21 luglio 2010

i dischi della mia vita - back in black (1980)



Cosa si può dire di più di questo disco che già non sia stato detto? Non lo so, però è un disco che secondo me è giusto celebrare. Perché a distanza di trent'anni è ancora un gran disco. Di quelli che ti gusti dalla prima all'ultima nota.

Il disco si apre con "Hells Bells", un tributo all'inimitabile Bon Scott, cantante degli AC/DC scomparso proprio all'inizio del 1980: la copertina vestita a lutto e le campane che rintoccano all'inizio del brano sono il giusto tributo a un uomo che ha fatto la storia del gruppo (il quale sembrava sul punto di sciogliersi dopo la prematura scomparsa del loro vocalist). Sul rintocco di campana monta un riff di chitarra lento e inesorabile che fa da tappeto a tutto il brano. La voce di Brian Johnson non è quella di Scott, è vero, ma ce la facciamo andare bene.
La seconda traccia è anche la mia preferita: "Shoot to thrill" è il classico pezzo targato AC/DC, con riffoni di chitarra che ti fanno venire voglia di saltare sul tavolo e fare air guitar; specialmente quando parte l'assolo di Angus. Meravigliosa. Senza tempo.
"What do You do for Money Honey" è un altro brano col marchio di fabbrica incorporato, surrogato da una parte cantata fatta apposta per essere urlata ai live della band.
"Givin the Dog a Bone" è ancora più tirata della precedente. Accompagnamento chitarristico da urlo, perfetto per il duck walk alla Angus.
"Let me put my Love into You", in quanto a ritmica e sonorità è il brano gemello di "Hells Bells" e, come una parabola, chiude il lato A del disco.

Il lato B si apre con la title track "Back in Black": una delle canzoni - giustamente - più celebri degli AC/DC. L'intro di chitarra è da antologia del Rock. Il cambio di ritmo sul finire della canzone poi, è di una bellezza sconcertante. Uno delle canzoni meglio riuscite nella storia del Rock.
A seguire, "You Shook Me": sicuramente il brano più pop nella produzione della band australiana e, di conseguenza, anche un po' ruffiano, ma rimane pur sempre un gran pezzo.
Dopo due brani di tali fattezza si passa a "Have a Drink on Me" che ha il difficle compito di tenere su il disco; ed in effetti è un gran pezzo anche questo. Meno acclamato dei precedenti, ma veramente bello.
"Shake a Leg" rappresenta uno dei motivi per cui mi piaccia tanto questo gruppo: inizio soft, scandito dalla batteria, con conseguente accelerazione e riffone di chitarra selvaggio. Li adoro.
"Rock n' roll ain't noise pollution" è il bluesaccio che chiude l'album: canzone dal ritmo lento e inesorabile, smorza il tiro dell'album per riportarci verso il blues e darci anche un po' una calmata, altrimenti dopo un disco così uno esce e ha voglia di spaccare il mondo in due.

E basta. Che altro vi devo dire? Per coloro (pochi, mi auguro) che non l'hanno mai ascoltato, non vi preoccupate: dopo 30 anni questo disco è ancora attuale, quindi siete ancora in tempo.

20 luglio 2010

in memory of Carlo Giuliani

Oggi ricorre l'anniversario della morte di Carlo Giuliani, il ragazzo morto durante gli scontri tra forze dell'ordine e manifestanti, mentre si svolgeva il G8 a Genova, nel 2001.
Sono passati nove anni e ancora adesso la sua morte viene strumentalizzata a sproposito. È notizia di stamattina, infatti, l'imbrattamento dei muri di alcune sedi di partito da parte di ragazzi in memoria dell'omicidio (perché di omicidio si tratta) commesso nove anni fa.
C'è una cosa che vorrei dire e che mi porto dentro da sempre: sinceramente tutta questa martirizzazione e mitizzazione del personaggio Carlo Giuliani l'ho sempre trovata fuori luogo.

Ho sempre trovato fuori luogo l'inneggiare all'"eroe", alla "vittima dello stato" e via dicendo.
Diciamoci la verità: se io voglio andare a manifestare pacificamente contro il G8, non ci vado con un passamontagna, brandendo un estintore. Se sono in assetto da guerriglia, vuol dire che me le sto andando a cercare.
Che poi il Carabiniere non dovesse avere la pistola, che abbia sparato perché - dicono - terrorizzato, eccetera è sicuramente un terribile incidente.
E il fatto che un ragazzo di 23 anni muoia durante una manifestazione che dovrebbe essere pacifica è un fatto gravissimo.

Ma non parliamo di eroe, per cortesia. Tanto più che ieri si celebrava l'anniversario della strage di via D'amelio, in cui perse la vita Paolo Borsellino. Lui si che è stato un eroe, vittima della mafia (e quindi anche dello stato). Carlo Giuliani non era altro che un ragazzo che si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Un ragazzo di cui piangerò sempre la morte. Ma un ragazzo e basta.

19 luglio 2010

del fare o non fare il bagno in mare

Sabato pomeriggio a Celle. Il tempo non è eccezionale, quindi, una volta sulla spiaggia, mi permetto di chiedere ad Anita:
"Allora? Vuoi farlo il bagno?"
E lei: "Ma cosa credi? Non siamo mica qui per giocare"

Domenica pomeriggio, ore 16,30 circa. Il tempo questa volta è bello, ma Anita sta giocando e sembra non volere uscire di casa.
Le chiedo: "Anita, ma non volevi andare a fare il bagno?"
Mi risponde un po' scocciata: "Un attimo, Papà, sto digerendo"



E questo quando non ha ancora compiuto 4 anni.
Figuriamoci come sarà in adolescenza.

16 luglio 2010

cinema estivo

Come ogni estate, il cinema all'aperto mi favorisce la visione di film che mi sono perso durante l'inverno. Ieri e l'altro ieri sera ho fatto la doppietta e mi sono goduto un paio di proiezioni en plein air.

Mercoledì ho visto "Motel Woodstock": la storia di un ragazzo, preoccupato per la sorte dello sgangherato Motel dei suoi genitori, che decide di concedere gli spazi per dare vita ad un concerto. Non rendendosi minimamente conto che sta contribuendo alla realizzazione del più grande concerto rock di tutti i tempi.
Un film godibilissimo e divertente, dove la musica stranamente non fa da protagonista, ma solo da contorno. In primo piano ci sono le avventure di questo ragazzo, dei suoi genitori e di una cittadina che verrà ribaltata da capo a piedi.
Due ore a cuor leggero.



