Visualizzazione post con etichetta serie tv. Mostra tutti i post
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15 aprile 2026

Eric

Siamo a New York negli anni '80. La storia inizia con Edgar, un bambino di 9 anni, che accompagna il padre Vincent (Benedict Cumberbatch) negli Studios dove lui lavora. Vincent è autore e ideatore di una fortunata serie tv per bambini, dove i protagonisti sono dei pupazzi animati, in stile Muppet Show. A fine giornata, Edgar vorrebbe far vedere al padre un pupazzo che lui ha disegnato (l'Eric del titolo) ma Vincent è troppo impegnato nell'ennesimo litigio con la moglie. La mattina seguente il bambino esce per andare a scuola da solo, ma a scuola non ci arriverà mai. Cosa gli è successo? Sulle sue tracce si mette il detective Michael Ledroit (McKinley Belcher III).

Eric è una sorta di thriller che parte da un episodio di cronaca, la sparizione del ragazzino, per esplorare una serie di problematiche come corruzione, prostituzione minorile, povertà, dipendenze, omofobia, etc. I due fulcri sono due personaggi agli antipodi: Vincent, di famiglia benestante, frustrato e pieno di problemi; e Michael, poliziotto discriminato perché nero e (segretamente) gay. 

Piacevole sorpresa, questa serie tv, che avevo snobbato non so bene perché. La trama è avvincente e i personaggi sono ben esplorati, nelle loro sfumature. L'interpretazione di Cumberbatch è delle sue migliori, nonostante sia quasi impossibile empatizzare con il personaggio. Notevole anche la prova attoriale Gaby Hoffmann, la madre di Edgar. I temi affrontati, come detto, sono diversi e finalmente non ho sentito la sensazione di brodo allungato che mi danno le produzioni Netflix.

20 marzo 2026

How to get to Heaven from Belfast

Può una serie tv essere thriller e anche molto divertente? La risposta è un "sì" convinto, dopo la visione di Da Belfast al Paradiso, una delle ultime produzioni Netflix. Che poi la traduzione del titolo sarebbe "Come raggiungere il Paradiso partendo da Belfast", che fa più ridere. Però pazienza. 

Saoirse, Robyn, Dara e Greta erano inseparabili amiche ai tempi del liceo. Dopo venti anni, la morte di Greta fa riunire le altre 3, ma le cose non sembrano lineari e diversi dubbi aleggiano intorno alla morte della loro vecchia amica. Il fattaccio è probabilmente legato a un segreto inconfessabile che le quattro ragazze custodiscono dai tempi della scuola. Le tre donne si mettono a indagare.


Tra le mie serie preferite degli ultimi anni, la consiglio a tutti. Si ride, ma si viene anche catturati dalla sequenza degli eventi. Le protagoniste sono fantastiche (cast azzeccatissimo) con la loro goffaggine, i loro rancori reciproci e la loro tenacia. Regia che usa i colori accesi e il grandangolo per rendere comico anche un momento di tensione. E poi sono tutti così... così irlandesi! Classismo di contea, accento marcatissimo, battute ciniche. Io mi sono divertito un mondo.
Ah, dimenticavo: bella colonna sonora. No, non per la musica celtica, che si sente a malapena.

24 febbraio 2026

Black Rabbit

Jake e Vince Friedkin (interpretati da Jude Law e Jason Bateman) sono due fratelli profondamente diversi tra loro: tanto il primo è intraprendente e indaffarato, quanto il secondo è casinista e perdigiorno. Jake conduce un locale di discreto successo a New York ed è in trattativa per aprirne un altro, ma quando il fratello si rifarà vivo perché a corto di soldi le loro vite si intrecceranno e complicheranno (soprattutto quella di Jake) in maniera drammatica.

Black Rabbit è una miniserie tv che si apre con una rapina nel ristorante di Jake a opera di due malviventi incappucciati. Da lì partono una serie di flashback sulla vita dei due fratelli che, in un crescendo di avventure e disavventure, convergono fino alla sera della rapina. Specifico questo passaggio perché fino alla sesta puntata (quella della rapina, appunto) la serie è stata molto avvincente. Poi secondo me si perde alla ricerca di un finale "giusto" e moralmente valido, come purtroppo sappiamo essere uso delle produzioni americane.

