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18 novembre 2013

do you have a moment?

Ieri mi sono svegliato con un discreto mal di testa.
Non fortissimo, ma costante: non mi ha abbandonato per tutto il giorno.

Sono abbastanza allergico all'uso delle medicine.
Prendetemi pure per un ingenuotto, ma penso che il nostro corpo abbia bisogno di rimedi naturali.
E non sto parlando di tisane al timo e melanzana, sto dicendo che - se ti viene il mal di testa per la terza domenica di seguito - c'è qualcosa che non va in te stesso.
Quindi bisogna capire se c'è qualcosa che ti preoccupa o se semplicemente devi diminuire il fattore stress generale.

Penso che il mio mal di testa sia dovuto a un accumulo di tensioni che, appena il corpo si rilassa, lasciano andare tutta una serie di qualcosarfine che fanno sì che tu ti svegli con un martello pneumatico nel cervello.
E perché la domenica e non il sabato? Semplicemente perché di solito il sabato ho più impegni di Obama, e inizio a rilassarmi solo il sabato sera.
Durante la cena del sabato, poi, non mi faccio mai mancare una bottiglia di vino (pregasi notare che durante la settimana non bevo quasi mai niente che non sia acqua, al limite una birra in occasioni speciali).

Insomma, la domenica mattina ho la testa crepata.
Di solito il mal di testa domenicale mi passa con l'andare delle giornata, magari dopo qualche caffè e un po' d'aria aperta. Ieri niente caffè (o meglio solo decaffeinato) e niente aria aperta perché ero in casa con Elena, malata.
Quando verso le dieci di sera ho capito che il mal di testa avrebbe avuto conseguenze importanti sulle mie (in)capacità di addormentarmi, ho ceduto: ho trovato questa scatola di Moment Capsule molli che già non avrei ingurgitato per quanto mi fa schifo la loro pubblicità. Aggiungetevi la mia riluttanza nell'assumere farmaci.

Vabbè, dai, altrimenti non riesci a dormire. Non pensare, agisci.
Ne sblistero una, riempo il bicchiere d'acqua, caccio la capsula in bocca, bevo rapidamente.
E mi strozzo.
Ma roba che fra un po' mi pratico una tracheotomia da solo, pur di liberarmene.
Insomma, io con 'sti farmaci proprio non c'ho feeling.


31 maggio 2013

back to the gym

A quattro mesi dall'infortunio al piede, sono finalmente tornato in palestra.
Dovevo stare fuori un mese, ma la cosa è stata più difficoltosa di quanto avessi previsto. Il piede mi ha fatto male (e - anche se pochisimo - mi fa ancora male), quindi continuavo a rimandare il ritorno all'attività agonistica.

Oggi, su indicazioni del medico, ho cominciato una riabilitazione che principalmente prevede il camminare tanto. Quindi tapis-roulant e andare.

Mi sono pesato prima di cominciare e adesso sono 87 chili. In un paio di mesi vorrei perderne 5 di questi 87. Ma il vero dilemma, come sa chi mi conosce bene, non è la costanza nell'attività fisica, ma la mia passione per il cibo.
Devo cercare di mangiare di meno, che per me equivale ad uno sforzo titanico.
Soprattutto perché a tavola sono solito mangiarmi quello che le mie figlie avanzano.
Con questo non voglio dire che le mie figlie non mangino, eh! Solo che ogni pasto è un terno al lotto su cosa mangeranno. Per esempio, se fino a ieri hanno divorato i pomodori, tessendone le lodi, non è comunque sicuro che il giorno dopo li mangino. E così via.

Insomma: cercherò di impegnarmi per perdere questi fatidici 5 chili.
Ce la farò? Si accettano scommesse.



22 giugno 2012

Men's Hell

L'operazione Tyler Durden è naufragata, sotto i colpi insistenti del caldo soffocante e degli impegni lavorativi (uno dei quali a Parma; ve lo devo dire quanto e come ho mangiato a Parma o ve lo immaginate da soli?).

Insomma, non ho ripreso tutti i chili che avevo perso, ma ci siamo quasi. Ho consultato lo specchio e ho notato una certa rilassatezza, quasi una cricumnavigazione del punto vita, che alcuni chiamano impietosamente salsicciotti. No, dico: un nome più frustrante no?

Con apprensione ho cercato muliebri conferme, ottenendo un deludente "ma a me piaci così". Allora ho trascinato il problema con me in ufficio, dove gli uomini, pragmatici e spietati, mi consigliano di accettare l’ineluttabile e rotondo destino del post quarantenne. 