Ieri sera invece ho visto "Il Segreto dei suoi Occhi", pellicola meritatamente premiata con l'Oscar come miglior film straniero (inciso: devo dire che nutro parecchi dubbi sull'assegnazione degli Oscar; ma per quanta riguarda la categoria "film stranieri" mi trovano spesso d'accordo). Un film che fa riflettere sulle scelte mancate, sui ricordi e sulla difficoltà di un paese (e delle persone) di elaborare il proprio passato per superarlo.
Uno di quei film che ti porti appresso per un paio di giorni, pensando a cosa avresti fatto tu al posto dei protagonisti.
Bello bello. E consigliato, ovviamente.

14 luglio 2010

giovanni van bronkhorst

Nel caso ve lo foste perso, ecco il goal più bello del mondiale appena concluso.

13 luglio 2010

Live in Tabacchi Park

Per una stupida ripicca nei nostri confronti, il proprietario dell'impianto del calcetto dove andiamo ogni lunedì, ieri sera ci ha fatto lo scherzetto di farci trovare il campo occupato. Alcuni sono andati a casa delusi, ma un manipolo di 6 coraggiosi ha deciso di non farsi scoraggiare dal caldo e soprattutto da un quantitativo di zanzare da far impallidire una risaia e si è data al giuoco (volutamente con la U) del calcio nel parco di via Tabacchi. Tra buche a rischio storta e visibilità ridotta abbiamo dato vita a una partita divertente. Molto divertente. E non abbiamo neanche speso i soldi del campo. Fanculo.

12 luglio 2010

discorsi surreali

Stamattina, ore 7,00, al bar della stazione di Celle Ligure.
Entra un ragazzo, con una grande fasciatura all'avambraccio.

barista: "Hey, hai finito di giocare con i pennarelli?"
ragazzo: "..."
barista: "Cosa ti sei tatuato 'sta volta?"
ragazzo: "la data di nascita di mia sorella"
barista (ride): "e perché non la tua, allora?"
ragazzo: "mah, così..."

09 luglio 2010

leggero ma non troppo

Una delle sorprese musicali dell'anno sono i Vampire Weekend, un gruppo new Yorkese, di cui s'è fatto un gran parlare in rete.
Come per tutti i gruppi sconosciuti che vengono esaltati prima ancora dell'uscita di un loro disco, anche su questi quattro ragazzi nutrivo un grande scetticismo. Tanto che il loro primo disco me lo sono perso del tutto.

Arrivo a loro con "Contra", la loro seconda fatica. Un disco molto indie; talmente indie che a un primo ascolto mi sta sulle balle.
Troppo raffinato/chic/intelletual/niuiorchese, mi dico. Ma continuo gli ascolti, perché non si sa mai. Ed effettivamente ne viene fuori un piccolo capolavoro.
Dico "ne viene fuori" perché più l'ascolto e più mi perdo nelle loro sofisticate sonorità, fatte di linee melodiche semplici, ma costruite con eccellenza.
Cazzo, non c'è una canzone sbagliata, in questo disco. Arrangiamenti tra il pop e l'etnico, quasi a farne un "Graceland" (storico disco di Paul Simon) dei giorni nostri, senza però i cori africani in accompagnamento.

Sorpresa dell'anno. Adesso come minimo devo andare a recuperarmi anche il loro disco d'esordio.

07 luglio 2010

Rooney: i Beach Boys degli anni 2000

Li ritorviamo esattamente là dove li abbiamo lasciati: solari, estivi, divertenti.
Così sono i Rooney, gruppo californiano al terzo album, sia nei pregi che nei difetti. Si allontani chi si aspettava chissà quale evoluzione musicale e si faccia avanti invece chi cerca in loro un disco da ascoltare in macchina, con il braccio fuori dal finestrino. Magari imparando bene le seconde voci (ve l'ho già detto che vado matto per cori, controcanti e seconde voci? un altro motivo per cui mi piacciono questi ragazzi).



Insomma un piacevole disco estivo, dalle poche pretese e dalla tanta orecchiabilità.
Unico neo: la copertina orribile. Seconda in bruttezza solo a quella delle Cocorosie, che è inarrivabile. Quest'anno il premio "Worst cd cover" è sicuramente loro.

05 luglio 2010

un piacevole weekend di malattie

Programmavo questo weekend da due o tre mesi: con gli amici a Olba, chitarra, casino, fucili ad acqua, grigliate e tutto il peggio che comporta starsene via tre giorni.
Ma evidentemente la maledizione di questo giugno della famiglia Marrè Brunenghi*, dopo aver imperversato in Sardegna, è venuta a cercarmi a Milano e poi a Olba e poi di nuovo a Milano.

Era da giovedì che avevo un senso di spossatezza e di post-sbornia (senza aver mai bevuto) che mi faceva trascorrere le giornate col fiato corto e in debito di energie.
Ma quando siamo partiti, venerdì sembrava fosse passato. E infatti il venerdì sera è trascorso più che liscio: cena a Genova nei vicoli, giretto per il porto e poi partenza per Olba dove, non sazi, ci siamo messi a fare casino e a giocare a calciobalilla.
Alla fine mi ero convinto che si trattasse solo dell'afa milanese, quindi davo la cosa oramai per conclusa.



Invece, sabato mattina, dopo essere andato a fare un giretto in centro al paese con Ale, inizio a sentirmi stanchissimo. Penso: sono in debito di sonno. Quindi vado a sdraiarmi. E da lì praticamente non mi sono più alzato se non per mangiucchiare qualcosa o nel vano tentativo di autoconvincermi che stavo bene.
Domenica, data la presenza di altri amici, ho fatto un po' di rappresentanza, ma - anche lì - a una certa ora sono dovuto tornare a sdraiarmi perché non mi reggevo in piedi.
Insomma: potre definirlo un weekend di merda, ma invece non lo è stato perché nelle fugaci apparizioni o anche solo sentendo gli altri che facevano casino sono stato quasi sempre di buon umore.
Però... come dire... eviterei volenieri la replica.


*maledizione di giugno della famiglia MB: Dalia è in Sardegna da più di quindici giorni e non ha ancora fatto un bagno in mare. Sapete perché? Perché un po' Anita aveva la febbre, poi Elena la congiuntivite, poi Dalia la febbre, poi Anita era sotto antibiotico e non poteva andare al mare, e infine è toccata la febbre pure ad Elena. Quando si dice la fortuna sfacciata.

