31 maggio 2018

i nuovi Alice in Chains

Avevo giurato a me stesso che - dopo la dipartita di Layne Staley - non avrei più ascoltato gli Alice in Chains, in qualsiasi veste si fossero (eventualmente) ripresentati sulle scene.
In effetti, quando nel 2013, pubblicarono "Black gives Way to Blues", li snobbai senza pensarci troppo su, nonostante i pareri positivi riscontrati da amici o su riviste specializzate.

Poi uscì "The Devil put the Dinosaurs here" e - non ricordo come e perché - ma lo ascoltai e me ne innamorai.
Cioè, si sente che sono gli Alice in Chains: il suono e le melodie, sempre state appannaggio di Jerry Cantrell, sono vive e vegete. Manca la voce di Layne, ma il risultato è più che soddisfacente.

Ora è uscito il singolo di quello che sarà il nuovo album (uscita da definire) ed è una bomba: ce l'ho in testa da un paio di settimane e mi piace un casino.
Insomma, se un nuovo gruppo che viene fuori dal nulla facesse un singolo così, sarei entusiasta.
Onore a Cantrell, quindi, che è riuscito nel difficile intento di rimettere in piedi gli Alice in Chains senza far patire troppo i nostalgici (come me) e portare avanti la sua idea di musica.


25 dicembre 2017

felice natale a me

E così, per il terzo anno di fila, mi trovo a trascorrere Natale tra le lenzuola, perché con una regolarità imbarazzante mi becco la febbre. Si potrebbero fare diverse battute a riguardo, dalle più scontate tipo "non hai più il fisico", alle caratterizzazioni regionali tipo "sei talmente genovese che quando devi spendere dei soldi per i regali, il tuo corpo non regge". Ve le concedo tutte e anzi, se ne avete di belle, scrivetemele pure.

La verità è che - come sa benissimo chiunque - il periodo prenatalizio è particolarmente intenso, sia lavorativamente che per gli impegni vari. Quest'anno sono stato così occupato sul lavoro che me ne sono altamente fregato del resto, ed è stato un bel sollievo: no festa della scuola, no recite, nessun saggio (per fortuna) e sant'amazon che ci ha assistito nel rifornimento regali.

Auguri a tutti.


10 dicembre 2017

orfano

Ormai son già passati cinque giorni, ma devo assolutamente trovare il tempo per dare il giusto tributo al mio motorino e alla sua prematura nonché fraudolenta scomparsa: martedì sera infatti mi sono fermato più del dovuto in ufficio e - verso mezzanotte - quando sono uscito per tornare a casa, il mio amato mezzo non c'era più.

La prima sensazione è stata quella di un vuoto totale, di smarrimento. Un secondo dopo è subentrata l'incredulità: ma chi cavolo se lo prende un motorino così scarcagnato? Ha più di 50mila chilometri e una carrozzeria non propriamente sfavillante, per non dire arruginita.
Di solito a Milano il mercato dei motorini funziona così: rubano quelli nuovi o seminuovi, li smontano e vendono i pezzi in giro. Dal mio mezzo cosa vuoi rubare? Pure il bauletto faceva schifo.

Insomma, probabilmente qualche balordo si sarà fatto un giro e l'avrà abbandonato appena finita la benzina (ce n'era pure poca, fra l'altro). Quindi il mio affezionato Liberty 125 sarà lì, abbandonato in qualche angolo di Milano, dove nessuno si accorgerà di lui, probabilmente.
Che brutta fine per il mio inseparabile compagno di avventure!

20 ottobre 2017

sempre più foos

Nel panorama musicala internazionale, probabilmente il gruppo che incontra maggiormente i miei gusti musicali sono i Foo Fighters. Ho già speso parole di elogio per Dave Grohl e il suo gruppo e con l'uscita del nuovo disco, probabilmente non farei altro che confermare tutto ciò che ho scritto in passato.
In effetti Concrete and Gold, così come il precedente Sonic Highways mi piace tantissimo. E così come per il precedente, l'aspettativa è talmente alta, che il primo ascolto mi fa dire "tutto qui?".
Poi, ascolto dopo ascolto, la goduria cresce, i brani iniziano a separarsi l'uno dall'altro, trovando una propria identità e le mie orecchie accarezzano linee di basso, seconde voci e altre peculiarità che mi fanno entrare sempre più in profondità nelle melodie del gruppo americano.

