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16 novembre 2015

di parigi, del terrorismo e dell'opinione personale

Attacco terroristico nel cuore di Parigi. Un evento grave e scioccante, per noi occidentali.
L'ho vissuto attraverso le pagine dei giornali di sabato e di domenica, perché eravamo in montagna e il mio smartphone, grazie all'abbonamento con la 3, non prendeva un bel belino. Di internet manco l'ombra.

Il ritorno alla "normalità", domenica sera. Faccio l'errore di accendere Facebook e vengo letteralmente invaso di messaggi riguardo alla strage di civili. Chi si scaglia contro l'islam, chi cambia l'icona con la bandiera della Francia, chi cerca di dare delle spiegazioni sociali, chi tira fuori la vena leghista che alberga in lui, chi accende un cero, chi prega per le vittime, chi dice "sì ma allora perché non avete pregato anche per le vittime dell'eccidio di xxxxxxxxxx", chi tira fuori citazioni della Fallaci, chi di Gino Strada, chi sforna aforismi da aspirante Nobel per la Pace...

E io, che sono un rompicoglioni, leggo tutto 'sto sproloquio e sento che c'è qualcosa che non mi torna.
Come sempre in ritardo, ma a un certo punto realizzo: ma perché tutti si sentono in dovere di dire la propria opinione? Ma chi te l'ha chiesta? Ma chi cazzo sei? Secondo te perché la gente dovrebbe sentire la necessità di avere una tua opinione sull'argomento?

Secondo me in Italia abbiamo un problema con i social network, Facebook in particolare (per forza: è il più diffuso). Ma un problema grosso.
Imparassimo un po' a star zitti ed ascoltare, forse...


03 novembre 2015

fanculo - part 2

Fanculo ai milanesi imbruttiti con le loro Audi A5 che ai semafori partono a razzo, per fare 50 metri e ritrovarsi di nuovo in coda. Che cazzo sgommate a fare, imbecilli?
Fanculo a quelli che vivono in doppia fila, dimezzando le corsie di transito di una strada normale: macchina in doppia fila e colazione al bar; macchina in doppia fila e 10 minuti in banca; macchina in doppia fila e un salto dal Tabaccaio; e chi cazzo vi credete di essere? i più furbi di tutti?
Fanculo alle persone che, ferme in coda, si dispongono "a scacchiera": ci sono due file, perché tu devi stare a metà tra una fila e l'altra, così che i motorini e le bici non passano? lo fai apposta?
Fanculo ai radical-chic con le loro biciclette a scatto fisso: piantatela di fare i fighi alternativi guidando senza mani, con le mani sotto le ascelle della vostra giacca in Gore-Tex. Vorrei che vi schiantaste tutti; voi, la vostra barbetta hipster e le vostre Clarks old-fashioned.
Fanculo alle imbranate signore con i SUV: paralizzano un'intera via per fare 300 metri in macchina accompagnando i figli a scuola. Imparate un po' ad andare a piedi o con i mezzi pubblici, befane impellicciate col culo di piombo.
Fanculo ai cinesi con le loro Ford Escort station Wagon stracariche di pacchi azzurri: guidate ai 20 all'ora e intasate tutti il traffico. Ma levatevi dalle palle!
Fanculo a quelli con lo scooterone che arrivano al semaforo e si piazzano sulle strisce, davanti a tutti, con la moto di traverso. Brutto prepotente di merda, perché devi avere la precedenza sugli altri?

No, fanculo a te, Filippo. Che sei sempre di corsa e anziché guidare piano e goderti il tragitto in motorino, ti scapicolli per le vie della città, con l'ansia di metterci sempre il meno possibile, brutto testa di cazzo!


per quei pazzi scriteriati che non capiscono la citazione, sappiate che è presa da uno dei miei film preferiti:


24 settembre 2015

omosessualità

Anita sta leggendo il librone con le prime mille strisce di Lupo Alberto. È arrivata alla sequenza (irresistibilmente comica, uno dei punti di massimo splendore del fumetto) in cui Enrico La Talpa dichiara la sua omosessualità.
- Papà, cosa vuol dire "gay"?
- È un uomo a cui piacciono gli uomini.
- Ah!