02 luglio 2010

incontri matutini

Una delle cose positive dell'andare in giro in motorino è che i lavavetri non ti spaccano le balle. Proprio così, senza falsi moralismi, eccetera. Perché rompono i coglioni, è un dato di fatto.
Non ce l'ho con loro come persone, sia chiaro. Ma mentre sei di fretta e già bestemmi perché il semaforo è rosso, vederti arrivare un lavavetri ti indispettisce. Per non parlare della loro proverbiale insistenza.



Ma, come dicevo, con il motorino li eviti. Senonché oggi, da solo al semaforo, è arrivato uno che mi voleva lavare il parabrezza. Lì per lì mi viene da ridere e gli dico "che cazzo fai?", ma - lo giuro! - con il sorriso ben stampato in faccia.
Voleva essere una specie di "ma sei matto?".

Belin, fra un po' m'ammazza. 'Sto mucchietto d'ossa, a piedi nudi (no, cazzo, dico a piedi nudi; io mi son preso un'infezione assurda stando sempre attento a portare le ciabatte in palestra e a questo son sicuro che non gli viene un cazzo di niente) e con una manciata di denti gialli buttati a caso in bocca, inizia a dirmene di ogni. Cerco di calmarlo e dirgli che non volevo insultarlo. Ma lui continua a fare l'offeso e a raccontarmi che razza di mestieri possa fare mia madre.
Alla fine gli chiedo proprio scusa e gli dò un euro; e lui se ne va.
Mi sa che alla fine era quello che voleva.

01 luglio 2010

calura

Dando per scontata l'afa che ormai attanaglia Milano da qualche giorno, siamo entrati in quel periodo in cui, quando apri l'acqua del rubinetto, per due o tre secondi esce calda, anche se il miscelatore è tutto sulla destra.
Orribile.

28 giugno 2010

a spasso per la Liguria (e non solo)

Questo weekend ho festeggiato il mio compleanno come meglio ritenevo opportuno: godendomi la libertà di essere da solo. Non che non mi manchi la mia famiglia, eh!
Però ne ho approfittato per zingarare come non facevo da tempo immemore.

5 terre
Sabato sono partito prestissimo da Milano e sono andato a farmi una bella passeggiata alle 5 terre, che non visitavo da più di vent'anni.
Ho lasciato la macchina a La Spezia e in treno sono arrivato fino a Riomaggiore, per fare un giretto e da lì cominciare la camminata.
Riomaggiore-Manarola-Corniglia percorse in poco tempo, tra frotte di turisti, in gran parte americani. Piccola pausa per un gelato a Corniglia e poi sono ripartito, ma dopo 20 minuti di camminata il caldo iniziava a farsi pressante (erano quasi le 14,00) così ho avuto la malaugurata idea di dare retta a un cartello "free beach 15 min" e mi sono buttato giù da un sentierino che definire impervio sarebbe riduttivo.
Dopo un quarto d'ora, effettivamente sono arrivato a una spiaggia. Piccolo particolare che ho imparato a mie spese: "free beach" non vuol dire che la spiaggia è libera da pagamento, bensì è libera da costumi e bikini. Infatti era una spiaggia nudista, dove per fortuna non ero il solo pudico che indossava un costume.
Comunque. Un bel bagno di un'oretta, a chiacchierare con un ragazzo di Torino e uno di Reggio Emilia, e poi riparto.
E qua viene il divertente: la strada a strapiombo, fatta in salita, si rivela un vero e proprio calvario. Tra rovi e sterpaglie varie perdo - ovviamente - il sentiero principale e inizio a seguirne uno complicatissimo. Tanto che, quando riemergo nel sentiero che collega i due paesi di Corniglia e Vernazza, sono una maschera di sudore, terra e sangue. I tizi giapponesi che mi vedono emergere dai rovi, si spaventano e mi guardano come se fossi il mostro di Firenze.
Beh, insomma, per farla breve continuo la mia camminata e arrivo fino a Vernazza dove decido che la mia avventura finisce lì. Complice il fatto che le mie nuove scarpe da trekking iniziano a lasciare un po' troppo il segno.


nella foto: Manarola

A Vernazza prendo il treno e torno a Spezia, a riprendere la macchina. Nel frattempo mi ero già messo d'accordo con Alessandro per vedersi a cena in quel di Rosignano. Così nel parcheggio mi cambio e parto alla volta di Livorno.
Dopo una "ci-voleva-proprio" doccia andiamo in un posto in fronte al mare, dove ci concediamo una cena all'nsegna di pesce e vino bianco.
Sarà la soddisfazione (e la fame) derivanti dalla camminata, sarà che era un po' che desideravo una cena a base di pesce, ma la cena mi sembra perfetta.
Alle 11 di sera risalgo in macchina, alla volta di Celle. Sì, perché durante il giorno, mentre camminavo, mi è montata sempre più la voglia di passare una giornata con i miei genitori.

Celle Ligure
Arrivo a Celle alle due e vado sparato a dormire. Mi sveglio tardi, di domenica e mi faccio una bella colazione - chettelodicoaffare - affogando nella focaccia.
Poi, con i miei genitori andiamo a messa dai frati francescani che stanno a Pecorile.
Una messa molto serena, fatta di riflessioni fertili e con poca gente: quello che mi concilia con la mia spiritualità.

Passo la giornata con i miei e poi di sera andiamo a cena da Lucia e Paolo, dove ci siamo goduti una grigliata sul terrazzo. Anche qui tutto perfetto. Probabilmente sono io che sono "in buona" e quindi tutto mi sembra filare liscio.
Alle 11 di sera (di nuovo!) parto alla volta di Milano.
Stanco. Contentissimo.



nella foto: mio cognato Paolo alle prese con la griglia

27 giugno 2010

forty

tanti auguri a meeee!

belin, son quaranta.
meglio non aggiungere altro.

25 giugno 2010

umiliati e (troppo poco) offesi

Usciamo dal mondiale sudafricano a testa bassissima: ultimi in un girone facilissimo.
Peggio di così non si poteva fare.
Neanche una vittoria; ma soprattutto non si è mai visto del bel gioco. Mai.
Ieri addirittura nel primo tempo non si è vista neanche un'azione da parte degli azzurri.
Giustamente ce ne andiamo a casa.
Chissà se tornerà a casa almeno una parte della fin troppo nutrita squadra di giornalisti Rai che ci ammorbano con le loro inutili chiacchiere pre e post partita.

24 giugno 2010

la 25a ora

Sollecitato da un post di Angelo, ieri sera mi sono deciso a riguardarmi "La 25a Ora" di Spike Lee.
Come fu "Tutto su mia madre" per Almodovar, questo film è per Spike Lee la sua opera definitiva, quella che - se ne hai seguito passo passo la filmografia - risulta la summa di tutti i suoi film e la maturazione finale. Roba che dopo un paio di giorni ti dici: "dopo questo non gliene riusciranno più così belli".

