16 febbraio 2019

Feral Roots

Il nuovo disco dei Rival Sons è una bomba. Già.
Non so se sia il passaggio alla nuova etichetta, oppure il completamento di un percorso di maturazione artistica o non so cos'altro, fatto sta che Feral Roots è una bomba.
Mi piacerebbe argomentare meglio, spiegarvi nei dettagli il perché, ma non sono un critico musicale, sono solo un appassionato di musica (rock, soprattutto) e posso dire che sin dal primo ascolto la nuova fatica del quartetto di Long Beach mi è apparsa come la punta più alta della loro carriera.

Lo ascolto oramai da due settimane, almeno una volta al giorno e non ci ho trovato una canzone brutta. O meglio: non riesco a trovarne una preferita, perché cambio di giorno in giorno.
"Do you worst", il singolo che ha anticipato l'album, l'avevo archiviata nella mia testa un po' troppo facilmente, perché mi sembrava molto o addirittura troppo simile a quanto fatto dalla band fino a questo momento.

Ma con l'album, ecco arrivare delle cannonate come "Sugar on the Bone", "Back in the Woods" o "Too Bad" e ti scappa un "porca troia" dalla grinta e dall'intensità di ciascun pezzo.
E vi dirò di più: le cosiddette ballad, che skippo con estrema facilità nei dischi rock, mi piacciono da impazzire.
Per me disco imperdibile.



30 gennaio 2019

billy bob and friends

Potrebbe sembrare un paradosso, però, nonostante io guardi un sacco di serie tv, ho difficoltà a trovarne una che veramente mi coinvolga. Quelle proprio che non vedi l'ora di vederne la puntata successiva. Mi manca la sensazione che ti dava Game of Thrones quando dicevi "no, e adesso come faccio ad aspettare una settimana?".
Un po' penso sia colpa del binge watching; un po' forse sono le troppe ore di visione, per cui diventa sempre più difficile trovare qualcosa che si erga veramente dal mare della mediocrità.

In una moltitudine di serie più o meno carine, secondo me Goliath merita un plauso.
Il protagonista è Billy Bob Thornton, attore che io adoro, che interpreta un ex avvocato di grido, nonché fondatore di un mega studio legale, che oramai si dedica solo a piccoli casi.
Finché un giorno non si deve scontrare proprio contro la sua ex azienda nonché contro il suo ex socio (William Hurt) e la sua ex moglie (Maria Bello). Questo vagamente il sunto della prima stagione.

Nella seconda lo incontriamo dopo un po' di tempo, ritirato quasi a vita privata, ma che non può esimersi dall'aiutare un amico, il cui figlio si trova in grossi guai.
Ecco, la seconda stagione secondo me è molto meglio della prima, perché si allontana un po' dal legal drama classico e si sposta più sul lato personale, sugli affetti e sulla personalità del protagonista.
E Billy Bob, con la sua faccia vissuta, è l'interprete perfetto. Si soffre insieme a lui e ci si affeziona al suo mondo strampalato.

Due stagioni di 8 puntate da un'ora scarsa ciascuna, che secondo me vale la pena vedere.
Se avete Amazon Prime Video non dovete neanche fare lo sforzo di scaricarlo.


18 gennaio 2019

il problema dei Queen

Poco prima di Natale è uscito "Bohemian Rhapsody", il film su Freddie Mercury, ed è stato un gran successo al botteghino, tanto che fra poco, mi hanno detto, uscirà pure la versione "karaoke" del film, in cui - nei momenti musicali - si potranno cantare le canzoni insieme ai Queen.
Lasciando perdere il senso di schifo che mi dà l'idea di una sala con 200 pecoroni che cantano insieme canzoni strafamose (non è quello che forse faccio anche io ai concerti???), devo dire che ho sempre avuto un problema coi Queen. Ed è difficile parlarne senza sembrare snob.

Avendo due fratelli più grandi, la mia formazione musicale è stata un po' prematura rispetto a quella dei miei coetanei. I primi 33 giri che sono entrati in casa mia erano dei Dire Straits, quando avevo 10 anni. E per la musica, così come per il cibo, o altro, il gusto si sviluppa, si evolve, esplora.
Quindi a 14/15 anni ascoltavo i Pink Floyd, gli Iron Maiden, gli AC/DC, gli U2. Anche tanta rumenta, per carità, non lo nego.
Però - fatto salvo per poche canzoni - i Queen li ho sempre trovati troppo pop e pure molto furbetti.
E così, nel periodo in cui godevo a sentire le chitarre distorte e i riffoni di chitarra, le canzoncine tipo "We will rock You" o "We are the Champions" mi sembravano delle gran paraculate.
Non mi dispiacevano gli assoli di Brian May, per carità, ma - prima ancora di saper dell'esistenza del marketing - tutte quelle strizzatine d'occhio al pubblico, con i ritornelli facili da cantare non mi sono mai piaciuti. Mi vantavo di essere più duro e puro.