E si gira, continuando a leggere.

Punto. Basta.

"Ah!" è tutto quello che una bambina di 9 anni ha da dire.
Nessuna espressione incredula, niente sorrisini imbarazzati, nessuno sguardo interrogativo, niente di niente.
Ah!


25 settembre 2013

top 5 profili Facebook insopportabili

Sono un discreto fan di Facebook. Penso sia un modo divertente di frequentare la rete e di tenere i contatti con gli amici. È una specie di bar dove, se hai voglia entri, se non hai voglia lasci perdere.

Ma ci sono alcune persone, o meglio alcune tipologie di persone, che non sopporto.
Ed ecco a voi quindi un'altra inutilissima top 5.
Sempre dalla numero 5 alla numero 1, per creare un po' di suspence (sai che robba!)

5 - il maratoneta
a me non me ne frega una ceppa se corri 10 km in 56 minuti. Ancor meno mi interessa sapere da dove sei partito e dove sei arrivato. Per non parlare poi della media che hai tenuto e delle calorie che hai bruciato. Insomma: se vai a correre sono tutti fatti tuoi. Che li metti a fare su FB?

4 - il comunista triiiiishte
come nella vita, anche su Facebook ci sono i comunisti tristi: quelli che postano solo foto di Berlinguer (con citazione) o, al massimo dell'ottimismo, di De André; sulla sua bacheca spopolano frasi contro il capitalismo, citazioni di Pasolini e Saviano. Tutto giusto, per carità; ma di una noia mortale.

3 - il job addicted (solitamente ex-colleghi)
non scrive mai di cose proprie, non mette foto, non scrive opinioni. Lui posta solo cose di lavoro e - con una faccia tosta che non mi spiego - ti invita, magari anche a più riprese, a mettere "like" sulla pagina dei Fratelli la Bufala. Ma no. Ma non mi dire. Non sarà mica che stai facendo un lavoro per i Fratelli la Bufala e gli hai promesso che i "like" sulla loro pagina cresceranno a dismisura? No, vero? Abbello, il social network per il lavoro si chiama LinkedIn non Facebook.

2 - il pessimista cosmico 
da non confondersi con il punto 2; il comunista trishte ha un che di pseudointellettualfabiovolesco. Invece questo è quello che se gli dici "buona giornata" ti risponde con un "eh, magari...". Gente che mette solo foto patinate di nostalgia. O che imposta - lo giuro, visto ieri - un tornado come foto del profilo. Le frasi di solito hanno i fatidici tre puntini finali per farti immaginare tutto lo sconforto che segue alla frase e per farsi dire dagli amici "cosa succede?". Mettono quegli status tipo "anche oggi era meglio se non uscivo di casa...". Ma minchia, chiuditici a chiave in casa. Soprattutto se lì non hai una connessione ad internet, grazie.

1 - il gattaro
ormai lo sanno anche i muri: su Facebook i gattini hanno rotto il belino. E allora tu che hai 2 o 3 gatti in casa, mi spieghi come fa a non sfiorarti neanche l'idea che dei tuoi animali a 4 zampe alla gente non gliene possa fregare meno di nulla? E la foto mentre dorme, e mentre la faccia buffa, e con gli occhiali, e... e basta, cazzo! E la cosa grave sono quelli che commentano. Anche loro con gatti o cani, ovviamente. Ma non esiste un pet social network? Sarebbe il caso di inventarlo.



30 luglio 2013

papa Francesco e i gay

Da quattro mesi circa abbiamo un nuovo papa. Non ne ho mai scritto prima, perché non avevo la minima idea di chi fosse Jorge Mario Bergoglio, prima di diventare - appunto - papa Francesco.