Un film spietato e delicato al tempo stesso, dove i due protagonisti sono Monty, irlandese nei guai con la giustizia, e New York. O meglio: quello che è diventata New York dagli anni settanta ad adesso, con la "botta finale" dell'11 settembre (la pellicola è del 2002).
E sotto questo punto di vista Monty è il figlio di questa città, amata e odiata, con tutte le sue contraddizioni. Ne è la faccia stessa; quella che si insulta allo specchio e quella stessa che viene malmenata alla fine del film.
La città e i protagonisti del film si muovono all'unisono, creando un tutt'uno imprescindibile, di folgorante malinconia e di straordinario impatto emotivo.

Il cast è perfetto: Edward Norton si conferma uno dei più grandi attori della sua generazione. Philip Seymour Hoffman sempre meraviglioso (vogliamo parlare della poliedricità di quest'uomo?). Rosario Dawson come sempre brava e bella: da innamorarsi ad ogni inquadratura.

Film da avere obbligatoriamente in cineteca.

21 giugno 2010

mal di Sardegna

Sono triste. Di ritorno dalla Sardegna avrei dovuto essere felice, perché mi si prospettano una ventina di giorni "da scapolo" e invece sono triste.
Non so cosa faccia di me una persona triste.
Sarà il fatto che stare a contatto con la mia famiglia 24h al giorno mi rende sempre felice, anche se superimpegnato e stanco. E di conseguenza lasciarla mi fa ovviamente sentire solo.
Sarà per il silenzio che mi circonda, al quale non sono abituato.
Sarà per le strazianti parole di Anita, quando le ho detto che tornavo a Milano. Parole che avrà dimenticato un'ora dopo averle pronunciate, continuando a giocare/litigare con sua cugina e andando al mare, com'è giusto che una bambina faccia alla sua età.
O sarà semplicemente perché ho fatto 4 giorni di mare senza fare neanche un bagno, causa maltempo?

17 giugno 2010

si riparte

Questa volta verso la Sardegna.
Roba di pochi giorni per me; di una ventina di giorni per le donne di famiglia.
Beate loro.
Ma anche beato me.

15 giugno 2010

partita!

Con la stessa tempistica di Anita (un anno e due mesi) anche Elena è partita.
Diversa è stata la modalità: Anita faceva una prova, poi per un paio di giorni niente; poi riprovava, ecc.
Elena invece è una settimana che non gattona più: piuttosto camminava seguendo tutto il perimetro delle stanze, appoggiandosi a mobili, sedie e quant'altro. Comunque provava sempre e continuamente a tirarsi in piedi e poi faceva due passi, qualche volta tre, qualche volta quattro.
Da oggi invece cammina a tutti gli effetti.
Certo: l'andatura è sempre quella da zombie ubriaco, però cammina.

14 giugno 2010

consolazioni genitoriali

Quest'ultimo weekend milanese è stato all'insegna delle feste: sabato ne avevamo una al Castello di Grumello e domenica invece un'altra in piscina.
Non sono e non sarò di sicuro un genitore modello, ma quello che mi sono portato a casa da queste due giornate di festa è una consolazione: c'è chi riesce a far peggio di me. E mica di poco.
Si va dal genitore che lascia il figlio in mezzo al parco da solo, anche se non sa camminare, perché "deve imparare a cavarsela da solo" (bambino di 1 anno!) alla madre che segue ovunque la figlia (pure dentro la piscina) per vedere che non le succeda niente.
Ne sono uscito un po' rinfrancato.



in foto: Anita con alcuni cuginetti, alla festa di sabato.

11 giugno 2010

assoluzione

Ai Muse sono arrivato tardi. Esattamente alla fine del 2006, grazie all'album "Black Holes and Revelations".
Prima non è che non mi piacessero è che proprio non mi entravano nelle corde. O forse era per me il momento sbagliato: musicalmente probabilmente ero in cerca di qualcosa di diverso da loro. Chissà.

Fatto sta che mi sono innamorato di quel disco e poi, quando l'anno scorso è uscito, anche di "The Resistance".
Tanto che ormai considero i Muse uno dei miei gruppi preferiti.
E come si conviene a un buon appassionato di musica, sono andato anche a cercarmi anche i cd vecchi, che ho ascoltato uno dopo l'altro.
Ma si sa che l'ascolto simultaneo di più dischi che non conosci - e per di più dello stesso gruppo - rischia di "mandarti insieme" i vari brani.

E così ci ho messo un po' a distinguere bene le caratteristiche dei singoli cd. E da qualche giorno a questa parte mi sono fossilizzato su "Absolution", del 2003.
E non c'è verso che mi esca dalla testa.
Sono in una dipendenza cronica: lo ascolto un paio di volte al giorno.
E, prima di cominciare il weekend, ho dovuto necessariamente riversarlo anche sull'iPod, ben sapendo che difficilmente avrò il tempo di ascoltarlo.
Ma non riesco proprio a separarmene.
Bellissimo. E, con 7 anni di ritardo, consigliatissimo.

10 giugno 2010

questa pazza cifra qua non è miaaa!

Mi è arrivata una sberla di quelle che ti ricordi per tutta la vita.
Uno di quei ceffoni ben assestati che ti lasciano le cinque dita stampate in faccia.
La visita di oggi del commercialista mi ha messo di fronte a un fatto compiuto: pago un quantitativo di tasse che va oltre a ogni mia aspettativa. E ben oltre ai soldi che ho sul conto corrente.
Dico questo per quelli che ancora non hanno capito in che paese viviamo.
O per quelli che sostengono che il ns premier, essendo imprenditore, favorisce le imprese.

Insomma: la sensazione è di fare tutto 'sto casino di lavoro, telefonate, corse di qua e di là per niente. Praticamente per niente.
Perché non è che noi come famiglia ci concediamo chissà quali lussi. O facciamo chissà quali viaggi.
Si fa tutto 'sto casino per arrivare a malapena in pari coi soldi.
O, come nel caso di quest'anno, neanche.

Senso di inutilità saltami addosso.



Ah, dimenticavo: se qualcuno osa dire "se paghi tanto vuol dire che guadagni tanto", lo tramortisco seduta stante. Siete avvisati.

09 giugno 2010

arte a domicilio

composizione artistica di mia figlia Anita.



oviiamente bisogna lasciare tutto così.
ovviamente.