La costante crescita musicale dei Foos, secondo me, si vede soprattutto in questo: la complessità delle loro canzoni. Nati dalle ceneri di quello che veniva chiamato grunge, genere che preferiva la genuinità e la grettezza dei suoni alla patinatura di alcuni gruppi musicali, con il passare del tempo le melodie si sono stratificate, i suoni diventati più complessi, ma tutto questo è successo senza perdere la potenza del rock energico.

Ascoltando questa loro ultima fatica, mi sovviene un'intervista fatta per il ventennale dell'uscita di Superunknown dei Soundgarden, in cui Dave Grohl racconta quegli anni e come tutti quelli che ruotavano intorno alla scena musicale di Seattle stessero cercando il giusto equilibrio tra le melodie dei Beatles e la "cattiveria" dei Black Sabbath. E sempre Grohl dice che, quando ascoltò per la prima volta "Black Hole Sun", lui disse "ecco, loro ci sono riusciti".
Beh, ascoltando canzoni come "The Sky is a Neighborhood", mi sembra che il buon Dave stia ancora perseguendo quell'equilibrio. E per me ci sta riuscendo alla grande.


28 settembre 2017

havas

Tra gli aggiornamenti che mi sento di fare su questo blog, sicuramente quello più rilevante riguarda l'ambito lavorativo.
Come forse ricorderete, mi sono licenziato da quella che era la mia vecchia agenzia. Ma proprio mia nel senso che ero uno dei soci. Questa separazione è avvenuta con non poco dolore ma soprattutto con parecchi rancori che mi hanno avvelenato la bile. Vi basti pensare che ancora mi capita di sognare i miei ex partner in situazioni in cui discuto e mi incazzo.
Da parte loro credo che non ci sia nessun tipo di ripensamento, purtroppo. Dico "purtroppo" non perché desidero tornare indietro, ma perché conosco i soggetti in questione e si saranno trovati mille giustificazioni pur di convincersi che abbandonarmi al mio destino era la cosa giusta da fare.
La delusione umana che ne è derivata è talmente grande che penso mi trascinerò le ferite ancora per parecchio tempo. E i miei incubi notturni non possono che avallare la mia ipotesi.

Dopo alcuni mesi a fare il freelance per vari clienti (avrei dovuto seguirne anche un paio che avevo nella struttura precedente, o almeno così mi era stato promesso e giurato, ma non se n'è visto manco mezzo e - soprattutto - nessuno mi ha chiamato per dirmi che così non sarebbe stato), ho iniziato a collaborare con alcune agenzie.
Fortunatamente questo è successo grazie ai buoni rapporti che ho sempre avuto con diversi ex colleghi. Tra le varie porte che si sono aperte quella più grande e gratificante è quella di Havas, agenzia di portata internazionale con diversi clienti di un certo spessore.
Attualmente ho un contratto con loro fino a fine anno e poi si valuterà se l'operato è stato buono e se mi rinnoveranno il contratto o diversamente mi lasceranno a casa.

Due sono le cose che mi rendono soddisfatto in questo momento, una di carattere lavorativo, l'altra di stampo personale.
La prima è che mi hanno messo nel reparto "digital", nonostante la mia esperienza in materia fosse limitata. Questo fatto mi permette di imparare un sacco di linguaggi nuovi e di venire in contatto con programmi nuovi, che sto lentamente approciando. Mi perdonerete la retorica se vi dico che il bello di lavorare in questo campo è che non ci si ferma né tantomeno ci si annoia mai.

La seconda riguarda la vita quotidiana. Una delle grandi battaglie - perse, of course - nella precedente agenzia consisteva nel cercare di creare un ambiente lavorativo piacevole, dato che (altra retorica) si passa minimo 8 ore tra le mura dell'ufficio, tanto vale farlo divertendosi. La costante ansia di un mio ex socio e le manie di controllo dell'altro, avevano reso il posto una sorta di lager, tanto che gli amici che mi venivano a trovare stentavano a credere che quella fosse un'agenzia di pubblicità.
Nell'open space dove lavoro adesso, grazie a una età media che - levando me - si aggira intorno ai 28 anni, c'è una sensazione di costante piacevole casino. Tutti si aiutano l'uno con l'altro, c'è musica, si ride e si scherza. E si lavora, pure parecchio. Ma la leggerezza con cui si vivono le giornate è impagabile.

