14 giugno 2017

di nuovo tibie

Ci sono voci che ti infastidiscono e voci che ti scaldano il cuore già dal primo ascolto.
Conosco un sacco di gente irritata dalla voce di Carmen Consoli, per esempio. Così come c'è una mia amica che non può ascoltare i Muse a causa del timbro vocale di Matt Bellamy.

Al contrario, io adoro James Mercer già dalla prima volta che ci siamo "incontrati". La sua vocina indie mi culla verso un mondo parallelo fatto di calma e piccole gioie. Musicista molto interessante e autore di liriche spesso ironiche, il buon James trova nei The Shins il suo megafono favorito, essendone il compositore e ormai anche l'unico produttore nel nuovo lavoro "Heartworms".

Il disco - come il precedente "Port of Morrow" - per alcuni versi risente delle influenze elettroniche che Mercer ha percorso con il suo amico Danger Mouse nel progetto Broken Bells, come per esempio in "Cherry Hearts", la mia traccia preferita, o in "Dead Alive", che sembra proprio un pezzo dei BB.
Dall'altro lato, invece, per le ballate, si adagia sulle sue radici indie folk, come in "Middlehall" o nella title track "Heartworms".

Nel complesso un disco bello bello, che mi accompagna quotidianamente ormai da un paio di mesi.



18 maggio 2017

Chris Cornell 1964-2017

E niente, se n'è andato. Non si capisce ancora come sia potuto succedere, ma se n'è andato.
Ho sperato a lungo si trattasse di una bufala, perché stamattina proprio non me ne capacitavo, ma ormai la notizia è confermata.

Non sono bravo a scrivere epitaffi e in effetti non so perché sto scrivendo queste righe. Ma mi sembra impossibile non rendere omaggio a uno dei più grandi personaggi che la musica rock abbia avuto negli ultimi anni.
Quando mi chiedevano "che dono di natura vorresti avere?" ho sempre risposto "la voce di Chris Cornell negli anni '90". Ma in realtà quello che più gli ho invidiato era la capacità di scrivere canzoni magnifiche una via l'altra: con i Soundgarden, con gli Audioslave, ma anche da solo.

Mi mancherai veramente tanto, Chris. Ma proprio tanto.


02 maggio 2017

big little lies

Inizia tutto con un delitto, ma non ci è dato sapere chi sia morto. Però conosciamo il contesto: un evento di raccolta fondi per la scuola elementare.
Ed è proprio dal primo giorno di scuola che parte il flash back che ci accompagna per 7 puntate: una storia che ruota intorno ai bambini, ma soprattutto intorno alle madri e alle loro avventure, frustrazioni, competizioni in una società che ha fatto delle apparenze lo scopo principale.

Ma come ben sappiamo, dietro a tali apparenze c'è un mondo che cade a pezzi: Madeline (Reese Whiterspoon) è convinta di essere sempre nel giusto, anche laddove sbaglia palesemente; Celeste (Nicole Kidman) ha abbandonato la carriera suo malgrado per dedicarsi a figli e marito; e Jane (Shailene Woodley), madre single dal passato oscuro, vive con una pistola sotto il cuscino.

Beh, che ci crediate o no, con i loro pregi ma soprattutto con i loro difetti, queste tre donne diventeranno le vostre migliori amiche. E quando le sette puntate di Big Little Lies finiranno, queste tre donne vi mancheranno parecchio. O almeno così è successo a me.


08 marzo 2017

divide (si legge divàid)

Provo una naturale simpatia per Ed Sheeran, non so perché. Forse a causa di quell'aria da ragazzino un po' impacciato, chissà.
Lanciato sulla scena musicale dalla sua "Thinking out loud", rischia di finire nel purgatorio dei tanti artisti di cui ci si ricorda solo per un unico brano.
Così mi sono messo ad ascoltare il suo nuovo lavoro, che si chiama semplicemente "÷", per capire se approfondire la sua conoscenza o lasciarlo lì tra gli incompiuti.

La prima sensazione è quella di uno che non ha ancora deciso quale percorso seguire, perché il disco è abbastanza eterogeneo. Che potrebbe essere un bene, in generale. Ma nel suo caso a me sembra più un disturbo bipolare della personalità. Per esempio nel primo brano Sheeran inizia facendo uno speech, e prosegue rappando. Seconda canzone: pieno pop.
Oppure più avanti si hanno due canzoni di seguito in cui nella prima, "New Man", usa il synth e il canto viene scratchato. Nella successiva "Hearts don't Break around Here", invece si ritorna all'Ed Sheeran chitarra, voce e testo smielato, tipo la canzone che l'ha lanciato.