07 giugno 2010

the sun is the same, in a relative way...

Sabato sono andato a Olba con mio papà per aprire la casa e fare un po' di lavoretti.
Non ho potuto non notare come il tempo sia passato, nella relazione tra me e lui.
Come ormai sia sempre io a guidare la macchina, sia all'andata che al ritorno.
Come sia io a fare i lavori più pesanti o più arditi, mentre lui rifiata.
E come inevitabilmente il tempo passi, sia per me che per lui.
Però su di lui inizia a farsi sentire in maniera un po' pesante.



foto by Dria

03 giugno 2010

il mio giornale

Se c'è una cosa che mi manda in bestia è arrivare al bar la mattina e trovare qualcuno che sta leggendo il "mio" giornale.
Mi scatta subito il cattivo umore.
Sì, perché io sono una persona dal bioritmo lento: alla mattina ci metto un po' a svegliarmi del tutto. Quindi, dopo le corse per accompagnare Anita all'asilo, non c'è niente di meglio di una ripartenza di giornata soft: arrivo in ufficio, controllo la posta, faccio due chiacchiere per sapere se è tutto ok e poi vado a prendermi un caffè al bar.
E quando arrivo al bar, la Gazzetta deve essere lì che mi aspetta. Pronta per me, e non per un altro, come è successo stamattina, per esempio.

Sia chiaro: io sono un detrattore della Gazzetta. Non la comprerei mai e poi mai. La considero una cosa inutile e piena di fuffa. Infatti la mia lettura de "la rosa" dura tra i 30 e i 40 secondi (prima pagina più una o al massimo due pagine interne).
Ma quando arrivo al bar dev'essere lì, cazzo.
Perché è l'ideale per andare incontro al mondo con ancora un po' di cervello anestetizzato: sentir parlare di Mourinho, dei convocati per la Nazionale o - massimo degli argomenti inutili - del mercato estivo.
Voglio questo vuoto pneumatico. Lo esigo.
Quindi giù le mani dal mio giornale.

28 maggio 2010

modestia

Anita, stasera, a me e Dalia: "per fortuna che avete me che sono una bambina bella e che fa ridere".

26 maggio 2010

kelis

Le svolte dance mi lasciano sempre un po' perplesso e mi puzzano di "Non sapevo dove sbattere la testa, proviamo a metterci in mano a un paio di dj famosi".
Finché a fare il passo della house è la Destiny's sfigata Kelly Rowland, allora ha pure un senso, ma quando invece si parla di Kelis la cosa mi incuriosisce.
Quattro anni dopo "Kelis Was Here", che fu un discreto flop sia di vendite che critica, la svolta dance puzza ancora di più di un proviamole tutte.
Poi, ascoltando "Intro" che una intro non è visto che è un vero e proprio pezzo di 3 minuti e rotti, giungo alla certezza che questo disco sia una cagata.

E invece - surpràis! - questo disco una cagata non lo è. Lo si capisce anche dalle illustri collaborazioni che spaziano dal tamarro Benny Benassi, all'ormai inflazionato David Guetta che se fai il cantante e lui ancora non ti ha remixato una canzone, allora sei proprio uno sfigato peggio di Kelly Rowland (e lei il remix con Guetta ce l'ha quindi pensa quanto puoi essere sfigato).
Tutto questo per dire che la musica danzereccia remixata non è la mia tazza di thè, ma questo disco funziona.

Insomma, amici miei: se cercate un disco adatto come sottofondo per le vostre feste o che vi accompagni mentre andate a ballare, siete arrivati nel posto giusto.
Se cercate un disco che vi faccia immalinconire ancora di più mentre pensate al vostro amore perduto, nel patinatissimo scenario di un tramonto estivo, beh siete decisamente sulla strada sbagliata.

22 maggio 2010

desperate househusband

Le mie preoccupazioni di questo sabato?
Fare la spesa presto (prima che l'Esselunga si trasformi in un casino); fare una lavatrice di roba scura e preparare le melanzane alla parmigiana per stasera, che siamo fuori a cena.
E per dimostrare la mia indole da casalinga, mi sono pure bruciato col forno.
Abbiamo voluto la parità dei sessi...

20 maggio 2010

lo strillone è tornato

Siete nostalgici della musica anni '60? Del soul di Wilson Pickett?
Ascoltate a ripetizione la colonna sonora di The Commitments?
Strano a dirsi, ma c'è un ragazzo che di questo tipo di musica ha fatto il suo marchio di fabbrica. Si chiama Eli "Paperboy" Reed ("Paperboy" negli States è lo strillone, il ragazzo dei giornali) ed ha appena pubblicato il suo terzo album, che si chiama "Come and Get It".
Voce splendida e arrangiamenti musicali impeccabili. Vi piacerà.

19 maggio 2010

cacca

Elena inizia a dire le prima parole.
Ovviamente prevalgono i bisillabbi, specie se con la stessa vocale ripetuta. Come nonno, mamma etc.
Quaqua è acqua; bibo/biba è bimbo/bimba; e via dicendo.
La comprensione non è sempre facile, ma tende a farsi capire.

Il top lo raggiunge quando inizia a farsi tutta rossa in viso e dopo pochi secondi dice "cacca".
Inequivocabile, direi.

16 maggio 2010

cultura forzata

Sono tornato a Milano e ho ripreso quasi del tutto la mia vita normale. La settimana cellese è stata all'inizio uno spasso (non dover fare da mangiare, non doversi occupare delle figlie, poter leggere quanto vuoi, ecc.) ma, alla lunga, una bella rottura di coglioni. Adesso sono due giorni che zoppico un po', ma comunque cammino. Ieri (sabato) siamo pure andati al Parco Palestro con le bimbe a passare il pomeriggio. Fino a due giorni prima era impensabile, per via del male ai piedi. Ma torniamo alla parte bella: ho mangiato un sacco (focaccia ogni giorno per colazione, acciughe fritte, seppie in umido) e ho letto altrettanto. A parte la rassegna stampa mattutina (mia madre mi portava Repubblica, il Fatto Quotidiano e ogni tanto anche Il Secolo XIX) mi sono portato dietro 3 libri. Che ho finito. Per l'esattezza l'ultimo l'ho finito stamattina ed è anche quello che mi è piaciuto di più. Si tratta di "Brick Lane" di Monica Ali (inizialmente uscito in Italia con il titolo di "Sette mari, tredici Fiumi"; ora lo trovate in libreria come "Brick Lane") un libro del 2003 che mi consigliò Alessandro tempo fa. È rimasto nella pigna dei libri da leggere per un annetto almeno; e da lì l'ho preso, prima di partire per Celle.