Ma bisogna dire che sin dall'inzio del suo pontificato i segnali che ha dato sono stati più che ottimistici: presentarsi con l'abito bianco e una semplice croce alla sua prima uscita e usare il nome "Francesco" hanno dato subito un chiaro messaggio di povertà e di umiltà.
E altrettanto ha fatto nel proseguo del suo mandato, avvicinandosi ai poveri, sostenendo gli immigrati o condannando alcuni vescovi di Buenos Aires che si rifiutavano di battezzare bambini di coppie non sposate o separate.

E così arriviamo a ieri, quando su un tema delicato quale è l'omosessualità, interrogato sulle presunte lobby gay in Vaticano ha detto: "Le lobby tutte non sono buone. Mentre se uno è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarlo?"

Insomma: con la solita tempistica della chiesa, in ritardo di un centinaio di anni, forse ma forse cade il penultimo baluardo (l'ultimo riguarda l'uso dei contraccettivi) che separa le persone normali - tra cui mi annovero - e lo stato pontificio.
E tutto grazie a questo simpatico signore argentino che sembra venire fuori da un altro pianeta, ma che in realtà dice cose normalissime.

Forse è proprio questo il punto: dire cose normali e sensate sembra una rivoluzione.
No, giusto per capire in che tempi viviamo.


30 maggio 2013

dell'essere furbi

Fortunatamente le scuole elementari sensibilizzano gli alunni (e di conseguenza, si spera, le famiglie) ad una corretta alimentazione. Per merenda, ad esempio, Anita a scuola può portare solo o frutta oppure sostitutivi del pane tipo craker, grissini et similia. Tutto ciò per evitare che i bambini si ingozzino di "fetta al latte", "kinder brioss" o porcherie del genere.
Ho accolto la notizia con entusiasmo, sin da quando me la comunicarono, ad inizio anno.
Tutto ciò è il pre.

Veniamo a qualche giorno fa. Mentre la accompagnavo a scuola, Anita mi confida che un suo compagno - che ha il padre pasticcere o fornaio o non ho capito bene cosa (Anita non ha saputo spiegarmelo) - fa dei biscotti in casa che sembrano biscotti secchi, ma che in realtà sono ripieni di cioccolato, in modo che dall'esterno sembrino "regolari".

"Furbo, no?" mi dice Anita con un sorriso. "Sì, troppo furbo" rispondo amareggiato.
Prendetemi pure per un invasato, ma se insegniamo ai nostri figli ad ingannare gli insegnanti per una cosa stupida come la merenda, poi non scandalizziamoci se cresciamo un popolo di stronzi.

in foto: la merenda preferita di Anita, in questo periodo.

24 aprile 2013

abbiamo vinto le energiadi!

E che cosa sono le energiadi, direte voi?
È una gara tra scuole a chi produce più energia.
In pratica: a turno, ogni scuola elementare di Milano veniva dotata di alcune biciclette speciali, collegate a un accumulatore di energia. Pedalando si producevano un tot di chilowatt, che venivano accumulati non so bene come ne dove.

Fatto sta, che - grazie all'organizzazione meticolosa delle mamme che hanno costretto se stesse ma soprattutto i mariti ad alternarsi al manubrio - il nostro istituto ha stravinto la gara.
Abbiamo anche partecipato anche noi, in ben due sessioni, una di mercoledì e una di domenica.

Trascinati dall'entusiasmo, hanno voluto cimentarsi anche alcuni bimbi, come potete vedere dalla foto qua sotto, dove ci sono Anita e Mattia (figlio dei nostri amici Marco e Cinzia).


22 aprile 2013

dell'ineluttabile scorrere del tempo

e del mio coscientamente vano tentativo di fermarlo.

Uichend impegnativo, quello appena trascorso. Classica due giorni di "cose da fare".
Ieri, in particolare, il pomeriggio è stato dedicato allo shopping.
E per farlo, abbiamo deciso di affrontarlo nel peggiore dei modi: andando al Centro commerciale Fiordaliso.