Gli sceneggiatori avevano messo un sacco di carne al fuoco, avevano tirato in ballo una serie di personaggi molto particolari (la chef, l'aiuto chef, il rapper famoso) con delle storyline che potevano svilupparsi in mille maniere, ma alla fine hanno scelto di focalizzarsi solo sul dramma dei familiare e un epilogo troppo telefonato. Mi è sembrata un'occasione sprecata.

Note di merito. Jude Law meraviglioso. Colonna sonora da leccarsi i baffi.

31 gennaio 2026

La sua verità

Mi sono fatto attirare dalla parola "miniserie" e mi sono ritrovato a divorarmi in pochi giorni La sua Verità, ovvero una storia (divisa in sei episodi) che parla di omicidi, vendette, ecc.

La protagonista è Anna (Tessa Thompson), una giornalista televisiva in disgrazia dopo la morte della figlia appena nata, che decide di rilanciare la propria carriera proponendosi come inviata nella sua cittadina di origine, per documentare un omicidio. La vittima è una sua ex amica, il detective che indaga è il suo ex marito Jack Harper (Jon Bernthal). Ovviamente tutti i sospettati, nessuno escluso, hanno i loro segreti e le loro colpe.


Brutta? Bella? Non saprei dire. Se si spegne il cervello e si guardano le serie solo come intrattenimento, funziona e stupisce alla grande. Personalmente ci ho trovato molto manierismo, molti stereotipi e un grande dubbio: tutti si ingroppano tutti, tutti pronti a tradire tutti pur di salvarsi la pelle... perché ad Albino non succede mai niente? O sono io che non le vedo?

Un'ultima riflessione: o Jon Bernthal è monoespressivo o gli danno sempre lo stesso ruolo. Mentre per la povera Sunita Mani (assistente detective di Harper/Bernthal) sappiamo che è esattamente la seconda delle due opzioni. Liberatela!

04 gennaio 2026

Stranger Things

E così, con un ultimo episodio di 2 ore proiettato addirittura nei cinema statunitensi la notte di Capodanno, è terminato Stranger Things, serie tv popolarissima giunta alla sua quinta e ultima stagione, che ha conquistato un pubblico trasversale, dai ragazzini agli adulti.

Ovviamente la conclusione di una serie così mainstream non poteva che deludere una discreta fetta di pubblico, cosa già successa ad altre saghe come Lost o Game of Thrones, poiché ognuno ha le proprie teorie e aspettative. Tendenzialmente sono uno spettatore che tende a godersi lo spettacolo e accettare quel che scrivono gli sceneggiatori (anche se con Lost qualche difficoltà l'ho avuta), quindi non starò certo qui a tediarvi sulla credibilità di alcune situazioni o sui buchi di trama. 

La serie è sicuramente ben realizzata: dal cast alla regia, dalla fotografia agli effetti speciali, tutto ok. Rimane un po' l'amaro in bocca per due fattori. Primo: questa maledetta nostalgia degli anni '80 non ce la leviamo dalle palle mai più. Secondo: come al solito il marketing e il ritorno economico hanno fatto da padrone, quindi scene tirate in lungo (sul coming out di Will mi stavo addormentando), storie strappalacrime, saga dei buoni sentimenti e tutte quegli altri elementi che ti fanno pensare "se ne avessero fatto solo 3 stagioni anziché 5 sarebbe stato meglio". Insomma, non vedevo l'ora che finisse.

Ah, un'ultima cosa: Millie Bobby Brown, la bambina prodigio della prima stagione, grazie a filler e ritocchini vari - a soli 21 anni! - è già diventata inespressiva. In rete spopolano i meme a riguardo e io rido un sacco.

15 dicembre 2025

Le regole del delitto perfetto - season 01

Con dieci anni di ritardo, mi sono deciso a guardare la prima stagione di How to get away with murder. Troppo, troppo, troppo. Troppo di tutto.

Andiamo con ordine: si parla una serie di stampo legale, incentrata sulla figura di Annalise Keating (interpretata magistralmente da Viola Davis), docente di diritto penale e avvocata di successo. Ovviamente lei stronzissima, glaciale, impenetrabile. Intorno a lei, circolano alcuni studenti, i più meritevoli del suo corso, i quali possono aiutarla e seguirla nelle sue dispute legali. 

