Ieri sera, in palestra, 3 persone hanno parlato per mezz'ora dell'espulsione del giocatore della Juve avvenuta durante la partita Inter-Juve di sabato sera. Per mezz'ora. Trenta minuti.
Che bello sarebbe abitare nelle loro teste.
Ieri sera, in palestra, 3 persone hanno parlato per mezz'ora dell'espulsione del giocatore della Juve avvenuta durante la partita Inter-Juve di sabato sera. Per mezz'ora. Trenta minuti.
Che bello sarebbe abitare nelle loro teste.
Mi sono fatto attirare dalla parola "miniserie" e mi sono ritrovato a divorarmi in pochi giorni La sua Verità, ovvero una storia (divisa in sei episodi) che parla di omicidi, vendette, ecc.
La protagonista è Anna (Tessa Thompson), una giornalista televisiva in disgrazia dopo la morte della figlia appena nata, che decide di rilanciare la propria carriera proponendosi come inviata nella sua cittadina di origine, per documentare un omicidio. La vittima è una sua ex amica, il detective che indaga è il suo ex marito Jack Harper (Jon Bernthal). Ovviamente tutti i sospettati, nessuno escluso, hanno i loro segreti e le loro colpe.
Brutta? Bella? Non saprei dire. Se si spegne il cervello e si guardano le serie solo come intrattenimento, funziona e stupisce alla grande. Personalmente ci ho trovato molto manierismo, molti stereotipi e un grande dubbio: tutti si ingroppano tutti, tutti pronti a tradire tutti pur di salvarsi la pelle... perché ad Albino non succede mai niente? O sono io che non le vedo?
Un'ultima riflessione: o Jon Bernthal è monoespressivo o gli danno sempre lo stesso ruolo. Mentre per la povera Sunita Mani (assistente detective di Harper/Bernthal) sappiamo che è esattamente la seconda delle due opzioni. Liberatela!
Ritrovare periodicamente Chuck Palahniuk è bellissimo, perché ti tuffi tra i suoi personaggi assurdi e le sue storie al di là da ogni logica. Per uno come me che fa il creativo di professione è un incrocio tra una grande invidia per la sua capacità di ragionamento fuori dagli schemi e il godimento puro della lettura.
In poche righe, la trama: il libro ruota intorno a due personaggi, uno è Gates Foster, padre disperato dalla scomparsa della figlia undicenne Lucinda, che passa il tempo sul dark web a caccia di pedofili, nella speranza di ritrovare tracce della figlia. Il secondo personaggio è la rumorista Mitzi, alcolizzata e tossicodipendente, ma professionista meticolosa, perennemente alla ricerca di nuovi suoni, specialmente urla. Le loro storie parallele si incroceranno molto avanti nelle pagine.
Come dicevo inizialmente, se ami Palahniuk e sei abituato alla sua narrazione (per i neofiti, è lo scrittore di Fight Club), buttarsi nelle atmosfere gotiche al limite della follia narrativa, è quasi un ritorno a casa. Infatti il libro l'ho divorato in pochi giorni. Bellissimo.
L'autunno 2025, oltre ai già citati Ministri e Deftones, ha visto un altro disco farsi strada nelle mie orecchie, ed è Futique dei Biffy Clyro, un'altra band che ho sempre ascoltato ma mai con particolare attenzione.
E allora perché l'hai ascoltato? Perché me l'ha consigliato Davide Autelitano, meglio conosciuto come Divi, il cantante dei Ministri. Nelle chiacchiere post showcase di settembre, alla domanda "cosa stai ascoltando in questo momento?" (grazie Livio per avermi fatto questa domanda, quest'estate), lui puntò il dito proprio su questo disco.
I Biffy Clyro suonano sempre genuini, mai artefatti e con influenze diverse a seconda di cosa frulla per il cervello di Simon Neil. Anche in questo caso, la risultante è un disco di buon rock, godibile e di facile ascolto (se siete amanti del genere, ovviamente). Diciamo un buon 7 in pagella.
E così, con un ultimo episodio di 2 ore proiettato addirittura nei cinema statunitensi la notte di Capodanno, è terminato Stranger Things, serie tv popolarissima giunta alla sua quinta e ultima stagione, che ha conquistato un pubblico trasversale, dai ragazzini agli adulti.