Per chi non vivesse a Milano, bisogna sapere che il Fiordaliso raccoglie quanto di peggio ci sia in tema di centri commerciali: casino esagerato, gente a zonzo senza meta giusto "per fare un giro", tamarri come se piovesse, fastidioso rumore continuo di sottofondo, etc.
Tutto questo è compensato da un unico grande pregio: Decathlon, H&M, Zara, Gap, Oviesse e Original Marines tutti insieme. Il che si traduce in: qualsiasi cosa tu stia cercando, la trovi; o in un negozio o nell'altro, ma la trovi.

Che Decathlon sia diventato il primo negozio in cui andiamo a cercare dei vestiti la dice lunga su due cose: primo - a noi ce ne frega una bella fava dell'apparire e delle marche; secondo - che riusciamo a vestire noi e le bimbe, spendendo comunque cifre ragionevoli.
E qui vi concedo pure qualche battuta sulla mia genovesità, ma sappiate che vi comportereste anche voi così se aveste delle figlie come le mie, che cambiano taglia a ogni battito di ciglia.

Comunque, pomeriggio impegnativo, dicevamo. Ho fatto di tutto per non far pesare questa maratona alle bimbe (leggi: ho giocato a nascondino e cel'hai - ma si scrive così? - in giro per corridoi e negozi) e loro devo dire che si sono comportate più che bene.

Ma veniamo al titolo del post, con relativo sottotitolo: visto che dovevo comprarmi pure io un paio di jeans, volevo sottolineare che OGNI commessa con cui ho avuto a che fare, mi ha dato del lei.
Magari a voi non pesa. O forse sì. A me comunque ha fatto una certa impressione. Passi una... due... ma tutte-dicasi-tutte mi ha abbattuto.
Ed io ho fatto il simpatico, cercando di fare battute e quant'altro, ma non c'è stato niente da fare: il lei ha caparbiamente resistito in ogni conversazione.
E non mi andava neanche di apostrofare la commessa con un classico "dai, non scherzare, dammi pure del tu", perché secondo me è tipico di quelli della mia età che non vogliono accettare l'inesorabile scorrere del tempo.
Quelli come me, insomma.

in foto: Elena si riposa, sfruttando i piedistali di due manichini di H&M.

12 marzo 2013

conclave

Da oggi si riunisce il Conclave per nominare il nuovo Papa.
Impossibile non pensare a questa scena del film di Nanni Moretti "Habemus Papam".
D'altrone anche i cardinali sono essere umani come tutti gli altri.


31 gennaio 2013

chiedere aiuto

Perché ci costa così tanta fatica chiedere aiuto a qualcuno?
È un problema di orgoglio? Vogliamo mostrare che sappiamo cavarcela da soli?
Non capisco perché noi adulti dotati di raziocinio siamo sempre portati a porgere il nostro aiuto a qualcuno, ma tentenniamo quando dell'aiuto ne abbiamo bisogno noi.

Forse è un po' complice la società moderna, che ci vorrebbe tutti supereroi. Non escludo che parte della responsabilità sia anche di questa città, Milano, che congela i rapporti tra le persone e li riduce ad un mero scambio, per cui se tu fai un favore a qualcuno poi puoi abrogarti il diritto di chiederne uno in cambio. Ma qua forse ci addentriamo in un tema parallelo, che è quello della gratuità.

La vecchia pubblicità che recitava "l'uomo che non deve chiedere mai" ci fa sorridere per cotanto machismo ultra esibito, ma tutto sommato, se pensiamo ai SUV o agli scooteroni non mi sembra che la mania del machismo sia passata. Ma a essere colpita dalla sindrome del non chiedere aiuto è anche mia moglie, quindi devo escludere che sia questa la motivazione.

Più probabilmente abbiamo solo paura di mostrarci deboli. Chiedere aiuto tutto sommato vuol dire che abbiamo bisogno degli altri, di un tessuto sociale che ci accolga e che ci dia sostegno. Personalmente non ci trovo niente di male in tutto questo, anzi. E allora? Cosa aspettiamo a bussare alla porta del nostro vicino e aprire il dialogo? E non solo per dire "se hai bisogno, io ci sono", bensì per manifestare tutta la nostra incapacità di sopportare tutte le difficoltà cui la nostra vita quotidiana ci sottopone e chiedere apertamente "ho bisogno di sapere che sei al mio fianco".