E allora eccomi qui, triste e dubbioso, a tre giorni dalla mia fatidica prova costume, davanti all’edicola; guardo di sfuggita, un po' vergnandomene, ben tre riviste tartarugate che mi spiegano come essere un vero uomo in forma e desiderato da donne strafighe che si ninfomanizzano al sol mio passaggio.

Le rimetto giù. Non servono. 
So già come far sparire la pancia in tre giorni: basta tirarla dentro trattenendo il respiro. 
E so benissimo da solo che con un po' di sport si migliora la forma fisica; non ho bisogno che me lo dicano i ricercatori della Salcazzo University.
E so anche come farla urlare in camera da letto: basta asciugarselo sulle tende dopo aver fatto all’ammmore.


11 maggio 2012

operazione Tyler Durden - 02

Questa settimana sono stato bravissimissimo.
Ho intrapreso una linea non troppo dura, ma decisa: ogni giorno devo fare dello sport.
Anche poco, ma devo farlo.

Tanto per dire:
sia sabato che domenica scorsa, al mare in Liguria, ho fatto una corsa di 40 minuti each
lunedì sera calcetto
martedì palestra
mercoledì andata e ritorno casa-ufficio in bicicletta (30 minuti each)
giovedì sono andato a correre al Forlanini alle 7,00 di mattina (eroico!)
venerdì (oggi) palestra

Se continuo così sono un idolo.
Se non muoio prima, ovviamente.

26 aprile 2012

operazione Tyler Durden

 
Settimana scorsa è cominciato il mio tentativo di perdere un po' di peso in vista dell'estate. Prendendo spunto da un blog che seguo l'ho chiamato "operazione Tyler Durden".
Sia chiaro: io non ci assomiglio neanche lontanamente a Tyler Durden (che poi sarebbe Brad Pitt in "Fight Club"). E non ci assomiglierei neanche dopo 2 anni di allenamenti e 3 o 4 plastiche facciali.

Ma a qualcuno o qualcosa bisogna ispirarsi, no?

Insomma, ho cominciato neanche una settimana fa. O forse dovrei dire ri-cominciato. Gioco a calcio una volta alla settimana (insufficiente per una persona di 41 anni che mangia come un bufalo) e ho sempre avuto l'abbonamento alla palestra.
Ma averlo non significa andarci in 'sta benedetta palestra. Infatti da Natale a settimana scorsa ci sono andato ben due volte.

Adesso l'impietosa bilancia segna 90 chili e mi sento un budino. Il che significa
Priorità: dimagrire e tirare su un po' di massa muscolare.
Tempistica: due mesi.

Ce la farò? E non dite subito "no", cazzo, che così mi scoraggiate.

24 aprile 2011

sconforto

Anita peggiora. Non si fa in tempo a vederne i miglioramenti che nel giro di mezza giornata peggiora.

Mi rendo conto che certe volte faccio fatica.
Già vedere dei bambini che stanno male, in generale, ti fa male al cuore. Quando poi si tratta di un figlio tuo, mi perdonerete l'ovvietà, è ancora peggio.
E non è sempre semplice, quando tiri su la maglietta e vedi la schiena zeppa di bolle, sorridere e dire "non è niente; vedrai che ti passa subito".

Ho già detto e ripeto che essere genitori secondo me è una delle tappe per diventare Cavaliere Jedi. Non devi mai perderti d'animo. E devi sempre essere sereno e comunicare sicurezza.
Non sempre è facile.

02 febbraio 2011

stati di salute

Visto che ci sono persone che - ahiloro - leggono questo blog anche per avere mie notizie (risparmiate sul telefono, eh!) mi sento in dovere di fare un piccolo upgrade degli stati di salute della famiglia.

Mio papà sta bene. È a casa, tranquillo ed è tornato come nuovo. Oddio, come nuovo non proprio; diciamo che è tornato come prima.

Per Dauno invece la situazione è un po' più complicata da spiegare. Le sue condizioni sembravano irreversibili, con conseguente perdita della vista da un occhio. Poi ci sono stati una serie di esami e visite specialistiche che hanno fatto aumentare le speranze che le cose si possano ristabilire al meglio. Insomma è tutto ancora da capire.
Al momento non c'è niente di certo se non una cosa che, a chi lo conosce, sembrerà impossibile: ha smesso di fumare!
Da tre pacchetti a zero il passo è notevole. E ha anche smesso di bere caffè. E sul mangiare sano, ci stiamo laovrando: per adesso va a pranzo e cena a turno da uno dei suoi fratelli o amici, che si premurano di cucinare cose supersane. L'unica volta che si è fatto da mangiare da solo ha bruciato la cena. Ma, vabbè, come detto ci stiamo lavorando.