Ovviamente la conclusione di una serie così mainstream non poteva che deludere una discreta fetta di pubblico, cosa già successa ad altre saghe come Lost o Game of Thrones, poiché ognuno ha le proprie teorie e aspettative. Tendenzialmente sono uno spettatore che tende a godersi lo spettacolo e accettare quel che scrivono gli sceneggiatori (anche se con Lost qualche difficoltà l'ho avuta), quindi non starò certo qui a tediarvi sulla credibilità di alcune situazioni o sui buchi di trama.
La serie è sicuramente ben realizzata: dal cast alla regia, dalla fotografia agli effetti speciali, tutto ok. Rimane un po' l'amaro in bocca per due fattori. Primo: questa maledetta nostalgia degli anni '80 non ce la leviamo dalle palle mai più. Secondo: come al solito il marketing e il ritorno economico hanno fatto da padrone, quindi scene tirate in lungo (sul coming out di Will mi stavo addormentando), storie strappalacrime, saga dei buoni sentimenti e tutte quegli altri elementi che ti fanno pensare "se ne avessero fatto solo 3 stagioni anziché 5 sarebbe stato meglio". Insomma, non vedevo l'ora che finisse.
Ah, un'ultima cosa: Millie Bobby Brown, la bambina prodigio della prima stagione, grazie a filler e ritocchini vari - a soli 21 anni! - è già diventata inespressiva. In rete spopolano i meme a riguardo e io rido un sacco.
Claudio Bisio mi ha sempre fatto molta simpatia. Eclettico e divertente, trovo che sia stato all'altezza di tutto ciò che ha intrapreso, dall'attore drammatico al presentatore televisivo. Il classico personaggio che, dietro a una facciata frivola, nasconde grande cultura e capacità di reinventarsi.
Il talento degli scomparsi è il suo primo romanzo e attinge a piene mani da quella che è stata la sua vita, sia privata ma soprattutto lavorativa. Ve lo dico subito: il libro non è imperdibile, però è godibile e lo si legge volentieri. Parla delle vite parallele, che non si incontrano mai, di Marco e Mirko. Uno è un attore sul viale del tramonto, che da "quel maledetto Oscar" non è più riuscito ad ottenere ruoli importanti. L'altro è un ragazzotto pugliese di provincia, tendenzialmente ignorante, che cerca di sfondare, anche se non sa bene in quale campo. Mirko prenderà il posto di Marco su un set cinematografico (da cui Marco è scappato) e da lì una serie di traversie porteranno i due protagonisti a svolte importanti delle loro vite.
Cosa accomuna, allora, i due personaggi? Probabilmente il sogno di essere famosi e amati e, dietro a questo, una ricerca di se stessi in un mondo dove se sei sulla cresta dell'onda sei idolatrato, ma appena cadi finisci nel dimenticatoio.
Come dicevo, la lettura del romanzo è divertente. Peccato che il ritmo sia altalenante e alcuni personaggi non sempre riusciti. Libro leggero, forse più da lettura estiva.
Il nuovo disco dei Ministri è una bomba. Che poi è nuovo relativamente, visto che è uscito a settembre. E dalla presentazione fatta al Daste di Bergamo, con tanto di miniset acustico (hanno suonato 7 delle 10 tracce del disco), per me è stato un continuo crescendo. Nell'ultimo mese, nei mie tragitti in macchina, non ho praticamente ascoltato altro.
Il singolo che aveva anticipato l'uscita del disco, "Boom", in realtà non mi aveva fatto impazzire. O meglio: la musica mi piaceva molto, ma i testi li trovavo quasi banali. Però ho pensato "questa dal vivo spacca".
Poi, come dicevo all'inizio, alla presentazione bergamasca (fra l'altro: bellissimo spazio, il Daste) in cui i ragazzi hanno spiegato i pensieri che stanno dietro ogni canzone, mi sono appassionato e ho ascoltato bene bene tutto il disco e mi piace veramente tanto.
"Squali nella bibbia" è la mia traccia preferita. Altre canzoni per me molto degne di nota sono "Spaventi", che sembra parlare di mia figlia Anita, la title track "Aurora Popolare" e poi la doppietta "Astronomia e Nostalgia" +"Terre Promesse" che sento molto mie.
Insomma, i Ministri, sono al 100% quello che io mi aspetto da un gruppo rock: chitarre distorte, pensieri profondi, canzoni che rimangono. E poi loro tre sono veramente simpatici e super disponibili con tutti. Li amo.