Insomma, è un brutto disco? No, assolutamente. È carino e si lascia ascoltare. In questo senso si potrebbe definire molto pop. Però, se avesse le idee un po' più chiare, le contaminazioni tra generi diversi potrebbero essere più interessanti. Riprovaci, Ed.


20 febbraio 2017

aenima

Musicalmente sono un rompipalle, lo so. Contesto spesso i gusti degli altri, Mi trovo sempre nell'antipatica situazione in cui cerco di fargli capire come ragiono io e come invece gira il business musicale.
Classico esempio: la gente celebra la voce (magnifica, sia chiaro) di Freddie Mercury e io dico "guarda, bravissimo, ma non mi smuove un'emozione". 
Dopo che ho smontato due o tre gruppi che seguono più il marketing che non la passione, arriva la classica domanda "vabbè, ma tu che musica ascolti?" E io faccio sentire questa. 



La gente non capisce, ma non mi interessa. Per me rimane un capolavoro.

09 febbraio 2017

top 5 sintomi dell'età che avanza

No, non stiamo parlando di pancetta o di capelli che ingrigiscono. Quelle sono cose che succedono a chiunque.
Quali sono i sintomi che vi fanno sentire che state cambiando?
Vi dico i miei, siete liberi (se volete) di aggiungere i vostri nei commenti.

5 puntualità - ho cominciato ad arrivare puntuale ai matrimoni o in stazione, laddove mi sono sempre contraddistinto per il ritardo e le corse;
4 cosmetica - ebbene sì: ho comprato una crema per il viso;
3 parlo ad alta voce - come i vecchi in mezzo alla strada, esatto;
2 ombrello - cosa? lo devo confessare: per la prima volta in vita mia ho comprato un ombrello;
1 aperitivo - l'altroieri ho preso un aperitivo senza mangiarmi tutto il buffet e ho bevuto solo un calice di vino rosso. E non ero malato.

outsider, la inserisco se non è mia, ma l'ha detta un mio amico e mi ha fatto troppo ridere:
ho capito che sono diventato vecchio perché - ogni volta che la polizia mi controlla la patente - mi guarda in faccia, guarda la foto sulla patente, mi guarda in faccia, guarda la foto sulla patente ogni anno sempre una volta in più.

31 gennaio 2017

inizio del nuovo anno

Sento il bisogno di aggiornare questo blog, non so bene per quale motivo. Probabilmente solo come uso privato, come "diario dei ricordi", in un periodo in cui mi sento come una banderuola al vento.
La spinta provocata dall'entusiasmo nell'essermi liberato dei miei ex soci (ormai 4 mesi fa) si è affievolita e insieme ad essa i lavori che mi affollavano le giornate.
L'inizio di Gennaio è stato particolarmente preoccupante per la mancanza di lavoro e a poco a poco ho dovuto imparare a gestire l'ansia che mi attanaglia lo stomaco nei periodi di magra.

Fortunatamente la seconda metà di questo primo mese del 2017 è stata ricca di avvenimenti più o meno importanti, sempre lavorativamente parlando.
Ma a dir la verità la fortuna, come ben si sa, va aiutata: in effetti ho seminato così tanto (e continuerò a farlo) che qualcosa si è messo in moto e sono sicuro che altre sorprese mi aspetteranno.
Oggi, per esempio, è stata una giornata ricca di soddisfazioni: un nuovo lavoro, un nuovo incontro e alcune nuove prospettive.

Colonna sonora del periodo affidata a questo signore qui:


22 dicembre 2016

volbeat, sempre volbeat, fortissimamente volbeat

Vivo l'ennesimo dicembre incasinato: di giorno lavoro in un'agenzia (inAdv, per cui faccio lavori fighissimi) e di notte mantengo i miei lavoretti (favori ad amici, rivista di fotografia, ecc). Arrivo a sera abbastanza distrutto, ma - se riesco a passare l'abbiocco post cena - riparto. E quando ho bisogno di rimanere sveglio per finire l'ennesimo impaginato, trovo la giusta carica nella musica rock sparata a un livello importante.