07 novembre 2010

il ritorno della famiglia ravatto

Autunno, tempo di grandi ritorni sugli schermi. Dopo X Factor e il Grande Fratello, è giunta l'ora della Famiglia Ravatto*.
Le avventure di una simpatica famiglia sgangherata, alle prese con la pericolante vita di tutti i giorni.
Nel primo episodio i genitori sono alle prese con mal di gola e raffreddori fotonici di quelli che ti fanno parlare come Mami in "Via col Vento"; la figlia piccola con un raffreddore intasatubi che si perpetra da una settimana, mentre la figlia grande - vera protagonista dell'episodio - sfoggia una bella febbrona da cavallo, unita a lanci di vomito in pieno stile Linda Blair.
Con un'aggravante: l'unica cosa che ha mangiato in tutta la giornata sono dei biscotti Oreo (biscotti neri, farciti con la crema). Ergo: applausi a scena aperta per la scena del vomito a spruzzo di colore nero.



* ravatto= termine genovese che indica gli scarti, le cianfrusgalie e gli oggetti mezzi rotti. La cose che si trovano solitamente in soffitta, per intenderci.

16 maggio 2010

cultura forzata

Sono tornato a Milano e ho ripreso quasi del tutto la mia vita normale. La settimana cellese è stata all'inizio uno spasso (non dover fare da mangiare, non doversi occupare delle figlie, poter leggere quanto vuoi, ecc.) ma, alla lunga, una bella rottura di coglioni. Adesso sono due giorni che zoppico un po', ma comunque cammino. Ieri (sabato) siamo pure andati al Parco Palestro con le bimbe a passare il pomeriggio. Fino a due giorni prima era impensabile, per via del male ai piedi. Ma torniamo alla parte bella: ho mangiato un sacco (focaccia ogni giorno per colazione, acciughe fritte, seppie in umido) e ho letto altrettanto. A parte la rassegna stampa mattutina (mia madre mi portava Repubblica, il Fatto Quotidiano e ogni tanto anche Il Secolo XIX) mi sono portato dietro 3 libri. Che ho finito. Per l'esattezza l'ultimo l'ho finito stamattina ed è anche quello che mi è piaciuto di più. Si tratta di "Brick Lane" di Monica Ali (inizialmente uscito in Italia con il titolo di "Sette mari, tredici Fiumi"; ora lo trovate in libreria come "Brick Lane") un libro del 2003 che mi consigliò Alessandro tempo fa. È rimasto nella pigna dei libri da leggere per un annetto almeno; e da lì l'ho preso, prima di partire per Celle.



A mio modo di vedere è un libro veramente bello. Ma bello bello. Di quelli che consiglierò o regalerò per un bel po' di anni. Parla di Nazneen, una ragazza del Bangladesh, costretta a partire per Londra, perché promessa sposa a Chanu, un brav'uomo di vent'anni più grande di lei. Una storia mai banale e che esula dai facili stereotipi sulla condizione degli immigrati. Non saprei cos'altro dirvi se non: compratelo. Oppure aspettate il vostro prossimo compleanno.

09 maggio 2010

exile on celle street

Da ieri pomeriggio sono in esilio a Celle Ligure.
Sì, perché ho avuto un guaio fisico ai piedi, un'infezione batterica che mi ha reso quasi impossibile camminare, e per non pesare troppo su Dalia, ho chiesto a mio padre di venire a prendere me e Anita per portarci in terra ligure.
Così adesso sono qua a Celle, supercoccolato da mia madre, la quale si tiene anche Anita per buona parte del giorno.
Un ricovero di lusso, per me, che tra focaccia e pranzetti vari, uniti a una forzata immobilità, probabilmente tornerò a Milano ingrassato di un paio di chili. Almeno.

03 maggio 2010

mi sono estraneo

Oggi sono uscito di casa per la prima volta dopo che un virus, nella notte tra mercoledì e giovedì scorso, mi ha completamente annientato il sistema immunitario.
Giovedì infatti mi sono svegliato in un coma totale. È vero: la sera prima, complice una cena di lavoro, avevo bevuto un pochino. E, si sa, l'età che avanza, unita a una carenza di sonno ormai cronica, nonché a una ormai quasi nulla abitudine a bere alcoolici mi avevano dato il colpo di grazia.
Anzi no. Il colpo di grazie me l'ha dato 'sto virus che mi sono beccato non so come (le mie figlie entrambe malate? mi sembra assai probabile) che mi ha acceso un petardo vicino alle tonsille. Infatti la mattina dopo non riuscivo neanche a deglutire o a bere un bicchiere d'acqua senza fare sforzi disumani.