E anche qua abbiamo qualche problema. Andiamo a vedere i ragazzi: il giovane ingenuo ma volenteroso, lo scemotto figlio di papà, il gay viveur, la fighetta di buona famiglia, la studentessa un po' tenebrosa. Cioè, siamo alla fiera dello stereotipo. Per non parlare di comprimari, tipo la vecchia mamma nera bisbetica rinsecchita; o il poliziotto buono, con la moglie malata di cancro (ma veramente?), però con un fisico da urlo, che non si capisce bene come cavolo possa mantenerlo.

E allora perché l'hai visto? Perché le trame dei vari casi sono interessanti, così come i vari espedienti che si possono utilizzare pur di vincere una causa. Ma il vero motore di tutte le puntate - quello che ti fa rimanere inchiodato episodio dopo episodio - è un intrigo, con annesso omicidio, che coinvolge tutti i protagonisti (chi più, chi meno). Anche questo, per mio gusto personale, tirato troppo in lungo e con evoluzioni davvero poco verosimili.

A fare da contorno, la parte più fastidiosa di tutte: love stories da far invidia a Beautiful, con scene di amplessi sempre appassionati a livelli estremi, con gente che sbatte il partner contro il muro, o vestiti strappati, etc.

Insomma, è un'americanata e non la consiglierei a nessuno. Detto questo, mi guarderò anche la seconda stagione, perché gli autori han buttato lì un mega cliffhanger, che ti nega la possibilità di fermarti alla prima. (anche se io so quasi per certo chi è l'omicida). 

22 ottobre 2025

the sinner - season 02

Padre, madre e figlio tredicenne stanno facendo una gita verso le Cascate del Niagara, quando l'automobile ha un problema e i 3 sono costretti a fermarsi in un motel. Durante la notte il piccolo Julian uccide i 2 adulti, avvelenandoli e poi confessa l'omicidio. Il mistero però si infittisce perché si scopre che in realtà i due non sono i genitori di Julian. E non solo: l'uomo ha con sé i documenti, mentre la donna, no. 

Si occupa del caso la giovane detective Heather Novack, facendosi aiutare da un vecchio amico di suo padre, ossia Harry Ambrose (Bill Pullman). La vicenda si complica ulteriormente quando in commissariato si presenta Vera Walker (Carrie Coon) sostenendo di essere la madre di Julian, nonché la coordinatrice di Mosswood, una discussa comunità che rasenta il fanatismo della setta religiosa.


La seconda stagione di The Sinner è ambientata a Keller, un paesino nel nord deli USA che sembra un po' Twin Peaks poiché ci ricorda che nei piccoli comuni tutti pensano di conoscersi bene, ma in realtà ognuno nasconde i propri segreti. Puntata dopo puntata la trama si infittisce, l'attenzione si sposta dal bambino omicida al contesto in cui è cresciuto, passando attraverso storie personali, il difficile rapporto tra genitori e figli, i segreti della setta, le complicità delle istituzioni, ecc.

In mezzo a tutto questo c'è sempre lui: Bill Pullman, ovvero il detective Ambrose, costantemente a caccia della verità col suo fare particolare, la sua capacità di empatizzare, ma soprattutto tutte le sue debolezze.
Quello che piace tantissimo di questo personaggio è che Ambrose non è il solito poliziotto cinico, disilluso e dalla battuta sagace. Si tratta di un uomo debole, timido, intelligente ma insicuro, pieno di fragilità. Impossibile non adorarlo. Anche perché, come già detto a proposito della stagione 1, Bill Pullman è veramente stratosferico.

17 settembre 2025

Inside Man - season 01

Jefferson Grief (Stanley Tucci) è un detenuto in un carcere di massima sicurezza degli USA, in attesa della sua esecuzione: ha confessato l'omicidio di sua moglie e aspetta "ciò che si merita". In passato però era un criminologo e, dalla prigione, aiuta dei civili a risolvere alcuni casi di sparizione o omicidio.

