19 aprile 2010

rocchenrollll

E finalmente si torna a parlare di sano rock. C'è poco da fare: è il mio genere musicale preferito e quindi, per quanti voli pindarici io possa fare, innamorato di questo o quell'altro artista dub piuttosto che folk piuttosto che altro, appena sento una chitarra distorta e un bel pestone di batteria cado innamorato.

E così succede che sono finito in fissa con il nuovo disco solista di Slash, che si chiama molto originalmente "Slash & friends".
Disco su cui non avrei scommesso un centesimo, a cui però, vista la lista dei "friends", ho dovuto dedicare almeno un paio di ascolti (gente come Myles Kennedy secondo me andrebbe ascoltata anche mentre rutta).
Ed è stata una piacevole sorpresa, veramente.



Le canzoni hanno un "tiro" notevole e gli amici di Slash danno un contributo rilevante alle singole tracce. Anzi, se proprio devo essere pignolo, Slash si lascia un po' trascinare dalle varie personalità con cui duetta, cambiando registro a seconda degli artisti, tanto che alla fine il disco risulta quasi una compilation.
Non so se sia un pregio o un difetto, ma va bene così.

Oltre al succitato (e da me adorato) Myles Kennedy, mi hanno colpito molto "beautiful dangerous" con Fergie dei Black Eyed Peas (ma perché non canta in un gruppo rock una con una voce così?), "Ghost" con Ian Astbury e "By the Sword" con Andrew Stockdale dei Wolfmother.
Belli anche i pezzi con Cornell, con Adam Levine dei Maroon 5, con Kid Rock (mi fa sempre più simpatia 'sto ragazzo) e - vabbè - quello con Iggy Pop.
Insomma un gran disco. Consigliato per i tamarri musicali.
Come me, del resto.

16 aprile 2010

spaccati di Italia

Per poter far espatriare Elena, abbiamo bisogno di un documento di identità, rilasciato dal comune. E poi farlo vidimare in Questura.
Il tutto con la bambina ed entrambi i genitori presenti.
Così mi dice la tizia dell'anagrafe, qualche giorno fa, mentre rinnovo la carta d'identità.

Stamattina, quindi, dopo aver accompagnato Anita all'asilo, prendo la macchina e parto con Dalia ed Elena alla volta dell'anagrafe.
Non troppo traffico, trovo parcheggio quasi subito davanti al Comune. Entrando in un'anagrafe semideserta, veniamo serviti subito e con gentilezza.
Penso: vuoi vedere che è il mio giorno fortunato?



Niente di più sbagliato, mes amis. Se volete essere sicuri che la vostra giornata sia una giornata di merda, andate a farvi un giro in Questura.
Sulla soglia ci dà il benvenuto un poliziotto alquanto burbero che ci accoglie con un "Cosa vuole?", manco fossimo lì a chiedere un favore personale. Prendiamo il nostro numerino (n°31) ed entrando nella bolgia della sala di aspetto vediamo che stanno servendo il numero 14.
Pazienza: andiamo al bar a prenderci un caffè e cazzeggiare un po' e dopo un quarto d'ora torniamo, vedi mai che qui siano particolarmente celeri. Sono al numero 15.
Mi sento morire.

La sala d'aspetto della Questura è un'esperienza che somiglia a un girone infernale: tra poliziotti scontrosi e supponenti (come se tutti ci andassero ogni giorno in Questura), extracomunitari che non parlano bene italiano e vengono trattati da bestie, gente che è lì per denunce per cui ci vogliono sempre altri documenti, eccetera.
Per fortuna che Elena fa un po' di show e quindi rende più lieve quell'attesa inutile.
Attesa che dura 2 ore. No, dico: due ore.

E pensate che alla fine siamo approdati allo sportello perché è arrivato il nostro numero? Nossignori.
Siamo passati perché un poliziotto ha visto per l'ennesima volta che o io o Dalia uscivamo a far prendere un po' d'aria alla bambina e quindi ha deciso lui all'istante "i prossimi siete voi" e ci ha fatto accomodare nella stanzetta con gli sportelli.

Che dire?
Viva l'Italia.

12 aprile 2010

jump

Anita, appena tornata dalla sua prima lezione di inglese:
"Papà, tu sai saltare in inglese?"

01 aprile 2010

ten reasons

Dieci ragioni per cui il motorino è il miglior mezzo di locomozione in città:

1 - gli spostamenti sono più veloci che con qualsiasi altro mezzo;
2 - posso parcheggiare ovunque, anche a un metro di distanza rispetto al posto in cui devo andare;
3 - non prendo multe;
4 - l'Ecopass mi fa una pippa;
5 - lo sciopero dei mezzi non mi riguarda;
6 - le corsie preferenziali sono mie;
7 - posso spernacchiare e fanculeggiare tutti gli automobilisti che voglio, tanto non mi raggiungeranno mai;
8 - (quando sei ubriaco) ti fermano molto raramente per farti l'etilometro;
9 - (sempre quando sei ubriaco) ti arriva un po' d'aria in faccia, che ti dà una bella sveglia;
10 - farsi i cazzi di quelli in macchina, attraverso i finestrini aperti.

