Claudio Bisio mi ha sempre fatto molta simpatia. Eclettico e divertente, trovo che sia stato all'altezza di tutto ciò che ha intrapreso, dall'attore drammatico al presentatore televisivo. Il classico personaggio che, dietro a una facciata frivola, nasconde grande cultura e capacità di reinventarsi.
Il talento degli scomparsi è il suo primo romanzo e attinge a piene mani da quella che è stata la sua vita, sia privata ma soprattutto lavorativa. Ve lo dico subito: il libro non è imperdibile, però è godibile e lo si legge volentieri. Parla delle vite parallele, che non si incontrano mai, di Marco e Mirko. Uno è un attore sul viale del tramonto, che da "quel maledetto Oscar" non è più riuscito ad ottenere ruoli importanti. L'altro è un ragazzotto pugliese di provincia, tendenzialmente ignorante, che cerca di sfondare, anche se non sa bene in quale campo. Mirko prenderà il posto di Marco su un set cinematografico (da cui Marco è scappato) e da lì una serie di traversie porteranno i due protagonisti a svolte importanti delle loro vite.
Cosa accomuna, allora, i due personaggi? Probabilmente il sogno di essere famosi e amati e, dietro a questo, una ricerca di se stessi in un mondo dove se sei sulla cresta dell'onda sei idolatrato, ma appena cadi finisci nel dimenticatoio.
Come dicevo, la lettura del romanzo è divertente. Peccato che il ritmo sia altalenante e alcuni personaggi non sempre riusciti. Libro leggero, forse più da lettura estiva.

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