20 settembre 2012

nel caos della regione Lazio

Parlo poco volentieri di politica su questo blog.
Non che non mi interessi, eh! Solo che c'è gente che ne sa molto più di me e ne scrive molto meglio di me, quindi spesso evito il discorso in toto.
Oggi farò solo un accenno alla politica, per parlare in realtà di un'attitudine che mi fa arrabbiare come poche altre.

Da qualche giorno si è sollevato un polverone pazzesco sulla regione Lazio e sulla sua scellerata gestione delle risorse economiche: pranzi pantagruelici, auto blu (alcuni addirittura ce ne hanno due) e festini vari, tutto a spese dei contribuenti.

A parte che questa gente sarebbe da prendere a calci in culo da Roma fino alla Sicilia e poi imbarcarli su una nave e mandarli a guadagnarsi da vivere in un altro paese, vorrei soffermarmi in particolare su uno di loro.
Uno che, accusato, sostiene che - per amor di dio - lui festini non ne ha mai visti e non ci ha mai partecipato. Peccato che poi spuntino delle foto che invece lo ritraggono vestito da Ulisse in un mega party organizzato proprio da lui.

Ora: che lui sia innocente o colpevole non me ne frega niente. Se l'ha pagato di tasca sua o ha rubato i soldi a suo fratello non sono cose che mi competono.
Quello che mi fa incazzare come una bestia è sentirsi presi per il culo: "Festini io? non sia mai!". E poi non è che ne aveva partecipato a uno solo, magari controvoglia, trascinato da un collega.
No, ne aveva organizzato uno lui in grande stile!
Ma questa gente la vergogna proprio non sa che cosa sia.

Ecco, a lui e a tutti quelli come lui io farei mangiare un bel piatto di merda fumante.
Consentitemi una piccola legge del contrappasso: hai detto una caterva di cagate non vere sostenendole, quasi offeso? Adesso te le rimangi tutte.
Tutto questo dopo i calci in culo, ovviamente.
Quelli sono a prescindere.

04 giugno 2012

maledetti frònscési!

In realtà quest post si dovrebbe chiamare una cosa tipo "la giornata mondiale delle famiglie" o "il papa a Milano", ma non ho resistito alla tentazione di dire una minchiata e così l'ho chiamato in un modo che mi faccia ridere.
(e con questo abbiamo chiarito, per quei pochi che non se n'erano accorti, la scarsissima affidabilità giornalistico/lessicale dell'autore del blog).

Allora, stavamo dicendo: durante il w/end appena trascorso c'era l'incontro mondiale delle famiglie proprio nella nostra a Milano. Che poi le famiglie sarebbe sottointeso che debbano essere cattoliche, visto che si tratta di una festa di stampo cristiano, però - per fortuna - non c'è scritto, sennò sai che casino!

Quindi, ricominciamo: c'era l'incontro mondiale delle famiglie e noi, che sì, siamo cattolici e pure praticanti, però non è che siamo proprio il ritratto della famiglia come vorrebbe il cliché, abbiamo partecipato come meglio sappiamo fare, ovvero dando la ns disponbilità per le questioni pratiche e disertando tutti gli incontri a tema religioso. Quindi niente incontri tipo messa papale, ma abbiamo ospitato volentieri una famiglia francese per tre giorni/due notti.

Non li abbiamo solo ospitati a dormire, eh! Li abbiamo anche accompagnati in centro, aiutati nelle organizzazioni, etcetera. E tutto sommato è stato anche abbastanza divertente. Poi, vabbè, un salto in Piazza Duomo per vedere il Papa l'abbiamo fatto anche noi, se non altro per pura curiosità nei confronti di un evento di portata mondiale; e che per di più si svolgeva a due passi da casa nostra.

E devo dire che l'atmosfera in questo tipo di eventi è sempre carica di positività. C'è un sacco di gente che suona, canta, fa casino, tutti allegri. È un piacere far respirare alle bambine un po' di quest'aria di festa. Mette in circolo delle energie positive, che ci vogliono sempre.

