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08 marzo 2026

small town

Pro e contro di vivere (o aver vissuto, nel mio caso) in un piccolo paese: a dieci giorni dalla scomparsa di mio padre, mi ferma e mi saluta gente che non sapevo neanche che sapesse il mio nome.
Sono tutte dimostrazioni d'affetto. Cosa che in Liguria, come tutti sanno, tendiamo a non mostrare. 



28 agosto 2021

le mie ferie da single - parte 2: Montecampione

Due settimane a Montecampione con le mie figlie: se la prima settimana di vacanza è stata all'insegna della spensieratezza, nella seconda parte delle ferie ho fatto - giustamente - il papà. Oltre ai doveri da casalinga, ho cercato di tenere le ragazze impegnate, di stimolarle con escursioni e cose così.

Elena durante una gita al Lago Moro

Ma c'è stato anche un secondo aspetto interessante: se nei primi 7 giorni c'erano ancora i miei (pochi) amici con cui farsi una bevuta serale o qualche gita durante il giorno, in quelli rimanenti, quando gli altri papà già riprendevano la routine lavorativa, mi sono ritrovato costretto a trascorrere più tempo da solo e di conseguenza fare i conti con me stesso.

Penso che la sfida più importante per me in questo momento sia riuscire a fare pace con me stesso e imparare a stare bene da solo. Se ripenso alla mia vita sono praticamente sempre stato fidanzato/sposato e in mezzo agli amici. Ecco, trasferendomi in un città che non conosco e dove non ho amici, dovrò imparare ad essere un po' eremita e capirmi meglio. Vorrei anche andare da uno psicologo. Magari non subito, ma sarebbe interessante.

21 agosto 2021

sono single

Adesso lo posso dire più o meno a chiunque: da qualche mese mi sono separato da mia moglie e sono tornato single. Era già da qualche anno che le cose non andavano per il meglio. O forse sarebbe meglio dire che non andavano e basta. Eravamo a un punto fermo, da troppo tempo. Una di quelle situazioni di stallo da cui non riesci a uscire se non con una soluzione drastica.

E così dal primo di settembre mi trasferisco a Bergamo. Nuovo casa, nuova città. Ennesimo capitolo da aprire nella mia vita. Mi ci butto tanto entusiasta quanto timoroso. 

Così come il mio umore, che ultimamente si è fatto molto altalenante: nel corso della stessa giornata passo da uno stato di euforia a una sorta di depressione. Sono contento di avere nuove opportunità, così come temo di essere pervaso dalla solitudine. Devo stabilizzarmi, anche se non so bene come.

17 agosto 2020

Montecampione 2020

Estate strana, questa del 2020. Soprattutto a causa del Covid, che ha cambiato alcune abitudini degli italiani. Molti sono rimasti in terra nostrana, un po' perché all'estero la nostra presenza non era gradita, in quanto focolaio dell'epidemia, un po' perché la paura ti fa stare vicino a casa.

Dal canto nostro, noi abbiamo rinunciato alla tradizionale vacanza in Sardegna, perché fino a inizio giugno non si capiva bene se si poteva approdare in terra sarda e con che modalità. Così abbiamo investito i soldi di quella vacanza in un'altra e finalmente, dopo anni e anni di tira e molla con Dalia, abbiamo fatto la nostra prima vacanza estiva in montagna.

"E come hai fatto a convincerla?" chiederete voi. In realtà tutto nasce dai problemi di socialità (non gravi, per carità) di nostra figlia Anita. Abbiamo pensato che inserirla in un gruppo di ragazzi già esistente, grazie alla presenza dirompente di Valentina, sua amica nonché figlia del mio storico amico Gabriele, sarebbe stato un tentativo che valeva la pena percorrere per sbloccarla. E così fortunatamente è stato. 

Insomma sono state due settimane abbastanza serene (nonostante nella prima delle due io abbia dovuto lavorare) come speravo, in memoria delle vacanze in Trentino che facevo con la mia famiglia quando eravamo piccolini. Gite all'aria aperta, tante attività sportive e buona compagnia. E anche parecchio mangiare e bere, ovviamente. 

Le mie figlie mi hanno chiesto almeno una decina di volte se l'anno prossimo ci possiamo tornare. Rimane da convincere la moglie.



23 maggio 2020

post triste sulla figura paterna

È passato quasi un mese da che mio padre ha subito un intervento al cuore. O meglio: era entrato all'ospedale per una visita di controllo e non è più uscito. L'hanno trattenuto e poi spostato in una clinica specializzata per un'operazione urgente a una delle valvole cardiache che aveva deciso di non funzionare più.
L'operazione è andata bene e uno pensa "ok, il più è fatto". In realtà durante la degenza post-operatoria e poi la riabilitazione, le conseguenze di un intervento così importante su un uomo di 80 anni si sono fatte sentire parecchio. È anche riuscito a cadere e rompersi un spalla, con ulteriori conseguenze negative sul fisico e sull'umore.