Se volete un esempio, guardate il video qua sotto. Era un venerdì sera d'estate, verso le 19,00. Ovviamente avremmo voluto essere già tutti usciti dall'ufficio. Ma già che ci tocca lavorare, tanto vale prenderla con filosofia.



25 settembre 2017

still here

Mi dispiace abbandonare questo blog, anche se temo che presto questa cosa succederà.
Gli impegni si moltiplicano, il tempo libero scarseggia e - most of all - la mia situazione lavorativa non sa bene quale direzione prenderà, per cui ogni minuto libero lo dedico a vari corsi di aggiornamento. E quei rari giorni in cui non faccio corsi o non sto dietro alla famiglia, svengo sul letto o sul divano, magari guardando una puntata di una serie tv.

In questo turbinìo riesco a stento a dare un senso ai miei pensieri, quindi figuriamoci a metterli in un italiano decente e trascriverli qua.
Ma ci voglio provare lo stesso, proprio perché è un periodo di grandi cambiamenti e mi sembra giusto lasciare una traccia di quello che mi frulla per la testa.
Che poi in futuro non lo rileggerò mai questo è un altro discorso...

la foto non ha nessun collegamento con il post. L'ho messa così, senza motivo.

16 giugno 2017

Green Day live @ Monza

Ero preparato a pogare insieme ai ragazzini, e invece il concerto di ieri sera all'Autodromo di Monza, già dal primo arrivo mi ha riservato una sorpresa: c'era un sacco di gente sui 30/40 anni. Poi ho fatto mente locale e ho pensato che Dookie è del '94; son passati più di vent'anni. E anche i fan dell'ultima ora, insomma, dall'uscita di American Idiot sono passati 13 anni. Tanto giovincelli non devono essere neanche loro.

Sono arrivato nel prato antistante il palco che i Rancid praticamente stavano salutando. Tempo di trovare l'entrata al "Golden Circle" (quello che ho sempre chiamato "pit") e mi piazzo bene in centro, abbastanza vicino al palco, giusto al di là della schiera dei superfan. Sono soddisfatto.

Alle 21,00 in punto, come da programma, comincia il concerto in maniera assai singolare, con un coniglio gigante che sale sul palco e balla sulle note di "Hey yo, let's go" dei Ramones (fra l'altro, ho visto parecchia gente con la maglietta dei Ramones, ieri sera). Mi sfugge il perché di questa entrée, ma pazienza. Poi, sulle note dell'aria di "il buono, il brutto e il cattivo", scritta da Morricone, finalmente entrano loro tre. Che poi sono 6, perché ci sono ben tre turnisti.
Comincia il vero concerto con "Know your Enemy" e la gente impazzisce. Neanche il tempo di sparare un "Buonasera, Monza" che Billie Joe inizia coi suoi "say yeeee-oooh" per far cantare il pubblico (e alla fine dello show se ne conteranno veramente troppi). Già durante la prima canzone una ragazza sale a cantare, e - finita la sua parte - viene praticamente spinta da BJA a fare stage diving.

E niente, il concerto dura due ore e mezza ed è tutto così: coinvolgimento del pubblico (ben tre saliranno sul palco a cantare/suonare), adrenalina a palla e musica a ritmo serrato, eccezion fatta per le ultime due canzoni "Ordinary World" e "Good Riddance (time of your life)" eseguite in acustico dal solo cantante.

Mentre torno a casa, penso che sicuramente è stato un concerto imperdibile. Ma soprattutto uno spettacolo, perché - se si può muovere una critica al trio californiano - tanto la musica è bella e coinvolgente, quanto loro rendono il tutto un baraccone composto di luci, suoni, esplosioni un po' sopra le righe. Mi sono divertito un sacco, per carità, ma andava bene anche una cosa un po' più contenuta.