23 aprile 2012

la fine (?) di un falso mito

Alcuni lo dicevano da tempo: la Lega è come l’UDEUR del nord. Ovvero familismo, compravendita di voti, interecettazione di fondi pubblici ecc.

Il guaio è che la Lega faceva di "Roma ladrona" (pronunciato in Bossi style, con tanto di voce rauca e occhio ignorante) la sua bandiera. E questo rende il loro caso ancor peggiore rispetto al caso di Lusi della Margherita di qualche settimana fa, o ai vari casi della Prima Repubblica, che si celavano dietro a un "rubano tutti, lo faccio anch'io". 
Tutti i partiti rubano, è chiaro. Ma se quelli trovati con le mani nella marmellata si vantavano di essere i cavalieri di un’Italia diversa (o Padania diversa?) be’ altro che monetine: il pestaggio mediatico è garantito. E pure doveroso.

Fa tristezza constatare che i popoli italici, benché mascherati dietro a sigle politiche, regioni o tradizioni diverse sono tutti familisti, corruttori e corruttibili e parassitano la comunità attraverso lo stato continuamente e senza vergogna.

 fotografia scattata stamattina in corso XXII marzo, angolo via Fratelli Bronzetti.

25 gennaio 2012

in farmacia

Succede sempre quando hai fretta. È ovvio.
Succede che c'è quella persona che entra in farmacia 3 secondi prima di te. Proprio quella persona lì, anziana e un po' claudicante. Ti chiedi perché doveva uscire di casa proprio a quell'ora.
Non poteva uscire 5 minuti dopo?
Ma bastavano anche 30 secondi dopo.

Perché nelle farmacie, non so se avete notato, è sempre così: c'è uno (o una) che tiene occupata una farmacista per tutto il tempo in cui voi state lì. Che sia 3 minuti o mezz'ora, c'è una persona che rende impraticabile uno sportello. E amen.
Ma c'è l'altro libero. Uno solo. A disposizione degli avventori normali.

È lì che si fionda la vecchia e comincia con una frase che non fa presagire niente di buono: "Ho perso le medicine della pressione". Ahia!
E continua: "non mi ricordo come si chiama... flestil qualcosa... non ricordo. Ha una scatola arancione"
"Signora - interviene la farmacista con molta pazienza - ci sono tantissime medicine con la scatola arancione"
"Ha la scritta vivace, i colori vivaci... Ha la scritta in alto... Sinestil forse?!
"No"

E qui la vecchia inizia a snocciolare una serie di nomi improbabili, con la farmacista che continuava a rispondere "no, non esiste".
Alla fine sono uscito disperato mentre sentivo che ricominciava la tiritera "Ha la scatola arancione..."

Secondo me hanno dovuto chiamare un'ambulanza che se la portasse via.


01 dicembre 2011

chiuso per suevele

Ci sono negozi che, per quanto mi riguarda, potrebbero chiudere istantaneamente. E non sto parlando di mancato utilizzo, perché è ovvio che non entrerò (forse) mai in una merceria o in un parrucchiere per signora.

Sto parlando di esercizi commerciali che non incontrano proprio il mio gusto,  e di cui depreco anche un po' l'esistenza.

• i vari "vendo/compro oro"
• le agenzie immobiliari
• le pizzerie al trancio (quelli con la pizza alta, per intenderci)
• le profumerie
• le grandi marche di abbigliamento (Hermes, Gucci, ecc)
• le gastronomia/rosticceria (ma non le pollerie, sia chiaro!)
• i ristoranti giapponesi e sushi bar
• gli antiquari


to be continued

14 ottobre 2011

la famiglia sgarrupponi

Sempre di corsa. La sensazione è un po' questa, di essere sempre in ritardo. E quindi di corsa, a rincorrere. C'è poco da fare, noi saremo sempre una famiglia sgarruppata.