Insomma, è un po' di anni che avrei dovuto accorgermene, ma adesso è inequivocabile: mio papà è vecchio. Non sto dicendo anziano, in là con l'età, dico proprio vecchio.
Ed è una cosa che, per qualche dinamica mentale che mi sfugge, io non sono mai riuscito ad accettare.
Negli ultimi anni si è fatto curvo, trascina i piedi, ripete le cose, si addormenta (e russa) ogni volta che tocca il divano. E questa cosa mi urta terribilmente. Vorrei che d'un colpo mio padre tornasse... chessò... sessantenne. Vivace, attivo, brillante.

Sicuramente uno psicologo saprebbe spiegare nel dettaglio i motivi di questa mia reazione. Io posso solo vedere come ai miei occhi venga meno la figura paterna, autoritaria, severa ma integerrima che mi ha accompagnato per tanti anni. E non mi dà fastidio il fatto che si stia avvicinando alla morte; ho messo in conto da anni che mio padre un giorno non tanto lontano morirà. Mi irrita come ci sta arrivando.

Oggi finalmente è tornato a casa e mia sorella ha fatto un video dell'incontro dei miei genitori dopo un mese di lontananza (penso che dal matrimonio in avanti, non si siano separati per più di un paio di giorni).
In quel video mio padre ha una sorta di crollo di nervi e a un certo punto si mette a piangere. Io non l'ho mai mai mai visto piangere in tutta la mia vita. Questa cosa mi ha scosso a tal punto che non sono neanche riuscito a finire di vedere il filmato: come ha iniziato a piangere, ho spento il telefono.
Perché ho tutte queste difficoltà ad accettare che mio padre stia invecchiando? Magari qualcuno di voi mi sa aiutare.

07 maggio 2020

c'era una volta la cucina

Da buona casalinga, la cucina è sempre stata il mio regno. Ed è sempre stata l'unica stanza che bene o male manteneva un suo ordine.
Poi è arrivato il corona virus e con esso le lezioni online. E Anita ha scelto la cucina come suo angolo studio dove seguire le lezioni e fare i compiti.
Come dicono gli americani, it's over.


03 aprile 2020

la primavera del coronavirus

Questo inverno/primavera 2020 passerà alla storia per la pandemia che ha colpito il mondo.
Il Covid 19, meglio conosciuto come "coronavirus" si è abbattuto sull'Italia con un impatto che nessuno si aspettava.
Attualmente le scuole sono chiuse da più di un mese e gli uffici già da 3 settimane hanno dato via al famoso smart working per far rimanere a casa le persone e limitare così il contagio.

Inizialmente la questione era stata presa un po' sottogamba, specialmente da chi abita nel centro e nel sud Italia, le zone meno colpite dalla malattia.
Anche i miei genitori, in Liguria, hanno continuato a fare la loro vita, quasi regolarmente.
Penso che il vero scossone sia arrivato un paio di settimane fa, quando nei TG e in rete circolavano le immagini di alcuni camion militari che trasportavano centinaia di bare dall'Ospedale di Bergamo verso i forni crematori. Lì, improvvisamente, la gente ha capito che non c'era più tanto da scherzare con il virus. E così sono iniziate le restrizioni.

La nostra famiglia vive quindi un periodo particolare. Come tutti del resto.
Dalia e io lavoriamo da casa (io ho iniziato il nuovo lavoro) e le ragazze seguono le lezioni online. Fortunatamente abbiamo due tablet e due computer, quindi riusciamo ad avere ognuno il proprio supporto elettronico.
Rigorosamente chiusi in casa, esco solo io una volta alla settimana per fare la spesa, munito di mascherina e guanti. Una scena da filmone apocalittico americano. Chi l'avrebbe mai immaginato.

Stranamente l'atmosfera è serena. Fatta eccezione per qualche sbalzo ormonale di Anita (sempre più vicina ai 14 anni) riusciamo a tenere il morale abbastanza alto.
Si sfornano biscotti e torte ormai di pregevole fattura, si guardano film e ogni tanto si gioca ai giochi di tavolo tipo Pictionary.

E basta. Non ho nessun aneddoto da raccontare, nessuna situazione particolare...
Sento solo il bisogno di lasciare un ricordo di questi mesi su questo diario. Nonostante sia tutt'altro che un assiduo scrittore di questo blog, è un periodo troppo importante per lasciare questo spazio vuoto.

in foto: i buonissimi biscotti di Elena.