Ed ecco che, in un isolato cassetto della memoria, ricordo di aver scaricato (ma anche ascoltato) il nuovo disco dei Volbeat. Mi era piaciuto, ma non troppo. E in effetti, riascoltandolo a distanza di mesi, capisco che ricasco sempre nel solito errore: all'inizio mi aspetto tanto, quindi i primi ascolti sono un po' tiepidi. Poi mi lascio andare e semplicemente mi godo la musica.

Certo, quella dei Volbeat è particolarmente ripetitiva. Non solo da un anno con l'altro (sfido chiunque a non trovare identico l'incipit di "for Evigt" con quello di "Lola Montez") ma anche all'interno dello stesso album. Però - in un periodo di estrema insicurezza e flessibilità lavorativa - qualche certezza ci vuole. E la mia sta tutta in 13 tracce da cui mi faccio volentieri perforare i timpani.



20 dicembre 2016

christina

Elena: "Papà, se tu avessi una macchina del tempo, potresti andare un pochino indietro, ma non tantissimo, quando io e Anita già ci siamo?"
io: "ok, per fare cosa?"
Elena: "puoi adottare Christina Aguilera, così diventa nostra sorella?"


23 novembre 2016

aggiornamento

Se non avete mie notizie da un paio di mesi, è perché il mio social media manager è Fabio (detto Fabbio), l'uomo più inconcludente della terra.


30 settembre 2016

bye bye

Abbandonare la postazione.
Ripeto: abbandonare la postazione.


01 settembre 2016

chain reaction

La cosa che mi sta colpendo di più, in questi giorni "post-licenziamento"è la quantità di messaggi e telefonate che mi arrivano.
Un sacco di attestati di stima, di incoraggiamenti e di complimenti. Ma proprio molti di più di quelli che mi aspettavo.
Energie positive in circolo: ce n'è bisogno.



Andreone, questa ovviamente è per te.

29 agosto 2016

letture estive 2016

Ecco i tre titoli che hanno accompagnato la mia estate, letti in ordine da sinistra a destra.




Il primo che mi è letteralmente capitato tra le mani è Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, romanzo d'esordio di Jonas Jonasson. Era lì, nella pigna dei "da leggere", e visto che mi sono ritrovato ammalato senza preavviso (c'è qualcuno che si ammala con preavviso?) l'ho pescato dalla pigna e l'ho iniziato.
Così come mi è successo con il secondo libro dello stesso autore, ho riso veramente tanto. Una storia surreale e divertente, che comunque non si esime dal farci riflettere un po' sul tipo di vita che conduciamo. O forse sono io che - visto il periodo che sto passando - gli ho dato questa connotazione.
Cmq libro straconsigliato per chi ha voglia di svagarsi.

In ordine di lettura, il secondo è una raccolta dei primi tre romanzi di Joe Lansdale con protagonisti i due amici Hap and Leonard. Avevo letto qualcosa di Lansdale, ma niente che riguardasse questa coppia di texani quasi nullafacenti, dalle battute fulminanti e con una certa propensione a dare (e ricevere) botte.
Suggeritomi dal buon Monty, ho attaccato questo libro in Sicilia e me lo sono divorato. I dialoghi tra i due protagonisti sono a tratti esilaranti e l'abilità di Lansdale di descrivere la provincia americana in poche parole è stupefacente. Libro che consiglierò vivamente.
Ho scoperto che ci hanno pure fatto una serie tv che si chiama proprio come i protagonisti, ma non sono riuscito a trovarla.

Terzo e ultimo libro, è stato Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron.
Avevo letto in giro pareri positivi su questo libro e quindi l'ho letto per curiosità. Beh mi è sembrato un libro abbastanza sopravvalutato. L'idea è carina, ma tirata troppo in lungo con personaggi o comparsate inutili (uno per tutti: il fidanzato della sorella). Insomma, 200 pagine dove l'unica cosa interessante avviene ovviamente verso la fine e pronunciata dal personaggio più prevedibile di tutti (la nonna del protagonista). Una mezza delusione.

24 agosto 2016

out of (this) office

Eccolo il cambiamento preannunciato: stamattina mi sono licenziato.
La società per cui lavoro (e di cui ero socio fino a 3 anni fa) si è trasformata in un posto per me invivible, fatta di persone ansiose ed egoiste, in cui è impossibile fare "gioco di squadra". Troppi giorni sono tornato a casa con il fegato di traverso e con la fatidica carogna che non mi abbandonava.