Parallelamente, in Inghilterra, Padre Harry Watling (David Tennant) si ritrova tra le mani una chiavetta USB contenente materiale pedopornografico lasciatagli da un suo problematico parrocchiano. Per sbaglio la chiavetta finisce nelle mani dell'insegnante di sostegno del figlio del reverendo (Dolly West), la quale pensa che il materiale sia del ragazzo e vuole denunciarlo.

Thriller dal ritmo altalenante, questa miniserie di 4 puntate si porta appresso il concetto - esplicitato dal detenuto Grief - che chiunque può essere un assassino, se messo alle strette. Grande prova dei 3 protagonisti, su cui si erge Stanley Tucci. ma principalmente perché il ruolo glielo consente.

01 settembre 2025

the sinner - season 01

Periodo fortunato, questo: sto leggendo un libro che mi piace, sto ascoltando un disco che mi piace e mi sto guardando una serie che mi piace. Una combo notevole, direi.

Partiamo dalla serie tv, ovvero la prima stagione di The Sinner. La trama: Cora Tannetti, giovane madre e moglie di Mason Tannetti, conduce una vita tranquilla e regolare. Ma un giorno, su una spiaggia dove si trova con marito e figlio, viene colta da un raptus improvviso e accoltella a morte un ragazzo sconosciuto. Cosa ha scatenato questo raptus? E cosa si nasconde nel passato di Cora?

Psichothriller convincente, grazie a una notevole prova attoriale di Jessica Biel, che interpreta Cora Tannetti. Ma la vera sorpresa è un Bill Pullman in stato di grazia, che dà vita al detective Harry Ambrose, un uomo complesso, dalle mille sfaccettature, tanto geniale quanto contorto e disadattato.


Non siamo al miracolo, ma la prima stagione è molto coinvolgente e ti tiene attaccato allo schermo, che di questi tempi (per quanto mi riguarda) è già tantissimo. Infatti ho cominciato subito la seconda stagione. Ovviamente si parla di un caso diverso, sempre a tema omidicio/indagine psicologica, dove Bill Pullman è il trait d'union tra le varie stagioni.

09 settembre 2024

The Perfect Couple - miniserie tv

Amelia Sacks è una ragazza semplice, in procinto di sposarsi con Benji, un giovane di famiglia agiata, nonché uno dei 3 eredi della facoltosa famiglia Winbur. Il matrimonio sta per svolgersi sull'isola di Nuntacket, nella casa vacanze della famiglia Winbur. A guidare i preparativi del matrimonio c'è Greer, austera madre di Benji, nonché scrittrice di successo. Tra tensioni di famiglia e aspettative sociali sembra procedere tutto per il verso giusto, finché, la mattina del matrimonio, non viene trovato un cadavere sulla spiaggia antistante la casa.


Thriller avvincente e ben confezionato, The Perfect Couple (riferimento a Tag e Greer Winbur, classica coppia di successo, ricca e famosa), gioca con lo spettatore rivelando a poco a poco intrighi, tradimenti e segreti che si nascondono dietro la facciata della famiglia perfetta. Mi ha dato l'impressione del classico giallo estivo da ombrellone in cui mi lascio condurre dagli avvenimenti e da un continuo susseguirsi di presunti colpevoli e conseguenti smentite fino alla rivelazione finale. 

Cast praticamente impeccabile dove una sempre più plasticosa Nicole Kidman è perfetta nei panni di Greer (la madre), Eve Hewson (figlia di Bono degli U2) è la dolce Amelia e soprattutto c'è lui, Liev Schreiber, attore che adoro, che intepreta il ricco Tag Winbur.

Complice il weekend piovoso, 6 puntate che ho divorato in 2 giorni. 

08 agosto 2022

shameless

Avete presente la famigliola felice delle pubblicità? Quella del Mulino Bianco, per intenderci. Beh, sappiamo tutti essere falsa, o quantomeno "aspirazionale" come si dice, appunto, in pubblicità: genitori sorridenti, figli felici, natura, sole che splende... vorrei una vita così, quindi compro quel prodotto (detta in maniera semplice, ma il meccanismo è quello).