29 marzo 2010

alle soglie dei quaranta

Probabilmente sto per entrare nella crisi dei quaranta.
Così ho pensato sabato facendo jogging sulla passeggiata di Celle, mentre con la mente pensavo al fatto che si prepara una settimana senza figlie e quindi posso andare a correre quasi tutte le sere.

25 marzo 2010

elettronica

Ascolto e riascolto "Heligoland", l'ultimo disco dei Massive Attack, quasi nel tentativo di farmelo piacere, ma non c'è niente da fare.
Non che mi dispiaccia, però c'è poco di quel dub, quel reggae che, saggiamente mischiati all'elettronica, tanto me li ha fatti amare.
I suoni sembrano minimali, quasi essenziali.
Insomma, siamo alla replica di "100th Window": ovvero un disco gradevole, ma che non mi convince. Della musica elettronica ben fatta e niente più.
Sufficienza stiracchiata.



Ci provano un po' di più i These New Puritans, con il loro secondo album dal titolo "Hidden".
Ci provano nel senso che sfoderano un album abbastanza coraggioso, sempre di musica elettronica, ma con aggiunta di ritmi tribali, strumenti a fiato tipo corni, campionature assurde (una spada sguainata?) e parti cantate che ricordano l'hip-hop.
C'è di che ascoltare, insomma. Non siamo di fronte al capolavoro, ma meglio dei Massive Attack di sicuro lo è.
Anche se il tutto risulta ancora un po' acerbo. Chissà cosa ci riserveranno in futuro.
Speriamo.

22 marzo 2010

weekend soddisfacenti

Un fine settimana estenuante, ma bello. Ma proprio bello bello. E dire che l'incipit non era dei migliori: si sapeva che avrebbe piovuto e Dalia doveva lavorare.
E mentre cercavo delle attività da far fare alle mie bimbe (Milano è piena di ludoteche, parchi giochi - anche al chiuso - e iniziative varie) mi è venuto in mente ciò che mi disse Gianni Ghidini.

Piccola parentesi: chi è Gianni Ghidini?
È una persona molto in gamba, che ha tenuto un piccolo laboratorio di tre pomeriggi sulla psicomotricità dei bimbi, a cui io ho partecipato con Anita. Incontri in cui in sostanza ci si chiedeva di praticare determinati giochi con i nostri figli. Al termine di questi incontri, poi, abbiamo fatto una serata in cui ci ha spiegato che razza di genitori siamo.
Ovvero: in base a cosa e come facevamo giocare i nostri bambini ci veniva detto come ci comportiamo nei loro confronti.
Insomma, una cosa molto interessante, organizzata da una persona veramente tosta e simpatica.

Riprendo il discorso.
Nella serata conclusiva del nostro laboratorio, Gianni ci disse di giocare di più con i nostri bimbi. Di dedicargli proprio un'ora/due come fosse un impegno preciso e di dedicare quel tempo solo ed esclusivamente a loro.
Inoltre incoraggiava la fisicità del gioco, la complicità e la fantasia.

E così ho fatto: con Anita abbiamo fatto un sacco di cose, tra cui leggere delle storie, fare una torta, giocare a rincorrerci, fare il solletico e poi la nostra grande opera: abbiamo fatto una locomotiva con il cartone seguendo le istruzioni di un libretto della Pimpa.
Solo che ci siamo accorti di non avere la colla.
E allora l'abbiamo fatta in casa, secondo la ricetta di Nonna Imelde (la mamma di Dalia, nel caso ve lo steste chiedendo). Ci avete mai provato? È semplice, bastano acqua e farina.
Ok, poi siamo finiti tutti impiastricciati dalla testa ai piedi, però vi assicuro che mia figlia ieri sera aveva una faccia che mi ha dato una soddisfazione...



in foto: il nostro capolavoro. più o meno.

20 marzo 2010

basia

amo lei e amo questa canzone.
un ringraziamento ad Ale, che me l'ha fatta conoscere.

16 marzo 2010

welcome to the jungle

Ogni mattina, nella foresta, un leone si sveglia. E se vuole sopravvivere sa che dovrà correre più veloce dell'esattore delle tasse; dei clienti rompicoglioni; e dei fornitori che chiedono il pagamento a 60 giorni.
Ogni mattina, nella foresta, una gazzella si sveglia. E se vuole sopravvivere sa che dovrà cercare di lavorare il meno possibile; di cercare una casa a un prezzo decente; e di non strozzare il bancario che gli chiede dei tassi di interessa da usura.
Ogni mattina, nella foresta, non importa che tu sia leone o gazzella: tanto te lo prenderai nel culo comunque.

