18 settembre 2010

labirinto svedese

Come nel famoso sketch di Paolo Migone, mia moglie mi ha intimato di portarla all'Ikea, questo uichend.
E così stamattina, dopo la prima lezione di nuoto di Anita (lezione un bel belino: caga sul petto a chiunque in quel corso), siamo andati all'Ikea di San Giuliano. Di sabato. Mentre fuori piove.
In pratica, un tentativo di suicidio.

Ma noi siamo partiti con le idee chiare: abbiamo già visto tutto sul catalogo carteceo e approfondito sul sito.
Dobbiamo solo comprare una libreria per la camera delle bambine, di cui sappiamo già misure e modello. Dovrebbe essere semplice.
Il fatto, poi, che Anita sia entusiasta di fermarsi al reparto giochi, mi convince ancora di più: siamo sulla strada giusta; un'ora e siamo fuori di qua.

Non ho fatto i conti con un paio di attitudini prettamente femminili, o almeno di mia moglie: quella di mettere in discussione tutto; e il fattore "già che siamo qua", quell'indole che ti fa comprare una marea di minchiate a basso costo e di pura funzione adornativa.
Morale? Abbiamo speso 180 euro di roba.
Dopo 4 ore (pasto compreso).
Senza comprare la libreria, of course.

Piccola consolazione: ho notato che tutte le famiglie escono distrutte dall'esperienza Ikea. Coppie che discutono animatamente, bambini che piangono. Un padre addirittura che, nel parcheggio, lancia via il carrello imprecando ad alta voce.
Se non altro per un po' di tempo non dovremo tornarci.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Questo è quello che credi tu... ;)

Dalia

Matteo ha detto...

AHAHAH!
Grande Dalia!

Rob Fleming ha detto...

Dio, non fatemi ridere così a quest'ora che sveglio tutti!! :D

GRANDE DALIA :D

zesitian ha detto...

fuggite, sciocchi!