Vedo in giro quelle coppie che riescono a fare tutto e sono - almeno in apparenza - sempre sereni. Beh, noi non apparteniamo a quelle.
Che poi sono convinto che per molti è più un atteggiamento che un vero e proprio stato mentale.

Però devo dire che, per esempio, quando entro nelle case degli altri e vedo tutto in ordine nonostante ci siano uno o due figli piccoli, io penso di appartenere ad un altro pianeta.
Se qualcuno fa una visita non prevista a casa nostra trova in giro di tutto: matite, giochi, lego e via dicendo. Per non contare il fatto che anche io e mia moglie siamo così: Dalia appoggia tutto sullo stesso armadio di camera nostra, fino a che la pila non diventa insormontabile.

Ed io - per dirne una - appena torno a casa la sera mi levo le scarpe nel punto esatto in cui una delle due figlie mi bracca, che è nel tragitto (non infinito, eh!) tra la porta di casa e camera nostra. E sempre le scarpe lì rimangono fino al giorno dopo.

Ma non è solo quello. È l'atteggiamento mentale. Bollette non pagate, roba dimenticata in giro, il box doccia da cambiare da più di un anno, gli armadi sempre pieni di cianfrusaglie.

Ho la sensazione che non ce la faremo mai. Saremo sempre così: sgarruppati.

e vogliamo per caso parlare di quanta roba ci portiamo appresso ogni volta che ci spostiamo? ogni viaggio, un trasloco.

09 ottobre 2011

a perfect day

Blocco totale del traffico, oggi a Milano. Inutile, da un punto di vista meteorologico, perché, da quando è stato deciso, un forte vento spazza via lo smog e rende l'aria pulita come neanche Mastro Lindo sarebbe in grado di fare.
Inutile anche secondo l'uomo della strada che "fare il blocco del traffico la domenica non serve a niente".

Utile invece. Anzi: utilissimo. E sapete per chi? Per i milanesi.
Che per un giorno si godono la città al meglio. Si va in giro in bici, in pattini o qualsiasi altro mezzo ecologico, senza la paura di venire asfaltati da un SUV. E quindi: intere famiglie in bicicletta, gente per strada che ride e scherza come neanche a una festa di paese.

Per noi: tram, giro in centro, Castello Sforzesco (sotto richiesta reiterata da Anita) e parco Sempione, con tanto di festa degli agricoltori lombardi. E poi a casa, of course.

Il tutto con un - come dicevo - cielo terso e dei colori vividi che hanno reso Milano... (oddio lo dico? vabbè, lo dico) una città perfetta.


ah, e c'erano anche i truccabimbi. si capiva, ne'?

04 ottobre 2011

fenomenologia del calcetto

Donne, vi siete mai chieste perché gli ometti amano così tanto il calcetto? Perché dedicano una (o due) sere a rincorrere una palla, anziché passare del tempo con voi?

La risposta, secondo me è da dividere in due motivazioni: quella fisica e quella mentale.

Quella fisica. È molto semplice: in quell'ora o più di corsa, l'uomo sfoga molte delle proprie tensioni fisiche. Si scarica, espelle le tossine. Terminata l'ora e fatta la doccia, noi maschietti siamo contenti, perché il nostro corpo è di nuovo in pace con se stesso (salvo infortuni).
Penso sia un po' paragonabile ad una vostra seduta all'hammam.

Quella mentale. Qual è il pensiero di un calciatore durante il match? Il massimo dello sforzo mentale è a chi passare la palla o cose del tipo "adesso faccio la finta di sinistro e poi tiro di destro".
Ovvero: nulla; vuoto; deserto. Qualcosa di simile ad un encefalogramma piatto.
Per un'ora alla settimana noi possiamo avere anche appena perso il lavoro, che non pensiamo a niente. Mentre voi quando uscite con le amiche discutete dei vostri problemi e tendete a rientrare nei pensieri della giornata, noi in quella sacra serata siamo in grado di resettare qualsiasi cosa.

Vi sembra stupido, faceto? Beh, non avete idea la minima idea di come sia fatto un maschio, allora.