Ma tutto questo per dire cosa? Che da ieri (domenica) ho ricominciato a mangiare e bere come una persona normale (il che - nota bene - non corrisponde ai miei standard) solo che sento tutto amplificatissimo.
I gusti, i sapori. Ma anche i suoni, i rumori, le sensazioni.
Oggi in motorino, per esempio, andavo in ufficio a una velocità di gran lunga inferiore, perché mi sembrava che tutti si muovessero troppo in fretta.

Ma la cosa sorprendente è con il cibo. Ieri sera ho aggiunto, come faccio sempre, un po' di sale a una torta salata che ho cucinato e improvvisamente mi sembrava salatissima. Ma giusto per dirne una.
Oppure, altro esempio, non bevo più il caffè, perché mi sembra troppo forte.
Poi la cosa più divertente: oggi a pranzo mi sembrava fastidiosa anche l'acqua gasata.
Sembra di vivere nel corpo di un altro.

09 febbraio 2010

hard times

A casa sono giornate difficili. Per questioni di salute, intendo.
Mi piace pensare che il peggio sia passato, ma ho paura a dirlo a voce alta per questioni scaramantiche.
Probabilmente è solo per il fatto che è il primo inverno in cui siamo in quattro e, si sa, i bimbi piccoli portano malattie e le trasmettono pure; fatto sta che domenica a un certo punto il bollettino recitava:
3 bronchiti (Dalia e le 2 bimbe)
2 febbri (io e Elena)
2 raffreddori (Anita e Elena)
1 vomito (io)
Ce ne sarebbe "a basta" da fare un viaggetto a Lourdes.
Ma il peggio è la gestione della giornata: tra le varie incombenze "normali" (spesa, pasti, lavatrici, ecc) e quelle "extra" (aerosol, antibiotici, lavaggi nasali, ecc) le 24 ore in famiglia diventano un calvario.
Anche perché non è che un bambino impazzisca dalla voglia di farsi spruzzare dell'acqua nel naso o farsi mettere una supposta nel sedere; quindi li devi pure convincere o - molto più spesso - circuire.

Ma come dicevo penso (o solo spero) che il peggio sia passato. Ad oggi sia io che Dalia stiamo bene; le bambine stanno migliorando; e prima o poi questo cazzo di inverno finirà.
Speriamo presto.



in foto: l'elenco delle incombenze giornaliere pubblicato sulla nostra gazzetta ufficiale, ovvero il frigo.

17 dicembre 2009

complimenti

Siamo ancora in ospedale.
Giurano che domani ci fanno uscire. Io ormai non ci credo più, ma in cuor mio spero che sia veramente l'ultima notte che passiamo qui.

Ma veniamo a noi. O meglio a me e Anita, che in questi giorni di ospedale mi sembra che ci siamo legati molto l'uno all'altro; più dell'ordinario rapporto padre-figlia, intendo.
Ho ormai la barba lunga e chiedo ad Anita:
"Ti piace papà con la barba lunga? Me la taglio o la lascio lunga?"
"Tagliala" dice lei
"Perché?" le chiedo
"Perché sennò somigli a babbo natale. Hai anche la pancia come babbo natale."
Neanche il tempo di riprendermi da questo shock, che aggiunge:
"E hai il naso lungo come quello di Pinocchio"

minchia!

16 dicembre 2009

Greetings from San Carlo Hospital

Si dovrebbe concludere con questa notte una simpatica degenza di 3 giorni e 3 notti presso il reparto pediatrico dell'ospedale San Carlo Borromeo di Milano.
Siamo stati catapultati in questa realtà parallela a causa di una febbre altissima e di una sorta di orticaria che ha colpito Anita nel weekend scorso.
Dal Pronto Soccorso ci hanno spedito direttamente in questo ospedale perché sembra che fosse l'unico con posti letto disponibili in Pediatria.
Avendo Elena piccola e ancora allattata al seno, per ovvie ragioni il genitore "accompagnatore" sono stato io.
Dalia è venuta di mattina a darmi il cambio, in modo che io potessi fare colazione, farmi una doccia, eccetera. Il tutto con l'ausilio della zia Paola, nel non secondario ruolo di babysitter per Elena (e da stasera ci ha raggiunto pure la nonna).