15 marzo 2010

la notizia sconvolgente dell'anno

Nonostante sia ancora marzo abbiamo già la notiza più sconvolgente dell'anno. Ed è la seguente: tra poco avremo una seconda macchina; per Dalia.
Per chi conosce un minimo Dalia la notizia è finita qua.

Per chi non la conosce, invece, c'è bisogno di una spiegazione, altrimenti non si capisce la portata dell'evento.
Dovete sapere che Dalia ha il terrore di guidare.
Ha preso la patente, è vero, ma in vita sua ha guidato tre o forse quattro volte.
Ne è veramente terrorizzata; in particolar modo teme gli altri guidatori, che non rispettano la sua calma proverbiale.

Ma c'è un elemento scatenante che fa la differenza, da quando lei ha preso la patente: adesso abbiamo le bambine.
E dall'anno prossimo non è escluso che Anita comincerà a fare qualche attività extrasolastica tipo nuoto o - ci piacerebbe - ginnastica a corpo libero, visto che è molto snodata.
E non si può portarla a destra e a manca con i mezzi pubblici.
O meglio: si potrebbe anche, ma c'è pure la bimba piccola che costituisce un ostacolo in più.
Insomma, Dalia si è decisa: approfittiamo del fatto che suo fratello si disfa di una vecchia Polo (ferma da anni) e prendiamo un'altra macchina.
Ce la faremo a rimettere Dalia al volante? Chissà.

12 marzo 2010

a volte ritornano

Tra i vari "ritorni" che ci propina l'ambiente musicale che - mi viene da piangere - si porta ancora dietro la nostalgia degli anni '80, ce n'è uno che mi risulta particolarmente gradito, nonostante non ci avrei scommesso un singolo euro: quello di Sade Adu.

La cantante inglese, di origini nigeriane, apprezzata per quel pop ricco di sfumature jazz/etniche, torna alla ribalta con "Soldier of Love", un disco piacevole, nonostante abbia non molto a che fare con i suoi dischi di maggior successo.

Il risultato è comunque piacevole, specialmente per chi, come il sottoscritto, la mattina ha il bioritmo alquanto basso e quindi ama accompagnare la mattinata con atmosfere rilassanti.
La voce è sempre la sua: calda e sensuale.
Se poi anche il fisico che c'è in copertina fosse il suo (senza ritocchi, intendo), beh, dovremmo farle molti più complimenti.

05 marzo 2010

più sicurezza per tutti

Sabato ero in giro con la famiglia in centro e, in piazza Diaz, mi sono imbattuto nell'ormai consueta camionetta di militari in divisa parcheggiata a lato strada, decorata dei suoi bravi ragazzetti che forse arrivano ai vent'anni, con il mitra spianato in mano.
Oggi ero in giro per lavoro e, girato l'angolo in corso di Porta Venezia, mi ritrovo di nuovo i militari lì, con l'aria annoiata a guardare il traffico, seduti sulla loro jeep.



E una serie di pensieri mi sono balenati per la testa.
In primis, il fatto che io non mi sia ancora abituato a questo dispiego di forze dell'ordine in assetto da guerra, in giro per la città. Mi sembra sempre di essere stato catapultato a Belfast.
Secondo: l'assetto da guerra, appunto. Anita sabato, indicandoli, mi ha chiesto: "chi sono?" e io gli ho dovuto rispondere che sono delle persone che ci proteggono e - ve lo assicuro, per quanto vi possa risultare banale e ipocrita - dovevate vedere la sua faccia che mi guardava come a dire "ma che cazzo dici? ma chi ha bisogno di quelli lì?"
Terzo e ultimo (futilissimo) punto: ma perché i militari indossano la mimetica anche in piena città? Con che cosa si mimetizzano? Con le aiuole rinsecchite della corsia preferenziale?
Ma mi faccia il piacere.

26 febbraio 2010

right here, right now

Sarà capitato a tutti un giorno o l'altro di vedersi dall'alto e rendersi conto di quello che sei diventato.
O ancora meglio: ti vedi come ti vedono gli altri.

A me è capitato ieri, durante uno shooting, in maniera nitida.
Eravamo stati a pranzo con il cliente e io ero in mezzo alla tavolata con fotografo, assistente e compagnia cantante. Poi siamo tornati nello studio fotografico e, mentre altri chiacchieravano, io ero al computer, che lavoravo, mentre parlavo con un altro cliente con uno dei miei due cellulari.
Ed eccomi lì: quasi quarant'anni, una famiglia, una piccola agenzia di pubblicità con un amico, una certa parlantina, saper quando parlare e quando stare zitto e tutta un'altra serie di fattori che mi hanno fatto pensare: belin, mi sa che sono diventato grande.