17 luglio 2011

dei bimbi e della loro educazione

Chi era bambino negli anni 70 si ricorda sicuramente di quei poster orribili che raffiguravano scimmie intente a fare cose tipicamente "umane". Tipo scimmia in giacca e cravatta che si atteggia da broker; scimmia vestita come Humprey Bogart, seduta dietro una scrivania da detective, ecc. A me (complice la mia passione per il calcio) ne avevano regalato uno con una scimmia vestita da arbitro che sventolava un cartellino rosso.

Ecco, non fosse stato sufficiente l'aggettivo "orribili" nella prima frase, a me quei poster mi hanno sempre fatto schifo. Ma più che schifo forse dovrei dire che mi facevano pena quelle povere scimmie così conciate. Intente a fare qualcosa che sicuramente non era nei loro desideri.



Facciamo un salto spaziotemporale e arriviamo allo stadio di San Siro, 3 anni fa. Concerto di Springsteen. Stadio gremito, io, insieme all'amico Monty, in mezzo al pubblico, a cantare e scherzare.
A un certo punto mi cade l'occhio su un tizio che porta sulle spalle un bambino (presumibilmente suo figlio) di 3/4 anni, non di più. Mi scende la mandibola a terra e rimango a bocca aperta.
E mi domando: ma chi può essere così imbecille da portarsi un bambino così piccolo a un concerto del genere?
Riformulando la domanda: oh tu, genitore incosciente, perché devi sottoporre tuo figlio a un tale bombardamento di decibel e tenerlo in mezzo a una bolgia fino a mezzanotte, peraltro, per vedere una cosa di cui si ricorderà poco o - più probabilmente - nulla?

Le risposte che mi sono venute in mente sono due:
1 - (poco probabile) tuo figlio ti ha chiesto di portarlo a un concerto e tu l'hai portato proprio a quello. Il che significa che: la natura ti ha dotato di intelligenza scarsa. Punto e a capo.
2 - (purtroppo più probabile) hai voluto "fare il pazzesco" (come si dice a Genova) e portare tuo figlio a vedere un concerto del tuo cantante preferito per poi poter dire agli amici "ma sai che ho portato mio figlio al concerto del Boss?"
Il che significa che: non pensi al bene di tuo figlio; pensi solo al tuo interesse personale e lo tratti come tratteresti una scimmia ammaestrata.

Ma tutto questo per dire che cosa?
Recentemente stavo discutendo con alcuni amici su cosa sia giusto insegnare o non insegnare ai bambini. In queste discussioni faccio sempre la figura dell'integralista islamico o, forse peggio, di quello che vuole i figli perfetti che dicono sempre "sissisgnore".

In realtà non è così. Molto più semplicemente rimango perplesso di fronte ad alcuni genitori che usano i figli come una cosa da mostrare e gli impongono quelle che secondo me sono delle forzature: dalla maglietta del Milan fatta indossare al bambino di tre mesi (giuro!, visto ieri) al fare ascoltare le canzoni/sinfonia dei Genesis (anche questa è vera, giuro bis!) per poi potersi vantare dicendo che "sai, i miei figli ascoltano Selling England by the Pound".
Ultimo esempio (giuro tris!) bambini che vengono trattati come adulti e che si pretende da loro - appunto - un atteggiamento da adulti.

Per carità, non sono cose gravi. Lo so che c'è di peggio. Ma una cosa che mi lascia perplesso è l'uso (sì, proprio "l'uso") che i genitori fanno dei propri figli.
Ma che è? Siete così frustrati da riporre nei vostri figli così tante aspettative?
Ma ci pensate al loro bene?

Non sono certo un genitore perfetto, ma cerco sempre di agire con razionalità e mosso soprattutto dal sacro fuoco del buonsenso. Quello che manca a tanta gente. Ma tanta, eh!

07 luglio 2011

nei tuoi panni

È incredibile: le persone che dicono "mettiti nei miei panni" sono quelle che di solito si mettono meno nei panni degli altri.
Fateci caso.