La situazione si è rivelata assai pesante, soprattutto per le continue richieste e gli esami a cui Anita è stata sottoposta: il fatto che la mattina ci svegliasse un'infermiera per misurare la temperatura; che subito dopo un'altra ci portasse il vasetto per l'esame delle urine; che un'altra ancora ci venisse a somministrare un farmaco; e che dopo mezz'ora dovessi portare Anita a fare delle analisi; insomma tutte queste continue "richieste" hanno fatto sì che Anita praticamente iniziasse a piangere ogni volta che entrava qualcuno in stanza. Foss'anche solo per portare la colazione.

Adesso, se dio vuole, sembra tutto a posto. Finalmente i dottori hanno trovato risposta ai loro quesiti e, soprattutto, Anita non ha più la febbre e l'orticaria se ne sta andando.
Domattina ci dovrebbero dimettere. Speremm.



Parlavo all'inizio di realtà parallela non a caso. Il reparto pediatrico di un ospedale è veramente un mondo a se'. Fatto di persone straordinarie (dottori, infermiere, volontari) e di situazioni assurde, di quelle da farti maledire qualsiasi cosa o persona dal creatore in giù; basta poter avere qualcuno con cui prendersela.
Non voglio raccontarvi episodi strappalacrime o casi umani che vi facciano rimanere a bocca aperta, anche perché sono stati giorni "tranquilli", se capite quello che vi voglio dire.
Semplicemente: vedere l'innocenza dei bimbi a contatto con certe cose ti lascia veramente da pensare. Soprattutto per come reagiscono positivamente proprio loro, nonostante le difficoltà. Anche se, va sottolineato, tu sei il loro filtro e quindi, se perdi la speranza o il buonumore tu, tutto ciò si ritorce direttamente su di loro. Ma se riesci a mantenere il sorriso e a farli giocare... beh... ti ritorna tutto centuplicato.

Adesso vado in bagno e poi a dormire, dopo un'intensissima giornata.
E perdonatemi se, mentre percorro i corridoi silenziosi e semibui, mi viene da fischiettare il tema di Kill Bill (quello di Daryl Hannah finta infermiera); d'altronde la demenza è l'ultima a morire. In me, se non altro.

in foto: il nostro "residence", per questi giorni.

14 febbraio 2008

sulla Tachipirina

Ieri riflettevo sugli effetti (fin troppo) benefici della Tachipirina e sono giunto alla conclusione che probabilmente la Tachi (come la chiamiamo informalmente in famiglia) è la droga più pesante che io abbia provato in vita mia.
Mi spiego meglio.
Verso le tre di notte sto male, ho freddo e ho la febbre.
Prendo una Tachi e nel giro di mezz'ora inizio a sudare così tanto che penso di sciogliermi.

A poco a poco però riprendo il controllo del mio corpo e dopo un'altra mezz'ora sto talmente bene che sono sveglissimo! Non riesco più a dormire.
Come se il mio corpo dicesse: "Vai! Rifatti di tutto ciò che non hai vissuto nella giornata da debole sfigato con due linee di febbre: è il tuo turno."
Peccato che siano le 4 di mattina e nessuno - a parte me - si sente così galvanizzato da fare qualsiasi cosa.
Per concludere: io non so che effetto faccia sniffarsi della cocaina o farsi di anfe, ma caspita un così repentino cambiamento di salute fisica e mentale io non l'ho mai provato.



Sarà che non sono abituato ad assumere medicinali...

13 febbraio 2008

la famiglia Tachipirina

La notte passata c'è stato un momento di vero "brand awareness" (come si direbbe in ambito pubblicitario/marketinghese).
Dalia, Anita ed io: a ciascuno la propria Tachipirina.
Stiamo messi proprio bene.

29 novembre 2007

Gita notturna

Dico io: per uno che finisce di lavorare all'una di notte e va a dormire all'una e mezza, cosa c'è di meglio di una bella sveglia alle 4,30?
La sveglia per l'occasione era la voce di Dalia che dice "cazzo, ha 40 di febbre".
Ovviamente il soggetto in questione è Anita che per l'occasione è stata vestita, presa e portata al Pronto Soccorso verso le 5 di mattina.
Nessun allarmismo, per carità. L'abbiamo fatto solo per sapere cos'ha la piccola da un paio di giorni a questa parte. Risultato: tonsillite.
Ma quello che faceva ridere era la scena apocalittica: in giro non c'era nessuno; nell'ospedale non c'era nessuno... Faceva una certa impressione, devo dire.
Anche se faceva moooolto più impressione (per non dire che faceva morire dal ridere) la faccia dell'infermiere che ci è venuto ad aprire quando abbiamo suonato il campanello del Pronto Soccorso.

Ci stava proprio aspettando sveglio. Sì, sì...