Film grandioso, quello dell'idolatrato Nolan. Addirittura maestoso.
Ovviamente non c'è bisogno di raccontare la trama, quindi vi dirò perché mi è piaciuto.
Ovviamente non c'è bisogno di raccontare la trama, quindi vi dirò perché mi è piaciuto.
Come fatto per Oppenheimer, la narrazione si concentra sui lati oscuri di un uomo che si ritrova a fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni. Idolatrato per il suo coraggio e il suo ingegno, Ulisse cammina tra le macerie di una Troia ormai incendiata e sconfitta, con lo sguardo perso di chi ha sempre scelto l'obbedienza, a scapito di qualsiasi integrità morale. Quando finalmente lo scopo è stato raggiunto, a cosa è servito veramente? e a che prezzo l'abbiamo raggiunto? E se fossimo noi il vero "male" di noi stessi? Insomma, un Ulisse tormentato e lontano dall'epicità che abbiamo studiato a scuola.
E così il viaggio di ritorno verso Itaca, lunghissimo e ricco di insidie, è anche un modo per espiare i sensi di colpa. O perdendosi nell'oblio (grazie ai fiori di loto di Calipso) oppure sottoponendo se stesso e i propri uomini a continue prove al limite della sopravvivenza. "Voglio veramente tornare a casa?" si chiede di continuo.
Esteticamente parlando, poi, abbiamo una regia al limite della perfezione, non solo nelle inquadrature, ma anche nella suggestione delle paure, delle claustrofobie, ecc. Mi è piaciuto pure Matt Damon, di cui non sono certamente un estimatore. Bravissimo John Leguizamo nella parte di Eumeo.

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