Per l'esercito israeliano (l'IDF) con il termine "naza" vengono identificate le vittime collaterali, ovvero i civili che vengono uccisi ma che non sono il target principale dei vari attacchi missilistici. Può capitare infatti che per colpire un membro di Hamas vengano uccisi anche 2 o 3 o 5 o 20 "naza", non importa se sono donne, bambini o cos'altro.
Questa spersonalizzazione degli umani, insieme al fatto che la maggior parte degli attacchi avviene "da remoto", fa sì che la guerra israeliano-palestinese venga gestita dall'IDF come un lavoro. Non c'è coinvolgimento emotivo, ci sono solo obiettivi da colpire. La qual cosa contribuisce a rendere questo conflitto simile ad un videogioco, per cui chi programma gli attacchi vada in ufficio, faccia il suo lavoro, e alle 18,00 possa tranquillamente andarsi a bere un aperitivo con gli amici.
Il ragionamento alla base del film Naza è proprio questo: intervistare una serie di membri dell'IDF, principalmente programmatori e strateghi, a cui è stato detto che la loro è una guerra giusta, legittimata dagli attacchi di Hamas svoltisi il 7 ottobre 2023. Nelle interviste vengono fuori delle realtà agghiaccianti, raccontate con una logica altrettanto agghiacciante. Il finale, poi, lascia veramente senza parole. Sono uscito dalla sala in silenzio, come tutte le persone che erano al cinema con me. Distrutti e ammutoliti.

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