25 gennaio 2026

Chuck Palahniuk - L'invenzione del Suono

Ritrovare periodicamente Chuck Palahniuk è bellissimo, perché ti tuffi tra i suoi personaggi assurdi e le sue storie al di là da ogni logica. Per uno come me che fa il creativo di professione è un incrocio tra una grande invidia per la sua capacità di ragionamento fuori dagli schemi e il godimento puro della lettura.

In poche righe, la trama: il libro ruota intorno a due personaggi, uno è Gates Foster, padre disperato dalla scomparsa della figlia undicenne Lucinda, che passa il tempo sul dark web a caccia di pedofili, nella speranza di ritrovare tracce della figlia. Il secondo personaggio è la rumorista Mitzi, alcolizzata e tossicodipendente, ma professionista meticolosa, perennemente alla ricerca di nuovi suoni, specialmente urla. Le loro storie parallele si incroceranno molto avanti nelle pagine.

Come dicevo inizialmente, se ami Palahniuk e sei abituato alla sua narrazione (per i neofiti, è lo scrittore di Fight Club), buttarsi nelle atmosfere gotiche al limite della follia narrativa, è quasi un ritorno a casa. Infatti il libro l'ho divorato in pochi giorni. Bellissimo.



14 gennaio 2026

Futique - Biffy Clyro

L'autunno 2025, oltre ai già citati Ministri e Deftones, ha visto un altro disco farsi strada nelle mie orecchie, ed è Futique dei Biffy Clyro, un'altra band che ho sempre ascoltato ma mai con particolare attenzione. 

E allora perché l'hai ascoltato? Perché me l'ha consigliato Davide Autelitano, meglio conosciuto come Divi, il cantante dei Ministri. Nelle chiacchiere post showcase di settembre, alla domanda "cosa stai ascoltando in questo momento?" (grazie Livio per avermi fatto questa domanda, quest'estate), lui puntò il dito proprio su questo disco.

I Biffy Clyro suonano sempre genuini, mai artefatti e con influenze diverse a seconda di cosa frulla per il cervello di Simon Neil. Anche in questo caso, la risultante è un disco di buon rock, godibile e di facile ascolto (se siete amanti del genere, ovviamente). Diciamo un buon 7 in pagella.



04 gennaio 2026

Stranger Things

E così, con un ultimo episodio di 2 ore proiettato addirittura nei cinema statunitensi la notte di Capodanno, è terminato Stranger Things, serie tv popolarissima giunta alla sua quinta e ultima stagione, che ha conquistato un pubblico trasversale, dai ragazzini agli adulti.

Ovviamente la conclusione di una serie così mainstream non poteva che deludere una discreta fetta di pubblico, cosa già successa ad altre saghe come Lost o Game of Thrones, poiché ognuno ha le proprie teorie e aspettative. Tendenzialmente sono uno spettatore che tende a godersi lo spettacolo e accettare quel che scrivono gli sceneggiatori (anche se con Lost qualche difficoltà l'ho avuta), quindi non starò certo qui a tediarvi sulla credibilità di alcune situazioni o sui buchi di trama. 

La serie è sicuramente ben realizzata: dal cast alla regia, dalla fotografia agli effetti speciali, tutto ok. Rimane un po' l'amaro in bocca per due fattori. Primo: questa maledetta nostalgia degli anni '80 non ce la leviamo dalle palle mai più. Secondo: come al solito il marketing e il ritorno economico hanno fatto da padrone, quindi scene tirate in lungo (sul coming out di Will mi stavo addormentando), storie strappalacrime, saga dei buoni sentimenti e tutte quegli altri elementi che ti fanno pensare "se ne avessero fatto solo 3 stagioni anziché 5 sarebbe stato meglio". Insomma, non vedevo l'ora che finisse.

Ah, un'ultima cosa: Millie Bobby Brown, la bambina prodigio della prima stagione, grazie a filler e ritocchini vari - a soli 21 anni! - è già diventata inespressiva. In rete spopolano i meme a riguardo e io rido un sacco.