Ecco, adesso immaginatevi l'esatto opposto: sobborgo povero di una metropoli, madre bipolare scappata di casa, un figlio con problemi di alcolismo, uno omosessuale e bipolare pure lui, uno che se non stai attento dà fuoco alla casa, eccetera. E il padre? Lui è il peggiore di tutti. Se lo trovate in casa, probabilmente è ubriaco, sdraiato sul pavimento, che sguazza nel suo stesso vomito.

Riuscite a immaginarveli? Se rispondete di sì, è solo perché conoscete i Gallagher, protagonisti di una delle serie più belle di sempre (se avete lo stomaco forte): Shameless


Ambientata nel South Side di Chicago, Shameless racconta le (dis)avventure della famiglia Gallagher, dei loro vicini Kevin e Veronica, di amori, lavori, figli e tanto altro. Ben comprendendo che è una fiction, i problemi sono assai reali, e le soluzioni per arginarli sono un vero e proprio calvario. Quest'estate la serie è giunta alla sua undicesima nonché ultima stagione e, benché alcuni capitoli siano meno riusciti di altri, nel complesso il voto è più che alto. 

Il fulcro di tutto è Frank (interpretato magistralmente da William H. Macy), il padre della tribù, pessimo esempio per i figli e personaggio alquanto singolare: ubriacone, drogato, ingannatore, doppiogiochista, approfittatore, ma non si sa come, non riesci a non volergli bene. Certi giorni fai il tifo per lui, certi giorni lo vorresti vedere morto (ed è quello che pensa anche la sua prole).

Troppe cose ci sarebbero da aggiungere a questa specie di recensione. Dirò solo che Lip e Fiona sono stati i miei personaggi preferiti. In certi atteggiamenti mi sono riconosciuto molto in Lip e nel suo modo di ragionare. Invece Fiona... beh, come fai a non innamorarti di Fiona...

06 aprile 2022

Mrs Maisel

Ambientata nella New York degli anni 50, The Marvelous Mrs Maisel segue le vicende di Miram "Midge" Maisel (interpretata da una strepitosa Rachel Brosnahan), una ricca casalinga ebrea dell'Upper West Side, che si trova - quasi suo malgrado - a diventare una stand up comedian che calca i palchi dei fumosi locali del Greenwich Village.


Sì, vi ho spoilerato il primo episodio, lo ammetto. Ma il bello di questa serie tv (che al momento consta di 4 stagioni) non è tanto la trama, che è comunque avvincente. Quello che mi ha tenuto inchiodato allo schermo sono le situazioni comiche e le disavventure di una donna (quasi) normale, ma soprattutto i dialoghi e le conseguenti performances comiche che ne vengono fuori.

I dialoghi, a mio modo di vedere sono il vero motore trainante, tanto da far impallidire tutte le sit-com esistenti. Infatti The Marvelous Mrs Maisel è una delle poche serie che, con l'inizio della quarta stagione, ho voluto rivedermi dal primissimo episodio e me lo sono rigustato appieno.

Ovviamente qualsiasi sceneggiatore sa che non puoi reggere 4 stagioni su un'unica protagonista e quindi grande plauso va all'interpretazione dei vari personaggi secondari, tra cui spiccano i bravissimi  Tony Shaloub e Kevin Pollack, che avrete già visto in diversi film o serie, rispettivamente padre e suocero di Midge. Menzione, ovviamente, anche per la coprotagonista Susie (l'attrice Alex Borstein), con un personaggio completamente fuori dagli schemi.

E a proposito di personaggi secondari, io vorrei uno spin-off su questi due tizi qua sotto.



11 ottobre 2021

Goliath - stagione 4

Mi sono accorto che non ho recensito la stagione 3 di Goliath. Sono abbastanza sicuro che il mondo andrà avanti lo stesso. O almeno spero, che non voglio avere questa responsabilità sulle spalle.

Avevamo lasciato il buon Billy McBride (il sempre adorato Billy Bob Thornton) a terra, ferito a morte da una pallottola sparata da un fucile. Lo ritroviamo ancora lì, stranamente vivo. Viene soccorso, ricoverato e rimesso bene o male in sesto, ma con gravi danni sulla sua salute, specialmente quella psichica.