A mio modo di vedere è un libro veramente bello. Ma bello bello. Di quelli che consiglierò o regalerò per un bel po' di anni. Parla di Nazneen, una ragazza del Bangladesh, costretta a partire per Londra, perché promessa sposa a Chanu, un brav'uomo di vent'anni più grande di lei. Una storia mai banale e che esula dai facili stereotipi sulla condizione degli immigrati. Non saprei cos'altro dirvi se non: compratelo. Oppure aspettate il vostro prossimo compleanno.

09 maggio 2010

exile on celle street

Da ieri pomeriggio sono in esilio a Celle Ligure.
Sì, perché ho avuto un guaio fisico ai piedi, un'infezione batterica che mi ha reso quasi impossibile camminare, e per non pesare troppo su Dalia, ho chiesto a mio padre di venire a prendere me e Anita per portarci in terra ligure.
Così adesso sono qua a Celle, supercoccolato da mia madre, la quale si tiene anche Anita per buona parte del giorno.
Un ricovero di lusso, per me, che tra focaccia e pranzetti vari, uniti a una forzata immobilità, probabilmente tornerò a Milano ingrassato di un paio di chili. Almeno.

03 maggio 2010

mi sono estraneo

Oggi sono uscito di casa per la prima volta dopo che un virus, nella notte tra mercoledì e giovedì scorso, mi ha completamente annientato il sistema immunitario.
Giovedì infatti mi sono svegliato in un coma totale. È vero: la sera prima, complice una cena di lavoro, avevo bevuto un pochino. E, si sa, l'età che avanza, unita a una carenza di sonno ormai cronica, nonché a una ormai quasi nulla abitudine a bere alcoolici mi avevano dato il colpo di grazia.
Anzi no. Il colpo di grazie me l'ha dato 'sto virus che mi sono beccato non so come (le mie figlie entrambe malate? mi sembra assai probabile) che mi ha acceso un petardo vicino alle tonsille. Infatti la mattina dopo non riuscivo neanche a deglutire o a bere un bicchiere d'acqua senza fare sforzi disumani.

Ma tutto questo per dire cosa? Che da ieri (domenica) ho ricominciato a mangiare e bere come una persona normale (il che - nota bene - non corrisponde ai miei standard) solo che sento tutto amplificatissimo.
I gusti, i sapori. Ma anche i suoni, i rumori, le sensazioni.
Oggi in motorino, per esempio, andavo in ufficio a una velocità di gran lunga inferiore, perché mi sembrava che tutti si muovessero troppo in fretta.

Ma la cosa sorprendente è con il cibo. Ieri sera ho aggiunto, come faccio sempre, un po' di sale a una torta salata che ho cucinato e improvvisamente mi sembrava salatissima. Ma giusto per dirne una.
Oppure, altro esempio, non bevo più il caffè, perché mi sembra troppo forte.
Poi la cosa più divertente: oggi a pranzo mi sembrava fastidiosa anche l'acqua gasata.
Sembra di vivere nel corpo di un altro.

28 aprile 2010

back from Belgio

Siamo tornati dal Belgio sani e salvi.
Oddio: "sani" mica tanto. Anita, per tutta la durata del soggiorno ha avuto sbalzi di febbre, senza alcun senso.
Da quando siamo tornati, invece, Elena ha cominciato a vomitare a spruzzo, tanto che stanotte (prima notte italiana) l'abbiamo passata buona parte in piedi a cambiare lenzuola, lavare per terra, cambiare pigiami, eccetera.

Ma torniamo al nostro soggiorno belga.
La casa di Andrea e Sabien è bellissima; il quartiere un po' meno, nel senso che è un quartiere residenziale un po' mortino, ma poco importa.
La maggior parte delle persone gira in bicicletta e anche noi, grazie a bici prestate da vicini di casa, siamo riusciti a farci un paio di giretti.
Gent è molto carina e decisamente più grande di quanto mi aspettassi; complice il bel tempo, nel weekend in centro c'era un monte di gente.

A causa delle variabili condizioni di salute di Anita non siamo riusciti a fare più di tanto, tipo il giro a Bruges che volevamo, ma è stata comunque una bella (anche se mini) vacanza.

Da segnalare un paio di cose sulle bimbe.
Anita il giorno prima di partire ha detto che voleva "rimanere qui per sempre" perché le piaceva l'atmosfera di festa, giocare con Matilde, eccetera.
Il giorno dopo, invece, in aeroporto ha detto: "sono contenta di tornare a casa perché i cereali della colazione che ci sono qui non mi piacciono"
(per la cronaca: erano esattamente gli stessi che mangiamo anche a Milano, cambiava solo la confezione).

Negli ultimi due giorni belgi, Elena è partita: adesso vuole sempre camminare, con qualcuno che la guida, tenendola per le mani.
Fino ai giorni prima invece, si limitava a fare su e giù le scale (due piani) avanti e indietro, almeno un paio di volte al giorno.



nella foto: Andrea è di turno, nel portare in giro la nipotina (o nipotona).

23 aprile 2010

"iiiiiin carroza!"

Tra poche ore partiamo alla volta di Orio al Serio.
Da lì prendiamo l'aereo per andare in Belio a trovare Andrea, Sabien e Matilde.

Ci si rivede tra qualche giorno.
ciao.

22 aprile 2010

partito della libertà condizionata

Oggi si svolge la riunione della direzione del partito delle libertà. A confronto un sempre più dirompente Silvio Berlusconi e un sempre più distaccato Gianfranco Fini.
Sembra ormai evidente la scissione tra i due.



Ma la cosa più importante è che vedremo chi, tra gli adepti di AN, proseguirà il suo viaggio all'ombra di Fini e chi invece salterà l'ostacolo per schierarsi con Berlusconi.
In pratica, oggi scopriremo chi si è fatto definitivamente contagiare da soldicocainaputtane e chi invece conserva ancora un briciolo di dignità e di amore per la politica.

Come da un po' di anni a questa parte, da sinistra proviene il silenzio assoluto.

19 aprile 2010

rocchenrollll

E finalmente si torna a parlare di sano rock. C'è poco da fare: è il mio genere musicale preferito e quindi, per quanti voli pindarici io possa fare, innamorato di questo o quell'altro artista dub piuttosto che folk piuttosto che altro, appena sento una chitarra distorta e un bel pestone di batteria cado innamorato.