Ricordo quando uscì "Radio Ga-Ga", probabilmente una delle canzoni più brutte che abbia mai sentito ad opera di un gruppo rock, che veramente ebbi un moto di schifo. Quando passava alla radio, abbassavo il volume o cambiavo stanza (cambiare stazione non era contemplato).
Insomma, tutto questo per dire che ho seguito attentamente la carriera dei Queen, ma sempre da lontano, senza che entrasse nel mio spettro musicale.
E adesso che con questo film vengono ancora più osannati dal grande pubblico, io guardo tutti dal mio piedistallo snob, e dico: "bah, musica per chi non ne capisce".



02 gennaio 2019

Buon anno!

E così, come se niente fosse, ricomincio a scrivere sul blog. Sarò costante? Riuscirò a trascrivere qua la valanga di pensieri e avvenimenti che mi succedono? Sinceramente sono abbastanza pessimista a riguardo, però non si sa mai.
Il primo pensiero è che peggio dell'anno scorso - con ben un unico post - non posso fare, anche perché con questo che sto scrivendo ho già pareggiato i conti.

Cosa è successo in questo ultimo anno? Tante cose, ma niente di particolarmente strano.
Sicuramente l'ha fatta da padrone Anita e la sua preadolescenza. Ma questo è un discorso lungo e difficile da trattare.
Il lavoro continua, benché sempre più precario.
Insomma, per farla breve non è stato un gran periodo e le premesse non sono proprio eccellenti; ma chissà che questo 2019 non mi riservi qualcosa di inaspettato e di positivo.



31 maggio 2018

i nuovi Alice in Chains

Avevo giurato a me stesso che - dopo la dipartita di Layne Staley - non avrei più ascoltato gli Alice in Chains, in qualsiasi veste si fossero (eventualmente) ripresentati sulle scene.
In effetti, quando nel 2013, pubblicarono "Black gives Way to Blues", li snobbai senza pensarci troppo su, nonostante i pareri positivi riscontrati da amici o su riviste specializzate.

Poi uscì "The Devil put the Dinosaurs here" e - non ricordo come e perché - ma lo ascoltai e me ne innamorai.
Cioè, si sente che sono gli Alice in Chains: il suono e le melodie, sempre state appannaggio di Jerry Cantrell, sono vive e vegete. Manca la voce di Layne, ma il risultato è più che soddisfacente.

Ora è uscito il singolo di quello che sarà il nuovo album (uscita da definire) ed è una bomba: ce l'ho in testa da un paio di settimane e mi piace un casino.
Insomma, se un nuovo gruppo che viene fuori dal nulla facesse un singolo così, sarei entusiasta.
Onore a Cantrell, quindi, che è riuscito nel difficile intento di rimettere in piedi gli Alice in Chains senza far patire troppo i nostalgici (come me) e portare avanti la sua idea di musica.


25 dicembre 2017

felice natale a me

E così, per il terzo anno di fila, mi trovo a trascorrere Natale tra le lenzuola, perché con una regolarità imbarazzante mi becco la febbre. Si potrebbero fare diverse battute a riguardo, dalle più scontate tipo "non hai più il fisico", alle caratterizzazioni regionali tipo "sei talmente genovese che quando devi spendere dei soldi per i regali, il tuo corpo non regge". Ve le concedo tutte e anzi, se ne avete di belle, scrivetemele pure.

La verità è che - come sa benissimo chiunque - il periodo prenatalizio è particolarmente intenso, sia lavorativamente che per gli impegni vari. Quest'anno sono stato così occupato sul lavoro che me ne sono altamente fregato del resto, ed è stato un bel sollievo: no festa della scuola, no recite, nessun saggio (per fortuna) e sant'amazon che ci ha assistito nel rifornimento regali.

Auguri a tutti.


10 dicembre 2017

orfano

Ormai son già passati cinque giorni, ma devo assolutamente trovare il tempo per dare il giusto tributo al mio motorino e alla sua prematura nonché fraudolenta scomparsa: martedì sera infatti mi sono fermato più del dovuto in ufficio e - verso mezzanotte - quando sono uscito per tornare a casa, il mio amato mezzo non c'era più.

La prima sensazione è stata quella di un vuoto totale, di smarrimento. Un secondo dopo è subentrata l'incredulità: ma chi cavolo se lo prende un motorino così scarcagnato? Ha più di 50mila chilometri e una carrozzeria non propriamente sfavillante, per non dire arruginita.
Di solito a Milano il mercato dei motorini funziona così: rubano quelli nuovi o seminuovi, li smontano e vendono i pezzi in giro. Dal mio mezzo cosa vuoi rubare? Pure il bauletto faceva schifo.

Insomma, probabilmente qualche balordo si sarà fatto un giro e l'avrà abbandonato appena finita la benzina (ce n'era pure poca, fra l'altro). Quindi il mio affezionato Liberty 125 sarà lì, abbandonato in qualche angolo di Milano, dove nessuno si accorgerà di lui, probabilmente.
Che brutta fine per il mio inseparabile compagno di avventure!