivo di Arianna, una donna allo sbando che campa facendo dirette su Onlyfans, e la figlia Saskia.
Il romanzo è una sorta di contrasto tra il vecchio mondo (molto vecchio, parliamo addirittura di Antica Grecia) e il nuovo mondo fatto di smartphone e social network. In questo contesto si muove il protagonista: un tredicenne in ballo alle sue crisi adolescenziali, i primi amori, la paura dell'ignoto e il desiderio di emancipazione.
Il romanzo è abbastanza breve e sembra che sia stato scritto un po' in fretta, perché mancano alcuni approfondimenti su personaggi potenzialmente interessanti. Detto questo a me è piaciuto. Non sarà sicuramente il mio preferito di Ammaniti, ma preferisco di gran lunga una brevità inusuale alle lungaggini inutili di alcuni libri. Non ve lo consiglio, a meno che non siate fan di Ammaniti, come sono io.

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