25 dicembre 2017

felice natale a me

E così, per il terzo anno di fila, mi trovo a trascorrere Natale tra le lenzuola, perché con una regolarità imbarazzante mi becco la febbre. Si potrebbero fare diverse battute a riguardo, dalle più scontate tipo "non hai più il fisico", alle caratterizzazioni regionali tipo "sei talmente genovese che quando devi spendere dei soldi per i regali, il tuo corpo non regge". Ve le concedo tutte e anzi, se ne avete di belle, scrivetemele pure.

La verità è che - come sa benissimo chiunque - il periodo prenatalizio è particolarmente intenso, sia lavorativamente che per gli impegni vari. Quest'anno sono stato così occupato sul lavoro che me ne sono altamente fregato del resto, ed è stato un bel sollievo: no festa della scuola, no recite, nessun saggio (per fortuna) e sant'amazon che ci ha assistito nel rifornimento regali.

Auguri a tutti.


29 febbraio 2016

panna

Ieri, a tavola, mentre mangiavamo le fragole con la panna.

Elena: "papà, posso metterti la panna sugli occhiali"
io: "certo che no! Perché vorresti mettercela?"
Elena: "così posso dire che hai gli occhiali appannati"


05 gennaio 2016

duemilasedici

E niente: questo nuovo anno è iniziato così, un po' in sordina.
Niente buoni propositi, niente progetti, nessun "quest'anno devo assolutamente".
Non capisco se sia una conseguenza dell'età che avanza, con le sue palesi disillusioni, o se sia intervenuta una sorta di pigrizia di fondo.
Intanto tanti auguri a tutti.

saluti da Etroubles

10 dicembre 2015

brixen reloaded

Una bella vacanza di 4 giorni a Bressanone, insieme ai nostri amici Marco e Cinzia con i loro 3 figli. Potrei dire "mi ci voleva proprio", ma in realtà non è un periodo particolarmente stressante, se si escludono le inutili tensioni che vivo in ufficio.

E quindi di nuovo Brixen, posto di cui mi sono innamorato, come si può facilmente capire dalla frequenza (terza volta in pochi anni) con cui ci torno, io che di solito amo vedere e frequentare posti nuovi.


13 ottobre 2015

amore fraterno

In realtà è un reperto di quest'estate, però l'ho ritrovato adesso e voglio mostrarvelo perché fa troppo ridere.
È successo che un giorno Anita arriva arrabbiatissima e dice "guarda cosa ha scritto Elena! Devi sgridarla e darle una punizione" e mi porge un foglio.
Guardo Elena che si avvicina a testa bassa: "Elena cos'è successo?"
Non risponde, in attesa del giudizio divino.

Allora mi decido e leggo il foglio che Anita ancora tiene in mano, col braccio ben teso, di fronte a me.
Ecco, in questi casi essere genitori è veramente difficile.
Innanzitutto perché non è che puoi punire una solo perché l'ha detto l'altra.
Ma soprattutto se ti viene dato un foglio che ti fa schiantare dal ridere.


Traduco: Anita - Scema - Schifosa - Fuori di testa - Vanitosa - Cicciona - Pelata - Stonata - Fa "Mu Mu" (= mucca) - e "coccodè" - è un maschio - e sputa cacca.

Provateci voi a trattenere le risate, cercando di sgridare vostra figlia.

27 aprile 2015

little sister

Stamattina abbiamo accompagnato Anita alla partenza per Scuola Natura, una piccola vacanza di 4 giorni con i suoi compagni di classe e la maestra, a Pietra Ligure.
Ci siamo svegliati abbastanza presto e siamo andati tutti e 4 in macchina (visto che diluviava e Dalia non sta bene) sotto la scuola.

Se c'è una caratteristica che accomuna i fratelli di tutto il mondo (almeno così credo) è che possono randellarsi fino a 5 minuti prima, ma quando si separano si sentono come privati di un arto.
E infatti Elena, appena Anita è partita, era tristissima. Ma proprio coi lacrimoni che le rigavano le guance.
Abbiamo cercato di consolarla, dicendole che inviteremo qualche sua compagna di scuola e che 4 giorni passano in fretta, ma lo spleen non accennava a diminuire. Si è rinchiusa in una specie di mutismo malinconico.

Alla fine, dopo averla accompagnata a scuola materna, torno con la macchina sottocasa, per andare a prendere il motorino. E quando mi sto allontanando dall'auto, vedo che ha fatto un disegno sul vetro appannato: un cuore con dentro la scritta "Elena e Anita".
Non ho paura ad ammetterlo: mi sono messo a piangere come un cretino.

lo so, non si quasi vede niente. Dovete credermi sulla fiducia.