Ecco, partendo proprio da questo aspetto psicologico, vi dico subito che la quarta stagione di Goliath è molto onirica, quasi lynchiana. Una serie di allegorie popolano i sogni di Billy, dando vita a mondi paralleli, in cui Billy si perde e rischia sempre di morire. Ora, io non sono un fan di David Lynch, ma neanche un detrattore. Credo solo che sia un tantino sopravvalutato. Eppure (ci sta un "eppure" qua? Boh!) questi aspetti onirici penso che abbiano dato una bella marcia in più alla stagione.

Insomma, se la terza non era male, ma un tantino inferiore alle prime due (mia opinione, of course), quest'ultima l'ho trovata veramente bella. Sarà anche il tema trattato dal punto di vista legale: le grandi case farmaceutiche americane e la loro attitudine a creare nei pazienti vere e proprie dipendenze da farmaci (per aumentare il profitto, of course), anziché pensare al bene e curare le malattie.

ma quanto è figo quest'uomo qui?


26 settembre 2020

Brassic

"Ricorda molto il Guy Ritchie di Lock & Stock" mi ha detto Guglielmo, sapendo di far breccia nel mio cuore con poche parole. Ed è bastata quella frase per convincermi a vedere Brassic, mini serie britannica che al momento conta due stagioni all'attivo.

Per adesso ho visto solo la prima, ma l'amore è stato immediato. Storie di provincia inglese, che vede un gruppetto di amici sopravvivere grazie a vari espedienti (piccoli furti, coltivazione e spaccio di erba, ecc). Ogni volta combinano casini e, quando finalmente uno dei casini è risolto, scoprono di essere finiti in uno ancora più grande. Le risate sono assicurate, ma anche qualche lacrima riuscirà a comparire sul vostro volto.


01 maggio 2020

delle serie tv e delle incazzature che mi prendono

Ho terminato quasi in contemporanea la quarta stagione de La Casa di Carta e la terza di Atypical.
E vabbè, la differenza salta subito all'occhio, o forse dovrei dire che salta subito al mio sistema nervoso: la prima mi fa incazzare, la seconda mi rilassa.
E non mi sto riferendo al plot narrativo, perché una parla di una rapina e l'altra è una (atipica, appunto) family comedy. Sto proprio parlando del fatto che La Casa di Carta non vedevo l'ora che finisse, mentre Atypical vorrei che non finisse mai.

Nell'ormai vastissimo mondo delle serie tv si stanno delineando dei prodotti che nascono apposta per farti rimanere incollato allo schermo e per farti dire "no, adesso come faccio fino alla prossima stagione?".
Prendiamo l'esempio de La Casa di Carta, appunto. Le prime due stagioni - totale 22 episodi - potevano tranquillamente essere concentrati in una decina di episodi, e sarebbe stata una serie molto figa.
Non vivo sulla Luna, conosco anche io le regole del marketing, quindi a malavoglia cedo e mi guardo tutte e 22 le puntate, con punte di noia mista a insofferenza, ma vabbè.

Quando esce la terza stagione, un po' riluttante la guardo. L'incipit è bello, devo ammettere, ma poi la qualità scende e mi ritrovo a dover aspettare la quarta stagione per vedere come finisce el atraco.
Insomma arriva 'sta quarta stagione, me la vedo tutta, nonostante alcuni irritanti risvolti stile "Beautiful", e quando arriva alla fine cosa scopro? Che la rapina non è finita e devo aspettare la quinta stagione!
La sensazione di sentirsi presi per il culo è veramente tanta.

hanno pure riesumato Berlin, morto nella seconda stagione, l'unico personaggio veramente interessante.

Insomma, per vincere la noia della serie spagnola, mi sono guardato in parallelo la terza stagione di Atypical. E lì finalmente mi sono riconciliato con le serie tv.
Perché se da una parte, come dicevo, ho la sensazione di essere un rincitrullito, che gli sceneggiatori prendono per il culo a loro piacimento, nella family comedy in oggetto, mi sento a mio agio.
I personaggi sono tutti veritieri, con pregi e difetti talmente poco mascherati che ogni tanto hai la sensazione che non sia recitata, ma abbiano messo delle telecamere nascoste nella casa di una reale famiglia americana.