In foto: sul set, scimmiotto la posa di una delle modelle.
Esser diventato grande non vuol dire necessariamente che abbia anche smesso di fare il pirla.
Photo courtesy by Stefano Uvietta.

15 febbraio 2010

temperature

Questa notte, Anita si sveglia e si infila nel nostro letto.
Si agita perché se sta sotto il piumone ha caldo; se sta fuori dal piumone ha freddo.
Quindi è tutto un dentro/fuori, finché non sbotta:
"Uffa! Non sono mai tiepida."

10 febbraio 2010

droghe leggere

3 turni di aerosol al giorno sono duri da far digerire a una bambina di dieci mesi.
Bisogna tenerla ferma e farla respirare dentro all'apposito aggeggio.
E visto che di cse da fare in casa nostra ce ne sono già abbastanza, Dalia è ricorsa a una droga. Una di quelle devastanti e da cui - temo - Elena non tornerà mai più indietro: l'aiuto dei Teletubbies.

Elena ne va pazza. E guai a metterle qualche altro cartone o programma.
Così Dalia accende l'aerosol, mette su Youtube e via con Thinky Winky, Dipsy, LaLa e Poo.
Anche se la cosa che le piace di più in assoluto è il sole con la faccia di bimbo: cerca addirittura di prenderlo con le mani.



Ironia della sorte: anche Anita si sta affezionando ai Teletubbies. Quindi Dalia riesce a tenerne ferme due in un colpo solo.
Mica male, eh!

09 febbraio 2010

hard times

A casa sono giornate difficili. Per questioni di salute, intendo.
Mi piace pensare che il peggio sia passato, ma ho paura a dirlo a voce alta per questioni scaramantiche.
Probabilmente è solo per il fatto che è il primo inverno in cui siamo in quattro e, si sa, i bimbi piccoli portano malattie e le trasmettono pure; fatto sta che domenica a un certo punto il bollettino recitava:
3 bronchiti (Dalia e le 2 bimbe)
2 febbri (io e Elena)
2 raffreddori (Anita e Elena)
1 vomito (io)
Ce ne sarebbe "a basta" da fare un viaggetto a Lourdes.
Ma il peggio è la gestione della giornata: tra le varie incombenze "normali" (spesa, pasti, lavatrici, ecc) e quelle "extra" (aerosol, antibiotici, lavaggi nasali, ecc) le 24 ore in famiglia diventano un calvario.
Anche perché non è che un bambino impazzisca dalla voglia di farsi spruzzare dell'acqua nel naso o farsi mettere una supposta nel sedere; quindi li devi pure convincere o - molto più spesso - circuire.

Ma come dicevo penso (o solo spero) che il peggio sia passato. Ad oggi sia io che Dalia stiamo bene; le bambine stanno migliorando; e prima o poi questo cazzo di inverno finirà.
Speriamo presto.



in foto: l'elenco delle incombenze giornaliere pubblicato sulla nostra gazzetta ufficiale, ovvero il frigo.

05 febbraio 2010

controindicazioni barbose

C'è una piccola controindicazione nell'avere la barba: oggi, dopo la palestra, mi stavo phonando i capelli e, anche se non ne ho moltissimi, l'effetto barba+capelli svolazzanti mi ha catapultato immediatamente in un video dei Bee Gees. O in uno di Elio e le Storie Tese quando imitano i Bee Gees (magnifici).
La prossima volta che andrò in palestra mi porterò dei pantaloni a zampa d'elefante e una camicia con il collettone.

02 febbraio 2010

amico-nemico

Leggevo stamattina sulla Home Page del Corriere una notizia a dir poco stupida, in cui si dice (e, corredato da un video, si mostra anche) come Micheal Schumacher - ex campione del mondo con la Ferrari, da quest'anno passato alla Mercedes - abbia snobbato un bambino dotato di cappellino della Ferrari in testa, negandogli un autografo.
La classica sindrome del "o con noi o senza d noi", fa sì che quello che fino ad oggi era descritto come il più grande pilota di tutti i tempi, adesso sia il nemico pubblico numero 1. Cattivo e senza cuore.

Ora, non vorrei vantare preveggenze da Nostradamus, ma che Schumacher fosse antipatico si è sempre saputo. Ma taciuto.
Anche che fosse antisportivo, vedi famoso incidente con Jacques Villeneuve nell'ultimo Gran Premio del 1997, dove c'era in palio il titolo.
Ma ovviamente non lo si è mai dimostrato con troppa veemenza.
Sarebbe curioso vedere se succede un incidente analogo anche quest'anno tra Schumacher, sulla Mercedes, e un pilota della Ferrari.
Non so perché, ma penso che il simpaticissimo pilota tedesco non verrà trattato con la stessa indulgenza.