E così succede che sono finito in fissa con il nuovo disco solista di Slash, che si chiama molto originalmente "Slash & friends".
Disco su cui non avrei scommesso un centesimo, a cui però, vista la lista dei "friends", ho dovuto dedicare almeno un paio di ascolti (gente come Myles Kennedy secondo me andrebbe ascoltata anche mentre rutta).
Ed è stata una piacevole sorpresa, veramente.



Le canzoni hanno un "tiro" notevole e gli amici di Slash danno un contributo rilevante alle singole tracce. Anzi, se proprio devo essere pignolo, Slash si lascia un po' trascinare dalle varie personalità con cui duetta, cambiando registro a seconda degli artisti, tanto che alla fine il disco risulta quasi una compilation.
Non so se sia un pregio o un difetto, ma va bene così.

Oltre al succitato (e da me adorato) Myles Kennedy, mi hanno colpito molto "beautiful dangerous" con Fergie dei Black Eyed Peas (ma perché non canta in un gruppo rock una con una voce così?), "Ghost" con Ian Astbury e "By the Sword" con Andrew Stockdale dei Wolfmother.
Belli anche i pezzi con Cornell, con Adam Levine dei Maroon 5, con Kid Rock (mi fa sempre più simpatia 'sto ragazzo) e - vabbè - quello con Iggy Pop.
Insomma un gran disco. Consigliato per i tamarri musicali.
Come me, del resto.

16 aprile 2010

spaccati di Italia

Per poter far espatriare Elena, abbiamo bisogno di un documento di identità, rilasciato dal comune. E poi farlo vidimare in Questura.
Il tutto con la bambina ed entrambi i genitori presenti.
Così mi dice la tizia dell'anagrafe, qualche giorno fa, mentre rinnovo la carta d'identità.

Stamattina, quindi, dopo aver accompagnato Anita all'asilo, prendo la macchina e parto con Dalia ed Elena alla volta dell'anagrafe.
Non troppo traffico, trovo parcheggio quasi subito davanti al Comune. Entrando in un'anagrafe semideserta, veniamo serviti subito e con gentilezza.
Penso: vuoi vedere che è il mio giorno fortunato?



Niente di più sbagliato, mes amis. Se volete essere sicuri che la vostra giornata sia una giornata di merda, andate a farvi un giro in Questura.
Sulla soglia ci dà il benvenuto un poliziotto alquanto burbero che ci accoglie con un "Cosa vuole?", manco fossimo lì a chiedere un favore personale. Prendiamo il nostro numerino (n°31) ed entrando nella bolgia della sala di aspetto vediamo che stanno servendo il numero 14.
Pazienza: andiamo al bar a prenderci un caffè e cazzeggiare un po' e dopo un quarto d'ora torniamo, vedi mai che qui siano particolarmente celeri. Sono al numero 15.
Mi sento morire.

La sala d'aspetto della Questura è un'esperienza che somiglia a un girone infernale: tra poliziotti scontrosi e supponenti (come se tutti ci andassero ogni giorno in Questura), extracomunitari che non parlano bene italiano e vengono trattati da bestie, gente che è lì per denunce per cui ci vogliono sempre altri documenti, eccetera.
Per fortuna che Elena fa un po' di show e quindi rende più lieve quell'attesa inutile.
Attesa che dura 2 ore. No, dico: due ore.

E pensate che alla fine siamo approdati allo sportello perché è arrivato il nostro numero? Nossignori.
Siamo passati perché un poliziotto ha visto per l'ennesima volta che o io o Dalia uscivamo a far prendere un po' d'aria alla bambina e quindi ha deciso lui all'istante "i prossimi siete voi" e ci ha fatto accomodare nella stanzetta con gli sportelli.

Che dire?
Viva l'Italia.

12 aprile 2010

jump

Anita, appena tornata dalla sua prima lezione di inglese:
"Papà, tu sai saltare in inglese?"

01 aprile 2010

ten reasons

Dieci ragioni per cui il motorino è il miglior mezzo di locomozione in città:

1 - gli spostamenti sono più veloci che con qualsiasi altro mezzo;
2 - posso parcheggiare ovunque, anche a un metro di distanza rispetto al posto in cui devo andare;
3 - non prendo multe;
4 - l'Ecopass mi fa una pippa;
5 - lo sciopero dei mezzi non mi riguarda;
6 - le corsie preferenziali sono mie;
7 - posso spernacchiare e fanculeggiare tutti gli automobilisti che voglio, tanto non mi raggiungeranno mai;
8 - (quando sei ubriaco) ti fermano molto raramente per farti l'etilometro;
9 - (sempre quando sei ubriaco) ti arriva un po' d'aria in faccia, che ti dà una bella sveglia;
10 - farsi i cazzi di quelli in macchina, attraverso i finestrini aperti.

29 marzo 2010

alle soglie dei quaranta

Probabilmente sto per entrare nella crisi dei quaranta.
Così ho pensato sabato facendo jogging sulla passeggiata di Celle, mentre con la mente pensavo al fatto che si prepara una settimana senza figlie e quindi posso andare a correre quasi tutte le sere.

25 marzo 2010

elettronica

Ascolto e riascolto "Heligoland", l'ultimo disco dei Massive Attack, quasi nel tentativo di farmelo piacere, ma non c'è niente da fare.
Non che mi dispiaccia, però c'è poco di quel dub, quel reggae che, saggiamente mischiati all'elettronica, tanto me li ha fatti amare.
I suoni sembrano minimali, quasi essenziali.
Insomma, siamo alla replica di "100th Window": ovvero un disco gradevole, ma che non mi convince. Della musica elettronica ben fatta e niente più.
Sufficienza stiracchiata.



Ci provano un po' di più i These New Puritans, con il loro secondo album dal titolo "Hidden".
Ci provano nel senso che sfoderano un album abbastanza coraggioso, sempre di musica elettronica, ma con aggiunta di ritmi tribali, strumenti a fiato tipo corni, campionature assurde (una spada sguainata?) e parti cantate che ricordano l'hip-hop.
C'è di che ascoltare, insomma. Non siamo di fronte al capolavoro, ma meglio dei Massive Attack di sicuro lo è.
Anche se il tutto risulta ancora un po' acerbo. Chissà cosa ci riserveranno in futuro.
Speriamo.

22 marzo 2010

weekend soddisfacenti

Un fine settimana estenuante, ma bello. Ma proprio bello bello. E dire che l'incipit non era dei migliori: si sapeva che avrebbe piovuto e Dalia doveva lavorare.
E mentre cercavo delle attività da far fare alle mie bimbe (Milano è piena di ludoteche, parchi giochi - anche al chiuso - e iniziative varie) mi è venuto in mente ciò che mi disse Gianni Ghidini.