È una famiglia dove si sbaglia, si impara, e magari si sbaglia di nuovo, ma - santoiddio - chi non ha mai ripetuto un proprio errore nella sua vita.
E ti sembra di essere il loro vicino di casa, perché arrivi a conoscere tutti così bene che vorresti vederne una puntata ogni giorno. E talvolta impari anche con loro, perché certe scene ti fanno pensare alle scelte e ai comportamenti che hai fatto e ti porti appresso nella tua vita di tutti i giorni.
La terza serie l'ho adorata, forse anche più delle prime due. O forse solo perché la vedevo in contemporanea con La Casa di Carta e la differenza di voglia di vedere una nuova puntata era così differente che me l'ha fatta apprezzare di più.


Sam e Casey: fratelli talmente veri nelle loro reazioni, prese per il culo, litigi, che non si può che fare un plauso agli attori e al regista.

06 settembre 2019

Goodbye Orange

Ieri sera ho terminato la visione dell'ultima stagione di Orange is the New Black.
Al di là del vuoto che può lasciare una serie che mi ha accompagnato per così tanti anni, sono anche contento che sia finita, perché ho una vera e propria allergia per le fiction che vengono tirate troppo in lungo (toc toc, Casa di Carta, questa era per te, anche se sei solo alla terza stagione).

Al di là dei fatti miei, vorrei dire che - tra annate ben riuscite e altre meno - ho trovato questa serie molto interessante per diversi motivi. Pur trattandosi di una realtà romanzata, ha il merito di averci fatto vedere da vicino le assurdità e le contraddizioni del mondo penitenziario e del sistema finanziario americano che in pratica, porta a delinquere anche coloro che riescono a uscire di prigione e, armati di tutta la buona volontà del mondo, cercano di reinserirsi nella vita normale.
Quest'ultima stagione, poi, mi è piaciuta particolarmente, perché (probabilmente condizionata dalla politica interna di Trump) punta l'occhio sulla questione "immigrazione" e tutti i problemi che ne derivano.

Tornando invece a una critica più allargata, devo dire che alcuni personaggi mi sono piaciuti particolarmente nella loro storia e conseguente evoluzione: la sfortunata Taystee, Suzanne e Nicky Nichols sono tra i miei preferiti. Ma il gradino più alto del podio lo concedo all'irrisistibile coppia Joe Caputo e Natalie Figueroa, innarrivabili per comicità; meriterebbero una sit-com a parte.

Un po' paraculo, ma molto bello il finale con le comparsate dei vari personaggi che si sono susseguiti negli anni. Devo ammettere che la lacrimuccia è scesa.


17 luglio 2019

benvenuti in paradiso

Per controbilanciare le atmosfere pesanti di Chernobyl, in questi giorni mi sono fatto quattro risate guardando anche The Good Place.
Cos'è The Good Place? Una comedy serie nel classico formato americano di una ventina di minuti, in cui bisogna solo spegnere il cervello e farsi lasciare portare in giro dalla sua assurda storia.

Eleanor Shellstrop - una straordinaria Kristen Bell - è appena morta e si risveglia nella "parte buona" dell'aldilà, zona assai elitaria perché pochissimi vi possono accedere.
Il problema è che Eleanor in vita non è stata affatto una brava persona, bensì un'egoista e superficiale ragazzotta che lavorava in un'azienda che vendeva falsi farmaci agli anziani. Allora come è finita lì? Per un'omonimia che ha "salvato" lei e condannato un'altra donna. E lei ovviamente si guarda bene dal far notare l'errore.

C'è poco da fare: gli americani certe cagate le sanno fare ad arte. Le gag sono molteplici (fortunatamente mi hanno risparmiato le odiosissime risate registrate) e lo sviluppo della trama è un vortice da cui mi sono fatto assorbire completamente.
E poi c'è un Ted Danson - nella parte del creatore - in grandissimo spolvero.
Consigliato.


10 luglio 2019

il costo delle bugie

"Qual è il costo delle bugie?" si chiede lo scienziato Valerji Legasov, nella prima scena di Chernobyl, la serie tv andata in onda su HBO in questi giorni, che ripercorre i giorni del terribile incidente nucleare avvenuto nella centrale russa nell'aprile del 1986.
Una domanda che pesa come un macigno per tutte e 5 le puntate che compongono questo film a episodi.

