03 marzo 2011

potere alle donne

C'è poco da dire: musicalmente il 2011 è iniziato con la voce femminile protagonista. Per quanto mi riguarda ho dato ascolto, in particolare, a quattro cantanti.



Cominciamo da Joan as a Police Woman: il suo "The Deep Field" è una meraviglia, dominato da un'atmosfera sensuale e intima. Sarà la sua voce, che ormai mi suona familiare, chissà; sarà che dopo il primo disco "Real Life" mi sembrava si fosse un po' involuta, chissà. Forse non è un caso che anche per lei (come per Cat Power) la rinascita sia avvenuta dopo un album di covers, come se il confrontarsi con i pezzi altrui avesse contribuito ad aprire gli orizzonti musicali e avesse stimolato la voglia di percorrere nuove strade. Chissà. E anche chissenefraga. Godiamoci in santa pace questo disco.



Un'altra uscita interessante è "21", il cd di Adele, cantante britannica dalle poderose capacità vocali. Impressionanti, poi, se si pensa che il numero 21 corrisponde alla sua età (con lo stesso filo logico per cui il titolo del suo disco d'esordio era "19"). Ed è proprio la sua voce la vera protagonista dell’album: roca, graffiante, potente ed emozionante. Forse qua e là viene esibito qualche virtuosismo di troppo, ma - cazzo! - se avessi una voce così cadrei anch'io facilmente in questo "tranello". Melodie anni ’50 e ’60 ed arrangiamenti moderni fanno il resto. Un bel lavoro che in un colpo solo spazza via tutte le Amy Winehouse, le Duffy e le Giusy Ferreri che percorrono la strada soul. Questa è la figlia segreta di Ella Fitzgerald, ve lo dico io.



Discorso completamente diverso per quanto riguarda PJ Harvey. Esce il suo (ottavo) disco dal titolo "Let England Shake" ed io continuo a non capire: boh, forse mi manca la chiave d'accesso, chi lo sa. Ma proprio non capisco la venerazione che la gente nutre nei suoi confronti. Provo ad ascoltarlo e riascoltarlo. Lo lascio lì e poi lo riprendo, ma proprio non ci riesco. Perdonami, Polly Jean: mentre tutti sono impegnati a venerare il tuo ultimo disco come la summa di tutto ciò che hai fatto, io continuo a non capirti.
Chissà, un giorno, forse.



Ed arriviamo alla rivelazione di quest'anno Rumer: una ragazza metà pakistana e metà inglese (ma la sua storia sarebbe tutta da raccontare) dalla voce melodiosa e incantevole. Ecco, dopo la rece di Ale sul suo blog ho pensato di darle una chance e, caspita, è stato amore al primo ascolto. Voce suadente e avvolgente; melodie semplici e un po' retrò, tipo anni 70 americani (non a caso l'hanno paragonata a Carly Simon o a Karen Carpenter) con qualche accenno in stile Burt Bacharach (che ha conosciuto la ragazza, ne è rimasto folgorato e ha quindi deciso di aiutarla nella stesura di alcuni brani). Oserei definirlo un disco "plaid": te lo metti addosso e ti scalda a dovere.
Al momento in cima alle mie preferenze.

1 commento:

pennaeforchetta ha detto...

Manca, celo, manca, manca. Per dirti che consoco solo Adele e ho già il suo disco. Però, scopro adesso che ha SOLO 21 anni. Da te ho sempre qualcosa da imparare...