Piccola parentesi: chi è Gianni Ghidini?
È una persona molto in gamba, che ha tenuto un piccolo laboratorio di tre pomeriggi sulla psicomotricità dei bimbi, a cui io ho partecipato con Anita. Incontri in cui in sostanza ci si chiedeva di praticare determinati giochi con i nostri figli. Al termine di questi incontri, poi, abbiamo fatto una serata in cui ci ha spiegato che razza di genitori siamo.
Ovvero: in base a cosa e come facevamo giocare i nostri bambini ci veniva detto come ci comportiamo nei loro confronti.
Insomma, una cosa molto interessante, organizzata da una persona veramente tosta e simpatica.

Riprendo il discorso.
Nella serata conclusiva del nostro laboratorio, Gianni ci disse di giocare di più con i nostri bimbi. Di dedicargli proprio un'ora/due come fosse un impegno preciso e di dedicare quel tempo solo ed esclusivamente a loro.
Inoltre incoraggiava la fisicità del gioco, la complicità e la fantasia.

E così ho fatto: con Anita abbiamo fatto un sacco di cose, tra cui leggere delle storie, fare una torta, giocare a rincorrerci, fare il solletico e poi la nostra grande opera: abbiamo fatto una locomotiva con il cartone seguendo le istruzioni di un libretto della Pimpa.
Solo che ci siamo accorti di non avere la colla.
E allora l'abbiamo fatta in casa, secondo la ricetta di Nonna Imelde (la mamma di Dalia, nel caso ve lo steste chiedendo). Ci avete mai provato? È semplice, bastano acqua e farina.
Ok, poi siamo finiti tutti impiastricciati dalla testa ai piedi, però vi assicuro che mia figlia ieri sera aveva una faccia che mi ha dato una soddisfazione...



in foto: il nostro capolavoro. più o meno.

20 marzo 2010

basia

amo lei e amo questa canzone.
un ringraziamento ad Ale, che me l'ha fatta conoscere.

16 marzo 2010

welcome to the jungle

Ogni mattina, nella foresta, un leone si sveglia. E se vuole sopravvivere sa che dovrà correre più veloce dell'esattore delle tasse; dei clienti rompicoglioni; e dei fornitori che chiedono il pagamento a 60 giorni.
Ogni mattina, nella foresta, una gazzella si sveglia. E se vuole sopravvivere sa che dovrà cercare di lavorare il meno possibile; di cercare una casa a un prezzo decente; e di non strozzare il bancario che gli chiede dei tassi di interessa da usura.
Ogni mattina, nella foresta, non importa che tu sia leone o gazzella: tanto te lo prenderai nel culo comunque.

15 marzo 2010

la notizia sconvolgente dell'anno

Nonostante sia ancora marzo abbiamo già la notiza più sconvolgente dell'anno. Ed è la seguente: tra poco avremo una seconda macchina; per Dalia.
Per chi conosce un minimo Dalia la notizia è finita qua.

Per chi non la conosce, invece, c'è bisogno di una spiegazione, altrimenti non si capisce la portata dell'evento.
Dovete sapere che Dalia ha il terrore di guidare.
Ha preso la patente, è vero, ma in vita sua ha guidato tre o forse quattro volte.
Ne è veramente terrorizzata; in particolar modo teme gli altri guidatori, che non rispettano la sua calma proverbiale.

Ma c'è un elemento scatenante che fa la differenza, da quando lei ha preso la patente: adesso abbiamo le bambine.
E dall'anno prossimo non è escluso che Anita comincerà a fare qualche attività extrasolastica tipo nuoto o - ci piacerebbe - ginnastica a corpo libero, visto che è molto snodata.
E non si può portarla a destra e a manca con i mezzi pubblici.
O meglio: si potrebbe anche, ma c'è pure la bimba piccola che costituisce un ostacolo in più.
Insomma, Dalia si è decisa: approfittiamo del fatto che suo fratello si disfa di una vecchia Polo (ferma da anni) e prendiamo un'altra macchina.
Ce la faremo a rimettere Dalia al volante? Chissà.

12 marzo 2010

a volte ritornano

Tra i vari "ritorni" che ci propina l'ambiente musicale che - mi viene da piangere - si porta ancora dietro la nostalgia degli anni '80, ce n'è uno che mi risulta particolarmente gradito, nonostante non ci avrei scommesso un singolo euro: quello di Sade Adu.

La cantante inglese, di origini nigeriane, apprezzata per quel pop ricco di sfumature jazz/etniche, torna alla ribalta con "Soldier of Love", un disco piacevole, nonostante abbia non molto a che fare con i suoi dischi di maggior successo.

Il risultato è comunque piacevole, specialmente per chi, come il sottoscritto, la mattina ha il bioritmo alquanto basso e quindi ama accompagnare la mattinata con atmosfere rilassanti.
La voce è sempre la sua: calda e sensuale.
Se poi anche il fisico che c'è in copertina fosse il suo (senza ritocchi, intendo), beh, dovremmo farle molti più complimenti.

05 marzo 2010

più sicurezza per tutti

Sabato ero in giro con la famiglia in centro e, in piazza Diaz, mi sono imbattuto nell'ormai consueta camionetta di militari in divisa parcheggiata a lato strada, decorata dei suoi bravi ragazzetti che forse arrivano ai vent'anni, con il mitra spianato in mano.
Oggi ero in giro per lavoro e, girato l'angolo in corso di Porta Venezia, mi ritrovo di nuovo i militari lì, con l'aria annoiata a guardare il traffico, seduti sulla loro jeep.



E una serie di pensieri mi sono balenati per la testa.
In primis, il fatto che io non mi sia ancora abituato a questo dispiego di forze dell'ordine in assetto da guerra, in giro per la città. Mi sembra sempre di essere stato catapultato a Belfast.
Secondo: l'assetto da guerra, appunto. Anita sabato, indicandoli, mi ha chiesto: "chi sono?" e io gli ho dovuto rispondere che sono delle persone che ci proteggono e - ve lo assicuro, per quanto vi possa risultare banale e ipocrita - dovevate vedere la sua faccia che mi guardava come a dire "ma che cazzo dici? ma chi ha bisogno di quelli lì?"
Terzo e ultimo (futilissimo) punto: ma perché i militari indossano la mimetica anche in piena città? Con che cosa si mimetizzano? Con le aiuole rinsecchite della corsia preferenziale?
Ma mi faccia il piacere.