Le bugie in questione, intese come verità non dette o celate, caratteristica assai presente nell'URSS ai tempi delle guerra fredda, portano con se due conseguenze.
La prima, più immediata, è quella di far vivere le persone all'oscuro della verità, per esempio minimizzando un disastro (che poteva essere di portata mondiale) e causando decine di morti, per non aver immediatamente evacuato città e paesi.
La seconda, che si sviluppa nel tempo, è quella di mascherare il tutto con altre menzogne, creando una spirale sempre più pericolosa che fa sprofondare tutto il castello di carte.

Emblematica in tal senso, è la bellissima scena del processo dell'ultima puntata, dove Legasov spiega le azioni e reazioni che regolano la fusione nucleare e da dove è partito l'errore che ha fatto esplodere il reattore n° 4 dell'impianto di Chernobyl.
Parallelamente, attraverso l'uso dei flashback, si capisce come è cominciato il disastro a livello umano e le relative conseguenze che hanno portato a quella tragica notte.

Qual è il costo delle bugie, quindi? A Chernobyl il costo è stato altissimo. E avrebbe potuto essere molto ma molto peggio, se non fossero intervenuti scienziati come Legasov, che hanno messo in gioco la propria vita in nome di un bene comune.


22 marzo 2019

il lato (quasi) serio di Ricky

E così, grazie alla serie After Life, scopriamo che Ricky Gervais sa anche recitare.
E pure fare il regista.
Per quegli sprovveduti (purtroppo sono tanti) che non lo conoscono, dovete sapere che Gervais è uno dei più grandi stand up comedians dei nostri giorni. I suoi spettacoli sono dissacranti, offensivi, politicamente scorretti ma anche terribilmente divertenti.
Così, in questa serie da lui prodotta, scritta, girata e interpretata, il comico inglese ci mostra anche il suo lato più triste e serioso. La trama infatti parla di un articolista per un giornale locale, che ha appena perso la moglie per un cancro, tema assai delicato.

Ma proprio qui sta la grandezza di After Life: saper alternare momenti di grande tristezza e commozione, con battute fulminanti e situazioni assurde. Un po' a ricordarci che la vita va avanti nonostante le disgrazie. Anzi: probabilmente sono proprio queste disgrazie a farci capire che bisogna vivere appieno ogni momento e saperselo gustare.

In totale sono sei episodi da mezz'ora. Ce la potete fare, dai.

i dialoghi tra vedovi sulla panchina del cimitero: le parti che mi sono piaciute di più della serie.

26 febbraio 2019

Sex Education

Otis è un ragazzo molto timido e parecchio imbranato, che vive in una bellissima casa insieme alla madre separata. Al contrario, Maeve è una ragazza spigliata e molto diretta, con una famiglia difficile alle spalle. Insieme saranno la “strana coppia” che si occupa dell’educazione sessuale dei ragazzi che frequentano il loro stesso liceo.


Detta così sembrerebbe un campionario di stranezze e confidenze di un gruppo di adolescenti (cosa che in parte c’è, per il divertimento del pubblico). Ma "Sex Education" va al di là di questo e ci mostra la vita, gli amori, le debolezze e le avventure della nuova generazione di adolescenti.

E perché dovreste vederlo? Potrei sbrigarmela facile con un "a me è piaciuto", ma la realtà è che abbiamo bisogno di emozioni e non c'è un'età fragile e sensibile come l'adolescenza per rivivere quello che è stato il nostro periodo di maggiore crescita sia caratteriale che fisica.
Ma perché dovreste vedere proprio questo teen drama e non un altro? perché ha grandi momenti di ilarità ma anche diverse scene in cui ci si commuove. O forse perché c'è in mezzo di tutto: verginità, omosessualità, gravidanze indesiderate, bullismo, e tanto altro. Ma anche perché per una volta non ho avuto la sensazione di "brodo allungato" che diverse serie mi comunicano.

Passando al lato tecnico: regia impeccabile, fotografia perfetta e interpreti tutti bravi. Una menzione speciale va a Gillian Anderson (ve la ricorderete tutti in X-Files), psicanalista e sessuologa, nonché madre di Otis, in una parte fenomenale.