07 gennaio 2014

capodanno (ma anche vacanze) di una certa rilevanza

Se chi suevele a capodanno, suevele tutto l'anno, direi che per il 2014 siamo a posto.
Sì, perché queste testè trascorse vacanze di Natale sono state discretamente tragiche.
E badate bene che io non sono uno che si piange addosso; cerco sempre il risvolto positivo delle cose.
È molto facile che mi sentiate dire un "vabbè, se non altro" con attaccato una cosa bella che sono riuscito a fare in una situazione non felice.

Invece queste vacanze son state proprio una schifezza. Non c'è un "se non altro".
Un epidemia di febbre altissima con bronchite in attachment ha colpito consecutivamente Elena, poi Matilde (la cuginetta), Anita e infine Dalia.
In pratica siamo stati chiusi in casa dal 24 sera al 5 compreso.

Siamo usciti - finalmente - il 6 gennaio. Peraltro giornata meravigliosa, infatti abbiamo pranzato all'aperto con un po' di pizza e focaccia.

E se qualcuno volesse commentare "beh, almeno ti sei riposato", gli dico subito che le uniche due occasioni in cui sono uscito, è stato per fare il trasloco dei miei in campagna.
L'anno prossimo mi sa che me ne sto a casa.

09 luglio 2013

in loving memory of FrancoMB

È da un paio di giorno che vorrei scrivere una sorta di elogio funebre, in ricordo di mio zio Franco, morto domenica. Mi piacerebbe avere un aneddoto da raccontare, una frase da riportare, ma non ho niente.

Ho solo il ricordo di una persona tanto testona quanto simpatica. Che faceva sempre piacere incontrare. Che alternava momenti di scherno e ironia (peculiarità fondamentale della nostra famiglia) a parentesi di discussioni e interesse nei confronti degli altri (e se state pensando "Cosa c'è di strano? tutti sono così", non conoscete la nostra famiglia).

Una persona molto generosa. Che un giorno mi regalò una cravatta solo perché un paio di mesi prima gli avevo fatto i complimenti proprio per quella. Me la regalò così, senza motivo, senza una ricorrenza da festeggiare. Ecco, forse l'aneddoto l'ho trovato scrivendo di lui.

Ho comunque un bellissimo ricordo. Addio, zio Franco. Mi mancherai. E non è certo una frase di circostanza, questa.

07 giugno 2013

mi sun strac

Un blog è un diario. È un po' la logica che ho sempre seguito nello scrivere in questo spazio personale.
Una sorta di testimonianza della mia vita, un ricordo per quando avrò voglia di leggerlo.
E se dovessi riportare quello che mi è successo nelle ultime ore dovrei scrivere almeno 3 o 4 post.

E non sto parlando di eventi eclatanti, intendiamoci.
Però diciamo che dalle 19,00 di ieri sera fino a stamattina alle 13,00 nell'ordine mi è successo:
• di volare al Pronto Soccorso per un'allergia fulminante di Anita che le ha fatto due occhi gonfi come mongolfiere;
• di andare alle prove dello spettacolo dell'asilo portandomi appresso Elena, perché non si voleva staccare da me;
• di fare un bel giro notturno per Milano in cerca di una medicina per l'allergia di Anita;
• di andare a una colazione di compleanno (l'avete mai fatta voi? io mai);
• di suonare alla festa dell'asilo di Elena;
• di andare a prendere Anita all'uscita della scuola, per festeggiare l'ultimo giorno del suo primo anno alle elementari.

Volendo, ma proprio volendo, potrei scrivere un post per ogni argomento.
Ma non lo farò. Perché se proprio mi avanzerà del tempo, preferisco andarmene a dormire.

29 aprile 2013

Brixen


4 giorni in montagna, in un maso vicino a Bressanone.
Posti meravigliosi, stile di vita rilassato, aria pura e soprattutto compagnia eccellente.
3 famiglie: 6 adulti + 6 bambini, tutti tra i 6 e i 3 anni.

Ci voleva.
Caspita se ci voleva.


quella lì bianca, era la nostra casa. ci torneremo presto, spero.

24 aprile 2013

abbiamo vinto le energiadi!

E che cosa sono le energiadi, direte voi?
È una gara tra scuole a chi produce più energia.
In pratica: a turno, ogni scuola elementare di Milano veniva dotata di alcune biciclette speciali, collegate a un accumulatore di energia. Pedalando si producevano un tot di chilowatt, che venivano accumulati non so bene come ne dove.

Fatto sta, che - grazie all'organizzazione meticolosa delle mamme che hanno costretto se stesse ma soprattutto i mariti ad alternarsi al manubrio - il nostro istituto ha stravinto la gara.
Abbiamo anche partecipato anche noi, in ben due sessioni, una di mercoledì e una di domenica.

Trascinati dall'entusiasmo, hanno voluto cimentarsi anche alcuni bimbi, come potete vedere dalla foto qua sotto, dove ci sono Anita e Mattia (figlio dei nostri amici Marco e Cinzia).