Abbandono questo posto, in cui ho passato gli ultimi (circa) dieci anni della mia vita con una sensazione di fallimento. Certo: ho imparato tanto e questa esperienza (in particolare quella dell'essere socio) mi ha formato tantissimo.
Ma rimane comunque un'amarezza di fondo, visto che le cose non sono andate come speravo che andassero. Anzi: ogni giorno sempre più lontane da quello che desidero.

Pazienza, è il momento di rimboccarsi le maniche e ripartire. Non ho un altro posto di lavoro dove andare, ma conto di trovarlo e - nel frattempo - di barcamenarmi con quei pochi lavoretti freelance che mi gravitano intorno.

E quel che sarà, si vedrà.

22 agosto 2016

foglio bianco

Il ritorno dalle ferie è da sempre foriero di buone intenzioni: ricomnciare la dieta, fare vita sana, frequentare un corso di teatro e, nel tempo libero, sconfiggere la mafia e fare il ponte sullo Stretto.
Ma quest'anno, amici miei, ci siamo: per me c'è un cambiamento in atto.

Trovo simbolico visualizzare il tutto con un grosso quaderno vuoto. Anche la copertina, bianca immacolata, trovo che rappresenti a pieno il mio stato d'animo.
Niente per scontato, tutto da reinventare.


aggiornamenti a seguire.

07 luglio 2016

perfetti sconosciuti

Alla fine, grazie alle infinite risorse della rete, sono riuscito anch'io a vedere Perfetti sconosciuti, il film di Paolo Genovese, largamente acclamato da pubblico e critica.
Il film è veramente molto carino e - benché non esente da un paio di difetti - riesce benissimo a mettere in luce due dei mali del nostro tempo: lo smartphone come scatola nera delle nostre vite, anche quelle più private; ma soprattutto la domanda "conosciamo veramente i nostri amici"?

Visto che si svolge tutto "in interno", il primo accostamento che viene subito alla mente è quello con Carnage, film di Roman Polansky, in cui 4 persone (due coppie sposate) si confrontano su diversi argomenti, mettendo a nudo le proprie indoli e debolezze. Solo che là abbiamo Kate Winslet (my favourite) e Jodie Foster, mentre qua abbiamo Kasia Smutniak e Alba Rohrwacher e scusate la differenza.
A questo giro bisogna ammettere che la riuscita del film di Genovese si regge molto sulla bravura degli attori maschi, su cui troneggia un sempre bravissimo e credibile Battiston.

In sostanza, il film merita davvero perché, nonostante i difetti a cui accennavo prima, non perde di efficacia e ci lascia con qualche domanda in sospeso. Cosa che - per come vivo io la settima arte - è un elemento distintivo del cinema di un certo valore.


03 luglio 2016

24 giugno 2016

they were Red Hot

Hai voglia a dire "listen without prejudice": arrivare alla fine del nuovo disco dei Red Hot Chili Peppers è stata una sofferenza. Ci ho provato - giuro! - a cavarci qualcosa di buono, ma le canzoni sono così mosce che proprio ti scende la catena.
Ma porcaccia di una miseria, i Red Hot avevano un impianto ritmico che ti faceva saltare sulla sedia, qua invece di Chad Smith non c'è manco l'ombra. Forse l'ha sostituito Will Ferrell, il comico che è effettivamente il suo sosia (se non avete mai visto la gag di loro due da Jimmy Fallon, ve la consiglio)


Insomma, nel disco c'è qualche sprazzo di Flea; il nuovo chitarrista è abbastanza impalpabile; Chad Smith - come dicevo - non pervenuto.
Si sono trasformati in una band pop/indie come ce ne sono tante.

E come se non bastasse lo sconforto, sul mio iTunes - dove gli album di ciascun artista sono ordinati in ordine alfabetico - quando termina l'ultima canzone di questo nuovo "The Getaway", parte "What Hits!?" con l'esplosiva "Higher Ground" (una delle mie preferite dei californiani), giusto a sottolineare la differenza abissale tra il nuovo e il vecchio.
Non potrebbero cambiare nome alla band? Forse sarebbe il caso...